Cronaca

Yara Gambirasio, “Massimo Giuseppe Bossetti è l’assassino”.

Yara Gambirasio, “Massimo Giuseppe Bossetti è l’assassino”.
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo
Sarebbe Giuseppe Bossetti l’oramai famoso “Ignoto 1” che il 26 novembre 2010 rapì ed uccise Yara Gambirasio. L’annuncio di una svolta, in una delle indagini più difficili della storia giudiziaria degli ultimi anni (e di cui ci siamo occupati già in altre occasioni), è arrivata direttamente dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano. Da oltre tre anni e mezzo polizia e carabinieri, coordinati dalla Procura di Bergamo, cercavano di risalire all’autore dell’omicidio della ragazzina scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata cadavere tre mesi dopo in un campo. Il fermato ha 44 anni, è sposato, con tre figli, è incensurato e fa il muratore.
Prelevato di casa ieri, ha passato la notte in caserma per essere interrogato ma non ha risposto a nessuna delle domande rivoltegli dal Pubblico Ministero, limitandosi a respingere le accuse e dichiarandosi “sereno”, come ha riferito il suo avvocato.
E’ servito davvero pochissimo tempo alla notizia per fare il giro del paese e non solo poiché, poche ore dopo l’arresto, all’uscita dalla caserma una decina di persone, lì radunatesi, ha urlato contro l’uomo: <<Bastardo. Devi morire>>. Agli investigatori, che lo stavano portando in carcere, la folla ha invece riservato un lungo applauso.



Perché l’arresto.
Il Bossetti è stato fermato in base alla prova del DNA, dopo aver eseguito il tampone alla madre. La conferma della sovrapponibilità del profilo genetico di “Ignoto 1” e del presunto killer è arrivata domenica sera agli inquirenti, che avevano simulato un controllo stradale durante il quale il Bossetti è stato sottoposto al test dell’etilometro. Con questo espediente i carabinieri hanno estratto il DNA del sospettato che è risultato <<perfettamente coincidente>> con quello trovato sugli slip di Yara Gambirasio. Con molta probabilità l’assassino si è ferito con un coltello mentre tagliava gli slip della ragazzina. Al Bossetti, incensurato, si è arrivati dopo che gli inquirenti hanno individuato la madre, una delle donne che aveva avuto una storia con l’autista Giuseppe Guerinoni, morto nel ’99 all’età di 61 anni, il cui DNA era stato prelevato dopo la riesumazione e cui era riconducibile il profilo genetico trovato sugli slip di Yara.
Il cerchio intorno al Bossetti ha iniziato a stringersi quando alla donna, che aveva avuto una relazione con l’autista, è stato fatto il tampone. All’anziana donna i carabinieri erano arrivati sulla base di alcune voci di paese che le avevano attribuito una frequentazione negli anni Sessanta con Giuseppe Guerinoni. Secondo gli inquirenti la compatibilità non lascia dubbi: a massacrare la giovanissima ginnasta è stato proprio lui.

Non c’è solo la prova del DNA.
Il cellulare del Bossetti è risultato tra quelli che avevano impegnato la cella della zona dove è stato trovato il cadavere, nell’ora in cui sarebbe avvenuto l’omicidio. Quindi l’uomo si trovava proprio lì, in un raggio di spazio sufficientemente circoscritto, nel momento in cui Yara veniva ammazzata. Inoltre il Bossetti è un muratore e questo ha contribuito ad addensare i sospetti su di lui. Le indagini si sono infatti concentrate, in particolare, su chi all’epoca lavorava nel mondo dell’edilizia e questo a causa delle polveri di calce trovate sia sul corpo sia nelle vie respiratorie di Yara.



Non solo Angelino Alfano.
Anche il premier Matteo Renzi si è complimentato con il capo della Polizia, Alessandro Pansa, e con il comandante generale dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, per l’impegno dei loro uomini e per la grande sinergia nelle indagini. <<L’Italia>> ha detto il Premier <<è un Paese dove chi uccide e chi delinque viene arrestato e finisce in galera>>.

La certezza delle responsabilità penale del Bossetti si avrà solo quando 3 gradi di giudizio avranno appurato la sua responsabilità penale. Alle luce di quelle che sono, al momento, le risultanze probatorie delle indagini condotte dagli inquirenti, pare che la vicenda sia finalmente arrivata ad un epilogo ma, a mio avviso, la strada è ancora lunga e molte sono le cose che dovranno essere chiarite, soprattutto perché, come ho avuto modo di ribadire in altre occasioni, le indagini si sono svolte in lasso di tempo molto lungo e, per adesso, le certezze degli inquirenti si basano solo ed unicamente su prove scientifiche ma la scienza, come sappiamo, è caratterizzata da errori ed abbiamo già visto altri omicidi, che fanno oramai parte della storia del nostro Paese, basati solo ed unicamente su queste prove dove l’assassino sembrava certo ma che, ancora oggi, purtroppo non hanno un condannato se non per l’opinione pubblica. Voglio concludere rivolgendo il mio pensiero ai genitori della piccola Yara che con dignità hanno sempre saputo dimostrare il loro dolore. Anche se per l’opinione pubblica la sentenza è già scritta, mi auguro per loro che possa presto essere accertata processualmente la verità e che possano mettere la parola fine ad un dolore che, in loro, non terminerà mai.

(Avv. Roberto Loizzo – Criminologo Forense)

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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