Cronaca

Il caso Elena Ceste. Nove mesi di ricerche, ipotesi e misteri

Il caso Elena Ceste. Nove mesi di ricerche, ipotesi e misteri
Roberto Loizzo

di Roberto Loizzo
Ogni vicenda è una storia che merita di essere raccontata tenendo in considerazione quelli che sono i punti chiave, quei dati certi che permettano di analizzare la vicenda giungendo a fatti concreti.
Nella vicenda di Elena Ceste, il punto focale da cui far partire l’indagine, è la notte del 23 gennaio 2014. In quella notte, secondo quanto dice il marito della donna, Elena, nel buio della loro stanza da letto, fa una rivelazione particolare: <<ho avuto rapporti sessuali con altri uomini contattati via Facebook>>. Da uno di questi uomini, secondo quanto ci viene riportato, giungono delle minacce, ci sarebbero state delle intrusioni non autorizzate nel suo account Facebook, contatto che viene anche bloccato per alcuni giorni.
Elena Ceste, 37 anni, sparisce la mattina seguente. È il 24 gennaio 2014 quando il marito, Michele Buoninconti, dopo aver accompagnato i bambini a scuola su richiesta della stessa Elena, non trova più la moglie nella propria abitazione di Costigliole d’Asti. Il 18 ottobre, a nove mesi dalla scomparsa, viene trovato un corpo in avanzato stato di decomposizione in un canale di scolo nelle campagne vicino alla casa della donna. La conferma arriva cinque giorni dopo dall’esame del Dna: si tratta del cadavere di Elena.

Cosa è successo quella notte quando è nato questo punto di partenza della nostra indagine? I due avranno sicuramente litigato, è inevitabile che questo avvenga come è inevitabile che uno dei due abbia preso una decisione su come proseguire la loro unione. Ma chi? Elena Ceste o Michele Buoninconti?
Accanto al cancello della villetta vengono ritrovati dal marito i vestiti della donna ed i suoi occhiali. È plausibile pensare che sia stata Elena a prendere la decisione di andarsene di casa? Possibile, ma perché avrebbe deciso di farlo nuda, andando via tra la nebbia invernale? È ipotizzabile che, senza i suoi indispensabili occhiali, sia entrata nel bosco, abbia inciampato, sia caduta in un canale, e a poco a poco la vita l’abbia abbandonata?
Oppure la decisione la prende Michele, una decisione più fredda e razionale: uccidere la moglie per vendetta o per gelosia ed infine occultarne il corpo?
Analizziamo altri dati.
Dall’autopsia effettuata il 25 ottobre non risultano esserci segni evidenti di ferite sul corpo di Elena Ceste, il che potrebbe essere incompatibile con una caduta ed un eventuale urto contro un sasso che abbia messo fine alla vita della 37enne. Adesso si aspettano i risultati degli esami tossicologici e istologici, che arriveranno nei prossimi giorni e che potranno fornire maggiori dettagli sulle cause della morte.
Proprio il ritrovamento di quei resti umani, in avanzato stato di decomposizione e senza i vestiti addosso, hanno dato una svolta alle indagini. Il ritrovamento del cadavere permette di configurare un reato e, di conseguenza, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati Michele Buoninconti. Omicidio volontario e occultamento di cadavere, queste le accuse contro Buoninconti che ha commentato di aspettarselo e di auspicare che serva per raggiungere la verità. In questi mesi l’uomo è stato più volte ascoltato, ma la sua posizione adesso cambia e le indagini dovranno accertare anche questa vita parallela della donna.
Interessanti sono le testimonianze dei vicini che dicono di aver visto la donna alle  08:10 nel cortile di casa, vestita troppo leggera per il freddo di gennaio.

Che cosa è avvenuto realmente? E queste relazioni con persone conosciute su Facebook sono una storia vera? Per chi come me, ogni giorno, vive questa realtà e conosce il mondo dei social, può affermare come questa piazza virtuale sia, oggi, una realtà sempre più presente ed in questa nascono e possono maturare storie e relazioni, tanto personali quanto professionali. Senza entrare nel merito dei motivi per cui Elena, se questo è vero, abbia avviato relazioni con altre persone conosciute sul Social di Zuckerberg, perché mai una di queste persone ha effettuato un accesso abusivo sul suo account personale? Potrebbe, invece, essere più probabile che questo accesso sia stato fatto dal marito stesso a seguito della scoperta di queste relazioni? Sarebbe plausibile pensare che non sia stata Elena a fargli quella rivelazione, nella famosa notte del 23 gennaio, ma che Michele lo sapeva già (conoscendo, forse, la password della moglie) ed abbia prima cercato di impedire che queste relazioni continuassero, bloccandole l’account di Facebook e chiudendole, di fatto, quella finestra sul mondo esterno (Elena lavorava a Torino prima di andare a vivere nelle campagne di Asti e, forse, aveva mal digerito questo trasferimento) e poi, capendo che quel suo tentativo non aveva raggiunto gli effetti sperati, abbia deciso di propendere per quella scelta più fredda e definitiva?
Sono solo ipotesi. Pensieri fatti da chi, operando in questo mondo, ne ha viste molte.
Con l’auspicio che la verità possa essere presto raggiunta, mi unisco alle parole del padre di Elena, Franco Ceste, che ieri sera, durante la trasmissione “Porta a Porta” ha chiesto di poter seppellire la figlia in silenzio e vivere, con la serenità possibile per un genitore che ha perso sua figlia , l’attesa della parola fine su questa vicenda.

(Avv. Roberto Loizzo, Criminologo Forense)

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Roberto Loizzo

Avvocato e Criminologo Forense. Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “A. Moro”; Criminologo Forense con titolo conseguito presso l’Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza (VA); Avvocato; Lavora nell’ambito penale occupandosi di criminalità e minori; Autore di articoli con analisi criminologica dei fatti di cronaca per le testate giornalistiche Barilive.it e CorrieredellePuglie.com; Docente presso Master Universitario di I e II livello in Criminologia Sociale alla PST BIC di Livorno per a.a. 2011 - 2012

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