Cronaca

#bringbackourgirls: le foto della campagna sono un fake

#bringbackourgirls: le foto della campagna sono un fake

di Teresa Manuzzi
Avete presente questa foto sulla sinistra? Avete presente la campagna internazionale #bringbackourgirls? Ebbene, questa foto-simbolo della campagna non ha nessun collegamento con il rapimento avvenuto in Nigeria, ma cominciamo dall’inizio.

Il rapimento

In questi giorni i media e l’opinione pubblica di tutto il mondo hanno preso a cuore il rapimento delle 276 liceali nigeriane (dello stato di Borno), avvenuto il 14 aprile scorso, per mano di un kommando di militanti islamici fondamentalisti chiamato “Boko Haram“. Questo nome, tradotto dalla lingua hussa, significa: “l’educazione occidentale è un peccato”. Le ragazze rapite avrebbero dovuto sostenere, di lì a poco, un esame di lingua inglese che consente di ottenere il certificato di lingua “Awec”.

Il gruppo ha rivendicato il rapimento attraverso un video e ha dichiarato che le adolescenti saranno vendute, trattate come schiave e destinate al matrimonio, anche contro la loro volontà. Per i ribelli la colpa delle ragazze risiederebbe proprio nell’aver studiato.

Gli Obama aderiscono alla campagna

L’episodio ha indignato gran parte dell’opinione pubblica internazionale che, anche grazie ai social network, ha lanciao la campagna #BringBackOurGirls. Persino Michelle Obama si è fatta fotografare per l’occasione e ha assicurato agli statunitensi che suo marito, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, “Farà di tutto per sostenere la Nigeria”.

Le foto risalgono al 2000 e non ritraggono donne nigeriane

Un gran successo di partecipazione insomma. C’è però un problema, le foto che tutti i media hanno utilizzato per parlare della campagna e del rapimento, non ritraggono affatto una delle ragazze rapite. La foto-simbolo della campagna è stata scattata nel 2000, ben 14 anni fa, dalla fotografa Ami Vitale, in Guinea-Bissau.

La Guinea_Bissau si trova a più di 1.000 miglia dalla Nigeria, e non ha nessun ruolo all’interno della triste questione del rapimento, le foto non hanno quindi alcun legame con la storia.

La storia delle foto

La fotografa, che nel 2000 si trovava in Guinea-Bissau per conto dell’ “alexiafoundation“, ha scattato quelle foto con l’intenzione di raccontare un’Africa diversa dai safari o dalle carestie. Vitale, intervistata da un blogger del “New York Times“, ha spiegato: […]” Il modo in cui l’Africa è generalmente rappresentata dai media mainstream è fatto di guerre, carestie, brutte storie come questo terribile sequestro, oppure di animali e safari. La verità si trova nel mezzo. Perché non abbiamo mai raccontiamo le storie di dignità e di “resilienza” di questi popoli? Per questo sono infuriata, perché io non volevo mostrare delle vittime. Utilizzare quelle foto per dipingere queste persone come delle vittime non è quindi aderente alla realtà […]”.

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