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Tuam (Irlanda), fossa comune conteneva gli scheletri di 796 bambini

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Tuam (Irlanda), fossa comune conteneva gli scheletri di 796 bambini
Pierfrancesco Caira

Il macabro ritrovamento era avvenuto in realtà già nel 1975 a Tuam, nella contea di Galway, ma i locali hanno sempre ritenuto si trattasse di una delle tante fosse comuni conseguenti alla Great Famine (“Grande Carestia”) che colpì l’isola nel XIX secolo, quindi decisero di tenere il sito curato e di allestirvi anche un piccolo altare. La verità è venuta a galla qualche giorno fa grazie agli sforzi di una donna del posto, Catherine Corless, fondatrice del Children’s Home Graveyard Committee, che si occupa di dare la giusta sepoltura a tutti i bambini morti nelle case-famiglia, ancora esistenti fino agli anni ’90 in Irlanda, note come “Case Magdalene”, istituzioni di matrice sia Cattolica che Protestante, gestite dalla Chiesa e finanziate dallo Stato, dove venivano spedite ragazze madri e donne il cui comportamento era considerato immorale al fine di redimersi, col benestare delle famiglie che intendevano evitare scandali pubblici. Attorno al sito sorge attualmente un complesso residenziale.

La struttura di Tuam era affidata alle suore dell’ordine del Bon Secours (Buon Soccorso) ed è stata operativa fra il 1925 e il 1961, i 796 corpi erano sepolti, senza tombe nè lapidi, in un terreno sconsacrato; in base alle analisi effettuate si è scoperto che la maggior parte dei bambini, di età compresa fra due giorni e nove anni, è morta per malnutrizione e trascuratezza, gli altri per patologie quali TBC, morbillo, convulsioni, polmonite e gastroenterite. Già nel 1944 un’ispezione governativa aveva portato alla luce le misere condizioni di vita all’interno della casa-famiglia di Tuam, che all’epoca ospitava 90 persone in più rispetto alla propria capienza massima. Le ricerche della signora Corless sono iniziate in seguito alla denuncia di un parente di uno dei bambini che viveva nella “Casa Magdalene” di Tuam, William Joseph Dolan, per il mancato rinvenimento del suo certificato di morte da parte delle autorià del posto.

Il tasso di mortalità infantile all’interno di queste case-famiglia era altissimo, un altro fulgido esempio è la Sean Ross Abbey di Tipperary che ad un solo anno dalla sua apertura fece registrare 60 decessi su 120 bambini accolti. Molte donne che hanno passato questo inferno stanno oggi manifestando l’intenzione di denunciare la scomparsa dei propri figli, spesso venduti a ricche coppie senza prole all’estero, facendo così aprire i relativi casi. Un sicuro sostegno verrà loro da Philomena Lee, le cui vicissitudini sono state trasposte nel film del 2013 di Stephen Frears, “Philomena”. La signora Lee ha dichiarato che il Governo tenta da sempre di insabbiare queste brutte storie, aggiungendo che quanto accaduto a Tuam “[…] è terrificante e non deve essere nascosto, ma reso di dominio pubblico”. Una delle tante, troppe aberrazioni imposte al genere umano, in particolar modo alle donne, dalla religione, forse il mezzo più efficace per snaturare la nostra società, trasformandola da matriarcale in patriarcale.

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