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Call center in sciopero contro delocalizzazioni e gare al ribasso

Call center in sciopero contro delocalizzazioni e gare al ribasso
Antonio Catacchio

di Antonio Catacchio
Il mondo dei call center, nella giornata di ieri, ha alzato la testa aderendo alla giornata di sciopero indetta dalle tre sigle sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Migliaia di operatori di call center – circa 7000 secondo Riccardo Saccone della Slc-Cgil – hanno sfilato ieri mattina per le strade di Roma per quella che è forse la prima grande mobilitazione del settore. Lo sciopero ha avuto, secondo gli organizzatori, una partecipazione eccezionale superiore all’80%.
Un caso più unico che raro di superamento del conflitto capitale-lavoro che trova la sua ragione in un sistema di appalti al massimo ribasso dove tutti, tranne i committenti (operatori telefonici ma anche grandi aziende e pubbliche amministrazioni), sono perdenti. Oggetto della protesta di lavoratori e sindacati sono innanzitutto le massicce delocalizzazioni che colpiscono il settore e le gare al massimo ribasso che ne sono causa.

Per ridurre al massimo i costi, infatti, le aziende, oltre a comprimere fortemente i salari e a ricorrere al lavoro nero, sempre più spesso spostano le attività in Paesi come Albania, Romania e Tunisia, dove le tutele sono assenti e dove possono pagare salari enormemente inferiori. Già nel dicembre scorso un accordo di settore tra i sindacati e le organizzazioni padronali prevedeva per i neo-assunti, per il primo anno di lavoro, una sorta di “salario di ingresso” del 40% inferiore rispetto alla paga minima, riduzione che rientrerebbe progressivamente nei tre anni successivi.
E’ proprio la minaccia di una fuga all’estero dei call canter italiani a essere al centro della protesta di oggi, che è stata ribattezzata dai promotori “No Delocalizzazione Day”. Mentre il meccanismo delle gare al ribasso viene bersagliato di critiche anche da Assocontact, l’associazione di categoria dei gestori di call center, le sigle sindacali mettono però nel mirino pure il comportamento di diverse aziende del settore.

Non tutte ma quelle meno serie che prendono gli incentivi statali per le nuove assunzioni (cioè le agevolazioni fiscali previste da una legge del 1990), per poi chiudere i battenti dopo qualche anno e aprire in paesi dove il costo del personale è ridotto all’osso.
Inoltre, nonostante la legge preveda che il cittadino venga informato sul Paese in cui si trova l’operatore con cui sta parlando e – nel caso sia l’utente a chiamare – abbia il diritto di farsi “girare” la chiamata ad un call center operante in Italia, questa norma – denunciano i sindacati – viene spesso ignorata dalle aziende.
Oltre allo sciopero, è stata anche lanciata una petizione indirizzata alla presidente della Camera Laura Boldrini, che, su Twitter, ha risposto dichiarandosi <<Vicina ai dipendenti dei callcenter in piazza>>, auspicando che vengano recepite le regole Ue sugli appalti e dichiarando che è in corso un’indagine conoscitiva di Montecitorio sulla situazione dei lavoratori del settore.

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Antonio Catacchio
@tonykataklios

Nato a Bari nel freddo gennaio del 1979, non ha intrapreso esclusivamente l'Università della vita, come molti oggi vanno orgogliosamente sostenendo. Oltre a quella infatti si è anche laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Bari nel 2009 con una tesi in diritto penale dal titolo "La frode informatica". Dopo aver sostenuto gli scritti per l'esame di avvocato nel dicembre 2011, si inerpica come un dedalo, nella realizzazione di un magazine online iniziando a studiare SEO, SEM e aprendo account online su social media d'ogni genere per iniziare a carpirne funzionamento ed evoluzioni. Tra un lavoro occasionale ed un altro a tempo determinato, dirige e conduce gli aspetti organizzativi del progetto corrieredellepuglie.com, di cui è il maggiore artefice. Nel 2013 fonda insieme a Claudio Santovito, Roberto Loizzo e Teresa Manuzzi l'Associazione InformAEticaMente.it, editrice del corrieredellepuglie.com.

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