Cronaca

Sabrina Misseri: persona propensa al delitto.

Sabrina Misseri: persona propensa al delitto.
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo
Sabrina Misseri deve rimanere in carcere e non può essere messa agli arresti domiciliari perchè ha <<una personalità portatrice di accentuata pericolosità e propensione a delitti della specie>> di quelli commessi. Questo è, in sostanza, quanto asserito dalla Corte di Cassazione nelle motivazioni relative al rigetto della domanda di scarcerazione avanzata dai legali della Misseri, deciso nell’udienza dello scorso 27 giugno. Sabrina è stata condannata in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della cugina quindicenne Sarah Scazzi avvenuto ad Avetrana il 26 agosto 2010.

Ad avviso della Suprema Corte deve essere confermata la decisione del Tribunale di Taranto che lo scorso 18 febbraio aveva escluso che la Misseri potesse uscire dal carcere. Secondo gli ermellini, infatti, i giudici di merito hanno detto no alla scarcerazione con <<argomenti esaurienti, in diritto corretti e non illogici in fatto, ancorati ai dati processuali e riferiti a condotte, allo stato positivamente accertate, costitutive di non uno, ma ben quattro delitti (sequestro di persona e omicidio, occultamento di cadavere e calunnia) e di una ritenuta costante e pervicace opera di depistaggio, inarrestabilmente proseguita anche dopo il delitto più grave, sino all’arresto>>.
Correttamente, sottolinea la Cassazione, queste <<condotte sono state ritenute tutte nel loro complesso indice di una personalità portatrice di accentuata pericolosità e propensione a delitti>> come quelli già commessi. <<In altri termini – prosegue la Suprema Corte – gli articolati riferimenti alla molteplicità ed estrema gravità dei fatti delittuosi commessi, alla propensione manifestata dalla Misseri ad ostacolare l’accertamento della verità, alle modalità odiose di consumazione dei delitti, all’inquietante atteggiamento tenuto nelle interrelazioni familiari e parentali, al movente futile e alla spregiudicatezza manifestata, correttamente e non illogicamente risultano complessivamente valorizzati per escludere sia l’insussistenza di esigenza cautelari sia la sussistenza di elementi specifici idonei a dimostrare positivamente che dette esigenze potevano essere soddisfatte con altre misure>>.

Per i Magistrati, e non solo per quelli appartenenti alla Suprema Corte, Sabrina è dunque una gran bugiarda. Sapeva benissimo che fine aveva fatto la cugina e tutto quello che raccontava aveva come unico scopo il depistaggio, per tenere carabinieri e magistrati il più possibile lontani da casa sua e dalla scena del delitto. Colpevolisti o innocentisti, ognuno può vederla come vuole. O se ancora non si è fatto un’idea, può rivederla come un film. Avetrana ha riempito Internet, giornali, trasmissioni televisive e oggi quel materiale permette di tornare indietro, premere play e ripartire da zero.
In questo viaggio a ritroso ci troviamo all’interno di una Avetrana diversa dal normale,  la cui quiete di paese nelle campagne tra il Salento ed il Tarantino viene sconvolto da un atroce delitto, perpetrato ai danni di Sarah Scazzi, ragazzina iscritta al secondo anno dell’istituo alberghiero. Una Avetrana, quindi, nuova, suo malgrado, dove i protagonisti sono diventati i parenti di questa giovane vita spezzata per ragioni che, oggi, possiamo asserire davvero futili. Queste persone, Sabrina Misseri, Michele Misseri, Cosima Serrano, iniziano a diventare i protagonisti di una macabra vicenda, addirittura di loro si parla come di persone note a tutti, tanto che il padre di Sabrina diventa per tutti lo Zio Michele.

Tra questi emerge la figura di Sabrina Misseri che inizia a produrre ipotesi investigative a raffica, e tutti lì a pendere dalle sue labbra e questo, invece che intimidirla, le dava una carica pazzesca. Qualsiasi cosa andava bene per lei. Bastava una voce, la notizia apparsa su un giornale o anche una supposizione campata per aria e lei partiva in quarta.
Da qui nascono le ipotesi più fantasione degne di una fantastica penna da libro giallo, come l’ipotesi di sequestro ordito dalla rumena badante del nonno di Sarah, o portato a termine dagli zingari. Per poi passare alle fughe d’amore, le probabili prime cotte di una ragazzina che si è lasciata abbindolare da promesse di amore che la potessero portare lontana dal suo paese, forse troppo triste e povero per una ragazzina come lei, e raggiungere, eventualmente, il padre ed il fratello che si trovavano a Milano.

Emblematico come la scoperta del corpo di Sarah avvenga in diretta TV, proprio quando Sabrina era in collegamento con la trasmissione “Chi l’ha visto?“. Sembra quasi abbia realizzato un sogno o, peggio, perfezionata la trama che aveva in mente.
Nei giorni successivi lo zio Michele ritrattò la confessione iniziale e iniziò a raccontare di aver fatto sogni erotici sulla nipote Sarah diverse volte, finché il 15 ottobre confermò i sospetti degli inquirenti sul coinvolgimento della figlia Sabrina. Il giorno seguente, dopo un interrogatorio durato ben sei ore, Sabrina venne arrestata con l’accusa di concorso in omicidio. Il 21 ottobre il G.I.P. di Taranto decise la convalida del fermo, basandosi anche sulla testimonianza dell’amica Mariangela Spagnoletti – la quale riferì che, vedendo la cugina in ritardo all’appuntamento, Sabrina Misseri “appariva agitata”, ripetendo che la ragazzina era stata certamente rapita e che occorreva avvertire immediatamente i Carabinieri – e sui rilievi del medico legale, il quale, mutando le originarie conclusioni, dichiarò la compatibilità degli accertamenti a questa nuova ipotesi investigativa.

Il 26 maggio 2011 viene arrestata Cosima Serrano, madre di Sabrina, con l’accusa di concorso in omicidio e sequestro di persona. Dall’analisi dei tabulati risulta, infatti, che il suo telefono cellulare avrebbe effettuato una chiamata dal garage, mentre la donna aveva dichiarato che quel pomeriggio non si era mai recata nel luogo in cui era avvenuto l’omicidio della nipotina. Cinque giorni dopo l’arresto viene scarcerato Michele Misseri.
Il processo si apre dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto il giorno 10 gennaio 2012, ed ha come principali imputati Sabrina Misseri con l’accusa di omicidio volontario, la madre Cosima con l’accusa di concorso in omicidio e il padre Michele con l’accusa di soppressione di cadavere. A deporre sono state chiamate anche alcune amiche di Sabrina, che hanno riferito di com’era ossessionata dal ragazzo, Ivano Russo, col quale si scambiava numerosi sms dal contenuto sessuale esplicito. Lo stesso Ivano  ha confermato di avere avuto una fugace relazione con l’imputata, di aver avuto un approccio sessuale con lei e di avere poi troncato il rapporto quasi subito, per non rovinare la loro amicizia.

E’ proprio qui che nasce, con molta probabilità, il movente dell’omicidio. La piccola Sarah si era innamorata proprio di Ivano, il “bel ragazzo di Avetrana” (altro nomignolo attribuito dai media) su cui Sabrina aveva messo gli occhi. Ma la rottura definitiva sarebbe avvenuta quando tra i ragazzi di Avetrana aveva iniziato a girare la voce di un rapporto sessuale incompleto avvenuto in auto tra Ivano e Sabrina ai primi del mese: un pettegolezzo, ritenuto un valido movente per la pubblica accusa, che aveva dato molto fastidio a Ivano. Per questo, il ragazzo se la sarebbe presa con Sabrina, colpevole di aver raccontato il fatto a Sarah, la quale a sua volta l’avrebbe “spifferato” al fratello Claudio, che avrebbe chiuso il giro andando a chiederne conto allo stesso Ivano. Curioso pensare che, se non ci fosse stato di mezzo un omicidio, questo racconto sembrerebbe potuto entrare in una pagina di cronaca rosa di terza categoria! Sabrina, per questo, si era arrabbiata molto con Sarah, colpevole di non aver mantenuto segreta la sua confidenza.

Da questo momento i rapporti tra le due cugine si sarebbero incrinati irrimediabilmente. Sabrina, in buona sostanza, avrebbe accusato il colpo di non riuscire più a controllare e dominare quella cuginetta che stava diventando donna. Gran parte di queste deduzioni sono state possibili grazie alla lettura dei diari di Sarah, ed è significativo anche il fatto che Sabrina, subito dopo la scomparsa della ragazzina, si sia fatta consegnare due o tre di questi diari, chiedendoli proprio alla mamma di Sarah con il pretesto di cercare informazioni utili per ritrovarla. In realtà Sabrina avrebbe voluto accertarsi di quello che c’era scritto, che sapeva poter essere compromettente per lei.

L’omicidio di Sarah Scazzi è un omicidio difficile e complesso, soprattutto a livello di comprensione. Forse uno dei più complicati che il nostro Paese ha conosciuto negli ultimi dieci anni. Più che di omicidio in famiglia, si tratta di un omicidio “di famiglia”, perché è un delitto che ha coinvolto tutta la famiglia in un modo o nell’altro, mostrando simboli di una omertà molto radicata all’interno della stessa. La mente criminale di questa “organizzazione perfetta”, ed è anche la Corte di Cassazione a confermarlo con quest’ultima sentenza, è stata e resta Sabrina Misseri, mentre il padre Michele è solo l’elemento debole, angosciato e in conflitto con se stesso e, quindi, incapace di mantenere una linea di condotta. Ovviamente quest’uomo non dice tutta la verità, e forse non la dirà mai, limitandosi a raccontare solo ciò che gli è impossibile negare. I delitti come questo, in cui un’intera famiglia si trasforma in una vera e propria organizzazione criminale, segnalano l’irrecuperabile moralità di questo Paese, su cui è bene riflettere.

(Avv. Roberto Loizzo, Criminologo Forense)

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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