Arte, cultura e spettacolo

Bif&st 2014, Sergio Castellitto: “il cinema imprime la memoria”

Bif&st 2014, Sergio Castellitto: “il cinema imprime la memoria”
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
“Vorrei che i miei figli vedessero i miei film. Ma nun c’è niente da fa’: vedono quelli di Sorrentino!”. Si presenta così, solare e sagace, Sergio Castellitto, aprendo la terza giornata del Bif&st di Bari e dialogando con il critico cinematografico Franco Montini. Frugandosi nella giacca annuncia di aver perso l’I-Phone, invitando chi lo trovasse a renderglielo: è il suo modo di stabilire immediatamente un rapporto empatico con il pubblico, esattamente come quello che riesce a instaurare attraverso il grande/piccolo schermo. In un Teatro Petruzzelli traboccante di pubblico, l’attore romano compie un singolare excursus nella propria carriera, partendo proprio da uno dei suoi film più riusciti, “Non ti muovere”, la cui proiezione ha preceduto il suo intervento. Ricordando gli inizi della sua avventura cinematografica invita gli aspiranti attori alla consapevolezza che “la recitazione nasce con il panico e la paura“, rammentando quando, recatosi in forte ritardo alla prova generale di un’opera teatrale, fu costretto a parcheggiare la Fiat 850 sottratta al padre in doppia fila. “Recitai un’ora e un quarto pensando solo che mio padre la sera mi avrebbe fatto un c..o così”, precisando che la prova andò benissimo e l’auto (per sua fortuna) rimase al suo posto. Cita la sua musa ispiratrice, Anton Pavlovič Čechov, secondo cui “il talento è scrivere una pagina al giorno”: bisogna meritarsi i privilegi del successo coltivando il successo “come se fosse una pianta”.

La lezione è chiara: “Bisogna inchinarsi al talento e saperlo riconoscere, sotto qualsiasi forma”, poi coltivarlo a migliorarlo, perchè “non è eterno”. Proprio in occasione di una rappresentazione di Čechov a Genova, Le tre sorelle, Castellitto conobbe Margaret Mazzantini, attrice prima e poi scrittice di successo di opere come Non ti muovere, Venuto al mondo, Nessuno si salva da solo, con la quale Castellitto – dopo il matrimonio – ha avuto quattro figli (“Cosa vuol dire vivere con una scrittrice? Si condivide l’arte oltre alla vita?”, gli viene chiesto. “A volte ci accoppiamo pure!”, risponde ironico). “Il cinema” – aggiunge in seguito – “si fa per due cose: per far piangere e per far ridere”. Alla domanda “lei recita anche durante la sua vita quotidiana?”, risponde serafico: “No, perchè non mi pagano!”. Infine rivendica la supremazia del teatro rispetto al cinema e alla tv, realtà vissute con successo in prima persona: “Il teatro non sarà mai virtuale: accade là e in quel momento. Il cinema ha 110 anni, il teatro 4000”. Ma la giornata barese di Sergio Castellitto non si esaurisce qui: stasera, nella splendida cornice del Petruzzelli, riceverà il “Federico Fellini platinum award”. Contestualmente sarà annunciato il vincitore del premio per il miglior cortometraggio e sarà proiettato in anteprima il film “The other woman” di Nick Cassavetes.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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