Arte, cultura e spettacolo

“La prima neve”: un film che riesce a raccontare la carne viva dell’umanità

“La prima neve”: un film che riesce a raccontare la carne viva dell’umanità

di Teresa Manuzzi
Le cose che hanno lo stesso odore devono stare assieme“, spesso però non si è più in grado di capire il proprio di odore, ci si sente perduti, vittime inermi della necessità, del destino, delle contingenze. Per questo non riconosciamo più quello che è nostro, non vogliamo più stare con chi ci appartiene, cerchiamo altre strade, esploriamo altre vie. L’ultimo film di Andre Segre,”La prima neve” parla di questo e lo fa sapientemente, divertendo ed emozionando lo spettatore che si trova ad assistere al vortice di emozioni apparentemente sconnesse ed incomunicabili dei due protagonisti.

La trama
La prima neve è la storia di Dani (Jean Christophe Folly), un uomo togolese, che per fuggire alla guerra libica ha deciso di imbarcarsi su di un gommone con sua moglie, incinta di 8 mesi, per raggiungere Lampedusa. Dani adesso è in una casa accoglienza a Pergine, sui monti del Trentino, con sua figlia di cui non riesce a prendersi cura. Dani comincia a lavorare per Pietro (Peter Mitterrutzner), un vecchio falegname ed apicoltore, conosce Michele (Matteo Marchel), nipote di Pietro, che aiuta spesso il nonno nel suo lavoro. Inizialmente Michele e Dani si osservano da lontano, le passeggiate tra i boschi alla ricerca della legna offriranno uno spazio neutro all’interno del quale abbassare le difese e provare ad uscire dalla corazza che quotidianamente indossano. Anche Michele infatti si porta dietro un dolore: è passato ancora troppo poco tempo da quando il padre è morto e questo ha incrinato il rapporto che il ragazzino, di circa 10 anni, ha con la madre Elisa (Anita Caprioli).

Le cicatrici che ci uniscono
Il bosco è il termomentro del cambiamento, infatti al variare del colore delle foglie variano i rapporti tra i due protagonisti che procedono però in maniera inversa rispetto alle temperature meteorologiche. Mentre le montagne diventano sempre più fredde perchè si preparano all’arrivo della prima neve, l’amicizia tra Dani e Michele diventa sempre più forte e sempre più calda. Due persone apparentemente diverse e lontane scoprono di avere tanti punti di contatto. Michele, di 10 anni, biondo, bianco candido con gli occhi chiari, figlio dei boschi trentini, e Dani, togolese, nero, scuro di occhi, di pelle e di capelli, uomo di città, abituato alle metropoli e al caldo, nonostante le apparenti differenze riescono a trovare complementarietà l’uno nell’altro. Questo conoscere passo dopo passo il dolore altrui aiuta i due a capire e reagire al proprio di dolore. Ancora una volta, Andrea Segre, racconta una storia verosimile, nella quale si ride e ci si emoziona perchè riesce a farci entrare in contatto con la carne viva dell’umanità.

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