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Italian style, 20 difetti visti da un giornalista irlandese: quanto c’è di vero?

Italian style, 20 difetti visti da un giornalista irlandese: quanto c’è di vero?
Claudio Santovito

di Claudio Santovito
Il miglior giudice è sempre una persona estranea e imparziale: e chi meglio di un giornalista, abituato all’alterità, può valutare pregi e difetti della nostra bella Italia? Ci ha pensato Hugo Mc Cafferty, giornalista irlandese che da qualche anno vive a Milano e che, lentamente, si sta assuefacendo agli usi e costumi del Belpaese. In un curioso articolo ha voluto evidenziare 20 difetti che noi italiani abbiamo insiti nel DNA e che magicamente riusciamo a trasmettere, tramite contagio, agli stranieri in transito o di stanza in Italia.


Il caffè rende nervosi!

Ecco alcuni esempi di “italianità”: il caffè espresso (anche tre volte al giorno) che genera nervosismo; la mancanza di puntualità sul lavoro e nelle consegne; le code selvagge e disordinate, agli sportelli come sulle strade, dove noi italiani adottiamo una guida ‘sportiva’ (tanto per usare un eufemismo). La lentezza della nostra burocrazia, l’amore per il gelato, l’inglese maccheronico (non dovuto a uno sciovinismo latente, ma a una pigrizia innata nell’apprendere), gli occhiali da sole anche al chiuso, la polemica facile (conseguenza, forse, del suddetto abuso di caffè), il vino a pranzo, la colazione dolce, la paralisi agostana, la spiccata gestualità, la facile amicizia sui social e l’uso del bidet.


Le frecce? Le usano gli indiani!

Impossibile non dare ragione al buon Hugo, in particolare sulle nostre abitudini alla guida: non è raro, infatti, vedere sulle nostre strade comportamenti al limite del Codice, rientri in corsia senza indicatore di direzione (volgarmente definito ‘freccia’), parcheggi assassini spesso in aree riservate a diversamente abili e donne in attesa. Il tutto, naturalmente, mentre si telefona o si chatta, con la soglia di attenzione ai minimi termini. Perché se la spunta di WhatsApp è blu, allora ha visualizzato. E allora perché non risponde? L’uso sregolato dell’auto deriva dalla sfiducia nel prossimo e da un sistema di trasporto pubblico carente (altro difetto made in Italy) che scoraggia l’uso dei mezzi pubblici a vantaggio dell’auto (determinando maggiori costi e inquinamento). Sul cibo non commentiamo, in quanto – almeno in quello – siamo riconosciuti universalmente ai vertici della categoria e pertanto perdoniamo anche l’eccesso di caffè: diffidare delle imitazioni, specie oltralpe.


Ah, les italiens!

Non perdoniamo, invece, la polemica a tutti i costi, dettata da una mentalità eccessivamente populista (è giusto che ognuno dica la sua, ma entro certi limiti di decoro) e volta più a sottolineare gli errori altrui che eventuali soluzioni al problema: ma questo ce lo insegnano gli abitanti di Montecitorio e Palazzo Madama, e il governo è lo specchio del Paese. Due interessanti vademecum su quanto scritto si possono riscontrare nelle opere di Beppe Severgnini (‘Italians’) e Bruno Vespa (‘Italiani voltagabbana’), che ben delineano la figura dell’italiano. Gestualità e code selvagge sono elementi DOP che esportiamo volentieri e che ci caratterizzano nel mondo: un italiano si individua al volo, ma è alla mano e fa simpatia. Spaghetti-pizza-Roberto-Baggio è stato lo stereotipo che per anni ci ha contraddistinto, e ci piace così. Ma se un giorno vi troverete in una boulangerie parigina e supererete l’ordinata fila per l’agognata baguette, non storcete il naso se sentirete bisbigliare: “Ah, les italiens!”.

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Claudio Santovito
@clasantovito

Scrittore, giornalista. Specializzato in aviazione civile e trasporto aereo, mi occupo anche di cultura, inchiesta, curiosità dal mondo. Ho pubblicato, nel 2011, il mio primo romanzo "Tempo da dimenticare - Giallo nella notte barese" (Sentieri Meridiani Edizioni). Comunicazione, giornalismo digitale e Twitter le frecce nel mio arco. Ho un blog dedicato all'aviazione, "Notizie dal cielo". Rispondo io, a tutti, sempre. www.claudiosantovito.it - Twitter: @ClaSantovito

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