Cronaca

Riaperto il caso Pantani: sulla morte del campione aleggia l’ombra della criminalità organizzata.

Riaperto il caso Pantani: sulla morte del campione aleggia l’ombra della criminalità organizzata.
Federica Bartoli

di Federica Bartoli
Marco Pantani fu ritrovata cadavere il 14 febbraio del 2004 in una stanza del Residence “Le Rose” di Rimini: il corpo dello sportivo giaceva riverso in una camera completamente messa a soqquadro, senza vita in seguito ad un edema polmonare e cerebrale provocato da un’overdose di cocaina.
Le indagini condotte dalla Procura di Rimini, non lasciarono spazio ad interpretazioni che si discostassero dal tentato suicidio ed il caso fu archiviato: Pantani si era dunque tolto la vita stando agli inquirenti, ma non secondo la sua famiglia e soprattutto la madre dell’atleta, Tonina, la quale a dieci anni di distanza è riuscita ad ottenere la riapertura del caso Pantani, supportata dall’emergere di nuovi particolari.

Ha fatto molto discutere infatti un video circolato nei giorni scorsi, documento prezioso che testimonia la perlustrazione della camera in cui il ciclista fu ritrovato esanime: i rappresentanti delle forze dell’ordine che attraversarono il luogo del misfatto nel filmato appaiono sprovvisti di adeguate protezioni, quali guanti o strumenti affini, causando l’alterazione delle condizioni dell’ambiente; rumore di stoviglie precipitate sul pavimento, poi lasciate nel medesimo posto, si avverte distintamente in un punto della registrazione, quest’ultima in realtà molto più breve rispetto al tempo effettivamente impiegato per le rilevazioni sul posto.
Il corpo di Pantani, infine, risultava essere cosparso di ematomi più o meno diffusi, i quali sarebbero riconducibili ad una presunta aggressione subita dall’uomo, aggressione che giustificherebbe le condizioni dell’intera camera, il cui caos difficilmente sarebbe stato provocato da un tossicodipendente in piena overdose.
Marco Pantani dunque non si sarebbe tolto la vita, ma sarebbe stato assalito ed ucciso: l’uomo riversava da tempo in uno stato di profonda depressione, causato dal crollo di una folgorante carriera che subì una pesante battuta d’arresto due giorni prima della penultima tappa del Giro d’Italia del 1999.
Infatti, le indagini inaugurate nuovamente il 2 agosto scorso si stanno concentrando ancora una volta anche sull’espulsione dalla competizione subita da Pantani il 5 giugno del ’99, eliminazione dietro la quale si potrebbe intravedere la mano della criminalità organizzata.
Infatti, nell’autobiografia di Renato Vallanzasca, il celebre criminale a capo della Banda della Comasina estremamente attiva negli anni ’70 dello scorso secolo, il pluriergastolano ha inserito il racconto di un episodio legato ad un traffico di scommesse clandestine concernenti il Giro d’Italia che Pantani stava dominando: il bel Renè sarebbe stato avvicinato da un suo compagno detenuto quando si trovava presso il carcere di Novara e sarebbe stato da questi informato che il “pelatino” non avrebbe terminato le gare, nonostante stesse macinando un trionfo dopo l’altro; lo invitava, quindi, a scommettere sui rivali del campione.

Questa versione, se pur non confermata 15 anni fa, è stata ora ammessa proprio da Vallanzasca, ascoltato nei giorni scorsi presso il carcere di Bollate, permettendo agli inquirenti di comporre una lista contenente circa una decina di nomi sospetti, tra i quali ci sarebbe quello dell’informatore.
Il 5 giugno 1999, Marco Pantani fu espulso dal Giro d’Italia poiché il test del sangue rivelava che l’ematocrito superava il limite consentito dall’UCI (unione ciclistica internazionale) e quindi risultava essere al 51,9%, contro il margine di 50%.
Gli inquirenti dovranno quindi verificare se effettivamente la provetta contenente il sangue del ciclista sia stata manomessa in qualche modo e non si esclude la possibilità che siano nuovamente ascoltato i medici che quel giorno effettuarono il prelievo.
Ad alimentare in maniera esponenziale i dubbi sulle vicende di Madonna di Campiglio giungono inoltre le dichiarazioni di Roberto Pregnolato, il massaggiatore di Pantani e testimone dell’esame del sangue che questi effettuò autonomamente la sera precedente: in quel caso l’ematocrito raggiungeva appena il 48 %.

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