Costume & Società

Una clinica della morte a 70 chilometri da Milano

Una clinica della morte a 70 chilometri da Milano
Federica Bartoli

di Federica Bartoli
È fuori da ogni dubbio che la Svizzera sia uno dei paesi al mondo che ha dimostrato una più che consistente attenzione nonché apertura circa il dibattito concernente l’eutanasia.
Un articolo del codice penale elvetico, concepito quasi un secolo fa, già considerava ammissibile la possibilità che un individuo, in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, potesse appellarsi alla “buona morte” per porre fine alle indicibili sofferenze, fisiche e mentali, imposte da patologie oramai in fase terminale.

L’articolo, entrato ufficialmente in vigore negli anni quaranta del ventesimo secolo, ha reso la Svizzera un paese in cui cittadini o stranieri regolarmente residenti sul suolo nazionale possano usufruire della prescrizione nonché della somministrazione di farmaci letali.
Ed è proprio in tale ambiente favorevole che la divisione oltralpe dell’associazione no profit Exit Italia, trova terreno fertile per condurre la propria battaglia incentrata sul sostegno del diritto all’eutanasia.
Non è dunque esiguo il numero di malati italiani che ogni anno decide di affrontare la propria fine in modo consapevole, rivolgendosi all’associazione che collabora con tre strutture addette al compimento delle procedure mediche necessarie.
Il presidente Emilio Coveri ha recentemente dichiarato al Corriere Della Sera che una nuova struttura idonea e autorizzata alla pratica dell’eutanasia sarà presto inaugurata a Paradiso, comune situato nel Canton Ticino, distante appena 70 km da Milano.
L’esigua distanza dal confine nazionale, dunque, potrebbe incrementare in modo esponenziale il traffico di sofferenti che non godono del supporto né istituzionale né tanto meno religioso all’interno della penisola.

In Italia infatti, qualunque tipo di eutanasia, sia essa attiva, passiva o suicidio assistito, è considerato omicidio, dunque punibile attraverso la reclusione; la profonda complessità del dibattito nel nostro paese è dimostrata dalle odissee giudiziarie in cui si sono tramutati i casi eclatanti che hanno interessato le autorità e l’opinione pubblica negli ultimi anni: si ricordino Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, ma anche Terri Schiavo e la recentissima vicenda di Brittany Maynard, la ventinovenne americana venuta a mancare lo scorso 1 novembre, la quale ha potuto realizzare le proprie volontà in Oregon, uno dei pochi stati americani favorevoli alla somministrazione di farmaci mortali.
Si parla di circa tre italiani al mese che attraversano il confine per “morire con dignità”: i pazienti fanno richiesta apponendo tutta la documentazione medica necessaria, corredata da testamento biologico.
La legge impone comunque al medico di invitare il paziente a desistere: ne caso in cui ciò non accada, dopo tutti gli accertamenti del caso, si procede alla scelta della data.

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