Arte, cultura e spettacolo

L’ironia caustica della musica dei “Reifenwall”

L’ironia caustica della musica dei “Reifenwall”

di Teresa Manuzzi
Prima di leggere il seguente articolo è caldamente consigliato fare esercizi di dizione e articolazione per poter pronunciare correttamente i nomi e i titoli che seguiranno. Sì un pezzo che recensisce il primo disco dei Reifenwall, “In den garten von Reifenwall”, non può che cominciare così: senza prendersi troppo sul serio. Tradotto alla lettera il nome “Reifenwall” significa “muro di gomma”, tutti i brani contenuti nel loro primo lavoro discografico sviluppano una dicotomia stilistica e formale che si rispecchia anche nel modo in cui l’intera band si presenta al pubblico e all’ascoltatore. Se da un lato, quindi, la leggerezza e l’ironia dei testi tendono a farci sorridere per l’uso del grammelot (“Jimmy strikes again”, “Elisabeth st. John”), per la scanzonata interpretazione (“Amiconi del Gange”, “Ciao Bello”), dall’altro, ci si rende conto che questa leggerezza sottende una critica sociale graffiante e amara. Ad essere criticata è la nostra società moderna, in particolare quella del sud, le relazioni sociali dettate solo da modi di dire, l’amicizia e i legami familiari (come in “Idea di famiglia goodbye”, “L’importanza delle relazioni umane”) . Si ottiene così un quadretto caustico e ironico al tempo stesso.

La critica della società e di alcuni codici di comportamento, da parte della band conversanese, non si ferma però solo alle parole e ai testi. Il fatto stesso che non è assolutamente possibile risalire ai reali nomi e cognomi dei musicisti e dei cantanti attraverso la custodia del CD e il CD stesso, a mio avviso, rappresenta la critica più sferzante all’attuale società dell’apparire, del comparire, del farsi notare e del primeggiare. Anche se questa scelta potrebbe riportarci alla mente la storica frase di morettina memoria: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo proprio?”. I Reifenwall giocano in continuazione con l’ascoltatore sia attraverso i testi che, a volte, sono degli apparenti nonsense, sia con la lingua in sé, mischiando sapientemente sonorità italiane, inglesi, francesi (“tres mort”), portoghesi (“a luz vermelha de vito S”, “cristo pantocratore”) e tedesche. L’album è un continuo corpo a corpo tra forma e sostanza, leggerezza e critica, durezza della lingua tedesca e goliardia allo stato puro. A tutto questo dovete aggiungere un arrangiamento musicale dall’anima rock davvero impeccabile che possiede ancora più valore per il fatto che il disco è stato registrato in analogico.

Il risultato è un lavoro che si avvicina parecchio, per intenderci, allo stile di “Elio e le Storie Tese”. Avrete anche notato che i titoli sembrano esser stati realizzati a tavolino appositamente per non essere ricordati con facilità, in barba alle più elementari regole del marketing. I brani, inoltre, contengono  riferimenti al cinema (Les 400 coups) e al panorama musicale internazionale (Monty Python e Frank Zappa). Vi consiglio di allenarvi ad ascoltare più voltei i divertenti e irriverenti brani di “In den garten von Reifenwall” per poter gustare, ogni volta, un nuovo senso o un nuovo riferimento sfuggito durante l’ascolto precedente.

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