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Carlo Levi è attuale come settanta anni fa

L'opera dello scrittore Cristo si è Fermato a Eboli risulta ancora contemporanea

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Carlo Levi è attuale come settanta anni fa
Antonella Tomaselli

Il 2015 appena iniziato si apre con l’anniversario dei quaranta anni della morte di Carlo Levi, lo scrittore torinese amante dell’arte. Nel 1935, esattamente ottanta anni fa, egli veniva mandato al confino nel comune di Aliano, in Basilicata. Da quell’esperienza ha preso vita Cristo si è fermato ad Eboli, l’opera che lo ha reso noto al pubblico. Contrariamente a quanto si pensi, il libro sopraccitato non è stato il primo lavoro dello scrittore. La sua prima fatica letteraria fu Paura della Libertà, pubblicata nel 1946 quando ormai Levi era già conosciuto come l’autore di Cristo si è fermato a Eboli che fu pubblicato appena un anno prima.
Nonostante siano passati ben settanta anni da quando la casa editrice Einaudi pubblicò il romanzo per la prima volta, esso può essere considerato un evergreen della letteratura contemporanea. Non a caso i redattori einaudiani, riconoscendo nel testo un racconto antropologico di forte interesse sociale e umano, decisero di inserirlo nella collana dei Saggi.

Cristo si è fermato a Eboli, ambientato tra il 1935 e il 1936 nel comune lucano di Aliano (nel testo “Gagliano” per imitare la pronuncia locale), mette in risalto la condizione precaria della classe contadina, spesso vittima dell’arroganza e del potere dei “galantuomini” del posto. Il tutto è raccontato in prima persona dallo stesso Carlo Levi che si funge da autore, narratore e protagonista. Lo scrittore, colpito dalla profonda situazione di miseria in cui versavano i contadini lucani, decise di rendersi utile esercitando la professione di medico nonostante fosse inattivo da tempo. Questo mette in risalto lo spirito altruista di un uomo acculturato in un contesto di ignoranza e povertà.
Si narra la Storia nella Storia ovvero l’autore ha voluto descrivere due mondi reali ma paralleli: quello contadino e quello che lo circonda, il quale ignora completamente l’esistenza del primo.

Levi è stato il portavoce, il ponte tra queste due realtà; ha raccontato la sua esperienza per far capire che è possibile imparare qualcosa anche da chi non è istruito. Il romanzo è estremamente attuale, interessante e induce a diversi spunti di riflessione, come ad esempio i continui divari che ancora esistono tra il Nord e il Sud d’Italia o tra i Paesi sottosviluppati e quelli industrializzati. Inoltre l’individuo va giudicato in quanto essere umano e non per la posizione sociale da lui ricoperta. Talvolta essa cela persone che abusano del loro potere per sminuire e approfittare di chi non ha la loro stessa cultura o il loro stesso lavoro. Probabilmente i pregiudizi sono la causa dell’emarginazione e dell’arretratezza di alcuni pezzi della società e Carlo Levi ne aveva già parlato settanta anni fa.

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