Scienza & Tecnica

Missione Futura: “AstroSamantha” e gli esperimenti a gravità zero

Missione Futura: “AstroSamantha” e gli esperimenti a gravità zero
Federica Bartoli

di Federica Bartoli
La missione “Futura” (ISS Expedition 42/43 Futura) è partita il 23 novembre scorso, quando Samantha Cristoforetti, insieme con Terry Virts (Nasa) e Anton Shkaplerov (Agenzia Spaziale Russa), è partita dal cosmodromo di Baikonour in Kazakistan alla volta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

A poco più di un anno di distanza dal termine della missione “Volare” che ha impegnato Luca Parmitano per 166 giorni a bordo dell’imponente laboratorio spaziale, l’Italia conferma ancora una volta la propria presenza in orbita, degnamente rappresentata dall’astronauta di origini milanesi, prescelta nel 2009 dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in seguito ad una selezione alla quale hanno preso parte oltre otto mila candidati.
Un curriculum ed un’esperienza invidiabili per la prima donna italiana a raggiungere lo spazio, una specializzazione in propulsione spaziale a Monaco, un Master a Mosca, studi condotti di pari passo con la carriera aeronautica inaugurata nel 2001 presso l’Accademia di Pozzuoli fino alla specializzazione in Texas, alla Euro-Nato Joint Jet Pilot Training.
Primo ingegnere di volo sul veicolo Sojuz (appartenente alla categoria di veicoli progettati da Sergej Korolev, utilizzati per condurre gli astronauti nello spazio), Samantha Cristoforetti ha copilotato il mezzo fino all’aggancio alla ISS avvenuto circa alle 4 del mattino (ora italiana) del 24 novembre, quando i tre cosmonauti sono stati calorosamente accolti dal resto dell’equipaggio già presente sulla stazione (il comandante Barry E. Wilmore, Aleksander Samokutyayev e Elena Serova).

La missione Futura è stata dunque ufficialmente inaugurata dopo il consueto ed iniziale adattamento ad un ambiente caratterizzato da microgravità o assenza di peso: parlare infatti di totale mancanza di gravità nello spazio è del tutto errato in quanto essa è comunque presente se pur in quantità assai limitata rispetto alla Terra.
La massa terrestre produce un campo gravitazionale in grado di esercitare sugli oggetti un’attrazione verso di essa: la forza prodotta da tale attrazione è inversamente proporzionale al quadrato della distanza che intercorre tra il centro dell’oggetto ed il centro della Terra. La grande distanza alla quale è situata la Stazione Spaziale Internazionale (orbita terrestre bassa) contribuisce dunque allo stabilirsi di tale privilegiata condizione ambientale: la microgravità è l’elemento che rende fondamentale l’impiego della ISS e del modulo Columbus ad essa annesso nel 2008 all’interno delle missioni spaziali. Esse prevedono una serie di importanti esperimenti che coinvolgono gli ambiti più disparati della scienza, dalla medicina, alla fisica, alla biologia e che richiedono necessariamente l’assenza di peso.

Infatti, contrariamente alla mancanza di aria, condizione facilmente producibile sulla Terra, la mancanza di gravità richiede l’ausilio di laboratori idonei, detti “torri di caduta”, all’interno dei quali comunque la microgravità è raggiunta solo per lassi di tempo eccessivamente ridotti.
Il lavoro sperimentale condotto nella Stazione Spaziale ha consentito innumerevoli passi avanti soprattutto nell’ambito dello studio degli effetti che il soggiorno prolungato in condizioni così anomale può arrecare all’organismo.
È noto che a risentire in primis della permanenza nello spazio siano soprattutto muscoli ed ossa, soggetti gli uni ad atrofia, gli altri a deterioramento, senza contare il rallentamento del sistema cardiovascolare ed il progressivo indebolimento del sistema immunitario.

Nello specifico, alcuni degli esperimenti condotti da Samantha Cristoforetti riguarderanno il comportamento di alcuni fluidi, le modalità di sviluppo di alcune cellule in assenza di peso, un’importante approfondimento sulle cause della sclerosi multipla, l’utilizzo di una stampante 3D e di una macchina del caffè entrambe prodotte in Italia.

La missione Futura durerà circa sei mesi: l’astronauta, molto attiva sui social network tramite il profilo ufficiale di Twitter @AstroSamantha, ha raccontato la propria formazione sul sito “Avamposto 42” sorto in seguito ad una collaborazione tra ESA e l’Agenzia Spaziale Italiana, dove quasi quotidianamente Samantha continua ad aggiornare i lettori con foto e un diario di bordo.

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