Cinema

Io sto con la sposa: il viaggio verso un’Europa migliore

Io sto con la sposa: il viaggio verso un’Europa migliore

di Teresa Manuzzi
“Io sto con la sposa”, il primo film-documentario italiano finanziato e realizzato grazie al crowdfunding, ha raccolto le donazioni di 2617 finanziatori in tutto il mondo, è giunto persino alla Biennale di Venezia. Il documentario racconta di un viaggio, ma di un viaggio interiore più che degli avvenimenti che accadono sui chilometri che dividono Milano da Stoccolma.
Si ride e ci si commuove seguendo le disavventure di un finto coreo nuziale formato da personaggi simpatici, e a volte grotteschi, capaci di stupirci con le loro riflessioni e con i loro racconti di vita e di speranza.“Io sto con la sposa” ha come tappa forzata i sentieri percorsi nel dopoguerra dagli italiani per raggiungere clandestinamente la Francia. Cominciare il viaggio con i piedi su quei sentieri, sostare nelle costruzioni diroccate nelle quali gli italiani un tempo si riposavano rappresenta una resa dei conti con un passato non troppo lontano che è però scomparso dalla nostra memoria collettiva.

I percorsi tra le Alpi, quei confini segnati con reti ormai rotte, quelle costruzioni abbandonate diventano il luogo dove poter lasciare al vento o sulle pareti parole ricche di forza come “Se devi vivere, vivi libero, altrimenti muori come gli alberi… immobile”.

Sinossi
Il film è stato realizzato a sei mani da Antonio Augugliaro, che si è occupato anche del montaggio, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry; è loro l’idea di mettere in scena un finto matrimonio per dare una mano a 5 persone provenienti sia dalla Palestina che dalla Siria che vorrebbero chiedere asilo in Svazia. I tre registi hanno poi chiesto ad una loro amica palesstinese di travestirsi da sposa e di accompagnarli nei viaggio, svoltosi dal 14 al 18 novembre 2013.

Le questioni sollevate
Il docu film punta l’attenzione sul fatto che l’Europa conta 27 paesi e 27 differenti modelli di accoglienza per i richiedenti asilo. Altra questione importante trattata nel film è il “Regolamento di Dublino II”, adesso riformato e chiamato “Dublino III” che però conserva alcune criticità del precedente. Dublino II impone allo Stato dell’Unione in cui il richiedente asilo ha messo piede per la prima volta la competenza di esaminare la domanda d’asilo. Ascoltare nel film  i racconti dei cinque viaggiatori -richiedenti asilo è come aprire una finestra dalla quale far entrare ossigeno e aria pulita. Ci si rende conto dell’importanza di cose che diamo per scoantate: avere uno Stato, una cittadinanza, essere nati, per puro caso, nella “parte giusta” del mondo dove la nostra libera circolazione non è vista come una minccia.

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