Arte, cultura e spettacolo

Ruvo: partecipazione e solidarietà per la Palestina

Ruvo: partecipazione e solidarietà per la Palestina

di Teresa Manuzzi
Hanno esordito il 19 agosto i ragazzi e le regazze della compagnia teatrale barese “Artemix”, ad osservare silenziosi e attenti la loro performace c’erano un centinaio di persone che hanno riempito Piazza Le Monache nel bel borgo antico di Ruvo di Puglia. La serata, intitolata “Restiamo umani” e organizzata dalla giovanissima “Associazione Prolet“, di Ruvo, voleva promuovere un momento di riflessione e conoscenza di quanto accade e di quanto è accaduto, in Palestina in generale, e nella Striscia di Gaza in particolare.

Mentre gli attori hanno affrontato emotivamente il tema della guerra, della vita, della morte e del “muro”, con lo spettacolo “etiVite”, i volontari dell’associazione di cooperazione, Kenda Onlus, hanno raccontato la situazione critica di Gaza: “Una prigione a cielo aperto”. Emanuele Abbattista, ha riportato al pubblico la sua personale esperienza in quella striscia di terra senza pace: “Immaginate che adesso, da questa piazza ci fosse vietato di uscire, cosa potremmo mai fare? Non ci verrebbe naturale cominciare a scavare dei tunnel per cercare di evadere, per cercare di far giungere beni di prima necessità che, a causa di un embargo imposto da Israele, sono vietati all’interno di questo territorio? “Restiamo umani” le parole di Vittorio Arrigoni, queste parole dovrebbero sempre guidarci nel nostro agire”.

Lo spettacolo
Lo spettacolo teatrale “EtiVite” racconta 5 storie di altrettanti personaggi che tra loro hanno un legame non necessariamente sanguigno. EtiVite vorrebbe suggerire di porre uno specchio al posto del muro che in Cisgiordania separa i territori israeliani da quelli palestinesi. Perchè riuscire a riconoscere e a capire il proprio personale ed intimo dolore aiuta anche a comprendere il dolore altrui.

Un conflitto che ci appartiene
Quello che accade a Gaza in questi giorni non sono avvenimenti che non hanno nulla a che fare con noi, per tanti, diversi motivi. L’Italia è legata a doppio filo con quello che accade in Palestina perché è la nazione europea che fornisce più sistemi bellici ad Israele, inoltre è proprio sul territorio italiano, in Sardegna, che i militari israeliani hanno la possibilità di esercitarsi. Infine, ma non per ultimo, l’asilo “La terra dei bambini” che è stato letteralmente raso al suolo era stato costruito con i soldi italiani destinati alla cooperazione. Soldi quindi dei contribuenti italiani, i motivi e le logiche che hanno portato alla distruzione di una scuola materna dovrebbero interrogarci prima come esseri umani e poi come contribuenti di un Paese che stringe accordi commerciali con i distruttori.

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