Cronaca

La Puglia sotto le macerie di Gaza

La Puglia sotto le macerie di Gaza

di Teresa Manuzzi
C’è anche un pezzo di Puglia sotto le macerie di Gaza. Sì, perché quando l’ONG  milanese, Vento di Terra, domenica 20 luglio, ha comunicato che il centro per l’infanzia “La Terra dei Bambini” è stato distrutto, è stato chiaro che, assieme all’asilo, era stata rasa al suolo anche la piccola stanza che ospitava l’ambulatorio pediatrico. L’ambulatorio realizzato da Kenda Onlus, associazione di cooperazione, che ha sede a Bari e che da diversi anni opera in Palestina. L’ambulatorio pediatrico, attivo da novembre 2013, frutto di un lavoro lungo mesi da parte dei volontari baresi, è stato realizzato grazie al partenariato con l’ONG Vento di Terra, il Palestinan Medical Relief Society, la Municipalità di Um al Nasser e grazie anche al sostegno economico dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia. Proprio il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha scritto una lettera all’ Ambasciatrice della Palestina, Mai Al Kaila, per farle sapere che si impegnerà in prima persona per ricostruire l’ambulatorio.

UN ANGOLO DI PARADISO NELL’INFERNO DI GAZA
L’ambulatorio era una piccola stanza in una struttura molto grande, considerata un modello di eccellenza in termini di architettura bio-climatica e di metodologia educativa, un angolo di paradiso nell’inferno di Gaza. Una piccola stanza che però lavorava bene e funzionava anche grazie alle donazioni dei pugliesi che, acquistando i calendari dell’associazione, partecipando alle cene sociali e alle serate di approfondimento, organizzate da Kenda, hanno deciso di sostenere il progetto.

LE ATTIVITA’ DELL’AMBULATORIO PEDIATRICO
Da Brindisi a Bari, da Noci a Lecce, tanta gente ha avuto modo di conoscere l’ambulatorio pediatrico e sostenere le attività di screening, le cure mediche di base e i corsi di igiene sanitaria rivolte ai 130 piccoli alunni della scuola materna e alle loro famiglie. A Dicembre scorso persino la Presidente della Camera, Laura Boldirini, si è recata nel centro e ha avuto modo di conoscere le infermiere palestinesi, assunte dal Ministero della Sanità palestinese in seguito ad un corso di formazione, che fino a qualche giorno fa operavano nell’ambulatorio. Il personale paramedico ogni giorno insegnava ai bambini a tagliare le unghie, a lavare correttamente le mani prima di mangiare, a non raccogliere cibo dalla strada, a medicare e ripulire una ferita. Gesti apparentemente semplici che si rivelavano però fondamentali per prevenire infezioni gravi, soprattutto se consideriamo il contesto della Striscia. La stanza, le pareti, le tende, il letto… ora tutto è raso al suolo e possiamo parlare di questo progetto solo utilizzando i verbi al passato.

COSA E’ SUCCESSO?
Durante la notte del 17 luglio i blindati israeliani hanno fatto irruzione e hanno occupato il villaggio beduino di Um al Nasser, situato a a nord della Striscia di Gaza. La popolazione e i civili sono stati quindi costretti a lasciare le proprie case per confluire nel campo profughi di Jabalia. Nei giorni seguenti alcuni dei profughi hanno poi cercato rifugio all’interno di alcune strutture scolastiche dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency). Kenda onlus, con l’amaro in bocca, fa sapere che non si arrenderà e che non vede l’ora di ricominciare a costruire ponti di pace in quella terra, e la pace, lo sappiamo tutti, parla utilizzando i verbi al futuro.

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