Arte, cultura e spettacolo

Progettazione d’interni e del prodotto d’arredo. Come riallacciare il dialogo con la committenza ed il mercato

Progettazione d’interni e del prodotto d’arredo. Come riallacciare il dialogo con la committenza ed il mercato

di Donatella Chieco
In un momento di crisi della produzione edilizia, la disciplina del progetto d’interni può oggi ridare un nuovo slancio alla professione dell’architetto.
La rappresentatività di un interno diventa una meta da raggiungere per qualunque tipo di progettazione, che sia residenziale, commerciale o industriale. L’autorevolezza del mestiere dell’architetto va ricercata anche nell’onestà intellettuale verso il committente.

In particolare, indirizzare la pratica verso la progettazione delle superfici, quali pavimenti, soffitti e controsoffitti, pareti, rivestimenti, finestre, porte ed impianti, equivale a definire in modo autentico e creativo le spazialità interne. Temi che hanno visto impegnati numerosi architetti, tra cui Louis Blondel, Louis Kahn, Carlo Scarpa, Jean Nouvel, Shigeru Ban, Santiago Calatrava.
Noto che l’autoreferenzialità dell’architetto crea ostilità da parte della committenza verso l’architettura e il progetto d’interni, pertanto la disciplina progettuale va ridimensionata e declinata alla luce delle tematiche suesposte, per tentare una ripresa del dialogo con la committenza, il mercato edilizio ed il sociale.

E nel passaggio al prodotto d’arredo si gioca il successo e il consenso sociale che la pratica può esercitare, considerando che gli oggetti hanno la capacità di preordinare lo spazio e quindi di attrarre pubblico verso un determinato prodotto che ben comunica in questa direzione.
Il valore stesso dell’arredamento si specifica nella saturazione del vuoto architettonico per suo tramite. Il tentativo progettuale mira a scardinare il pensiero da un approccio che vede separati gli oggetti d’arredo, puntando invece sulla loro ibridazione e flessibilità. Anche questi temi hanno visto impegnati rinomati designer ed architetti, da Tim Vinke, Giò Ponti, Joe Colombo, Jeroen Verhoeven a Ronan Bouroullec, solo per citarne alcuni.

Abbandonare i confini del mobile tradizionalmente inteso anche per esplorare le possibilità compositive offerte dall’innovazione sui materiali e sulle superfici, fin quasi ad annullare la distinzione tra prodotti d’arredo ed interni. Gli architetti possono raccontare luoghi ed atmosfere sempre differenti, creati dagli spazi e da ciò che vi è contenuto, esprimendo il proprio stile in sintonia con una precisa idea di abitare e vivere gli ambienti, domestici, lavorativi, urbani e di leisure.

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