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Disinfettare la società da uomini indifesi

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Disinfettare la società da uomini indifesi
Tiziana Di Gravina

di Tiziana Di Gravina
Il 27 gennaio si è celebrato il Giorno della Memoria, istituito ufficialmente dall’ONU nel 2005, quale commemorazione del genocidio nazifascista degli ebrei e momento di riflessione sulle vicende legate alla Shoah. È molto meno noto, però, il fenomeno del razzismo scientifico che trovò spazio proprio nella politica nazista di Hitler, attraverso uno sterminio di massa precursore di quello che sarebbe stato il più efferato errore della società, l’Olocausto. Diffusosi in Europa e America, era una forma di razzismo “pseudoscientifica” che, sostenendo l’esistenza di “razze superiori”, mirava a preservare la purezza del patrimonio genetico dei popoli “bianchi”, sostenendo una campagna politica contro i matrimoni e i rapporti interrazziali che potessero portare alla nascita di figli razzialmente impuri: l’eugenetica (dal greco eu-genia, buona razza o discendenza).

Nel 1920 il folle libretto pubblicato in Germania “Il permesso di annientare vite indegne di essere vissute”, ideato dallo psichiatra Alfred Hoche e dal giurista Karl Binding, divenne il principale fondamento medico e giuridico del concetto della soppressione dei deboli, dei parassiti del popolo, dei nemici dello stato, dei mangiatori inutili, delle vite senza valore, dell’esistenza-zavorra. Ispirato al cosiddetto Ausmerzen – appartenente al lessico dei pastori, riferito alla pratica svolta a marzo, prima della transumanza, di sopprimere gli animali più deboli – trovò attuazione a partire dal 1933 nell’operazione di sterminio nel progetto Aktion T4.
Alla via Tiergartenstraßen. 4 (da cui T4) di Berlino, in una villetta sequestrata a una famiglia ebrea, sede dell’ente pubblico per la salute e l’assistenza sociale, Viktor Brack, strettissimo collaboratore del Führer, decideva, coordinava e registrava l’uccisione di circa trecentomila esseri umani affetti da disabilità fisica o mentale, reale o presunta, spesso affidati da famiglie ignare nella speranza di fare il loro bene. Teorie insane, alimentate dall’aberrante utopia di “curare la società” disinfettandola e ripulendola da ogni difetto, nate ben prima dell’avvento del nazismo, in stati cosiddetti civili, e accolte e incentivate nella Germania nazista.

Aktion T4 è la soppressione di creature umane indifese, “indegne di essere vissute”, morte ancor prima dei campi di concentramento, prima degli zingari, degli ebrei, degli omosessuali e degli antinazisti e che continuarono a morire anche dopo la liberazione, dopo che il resto era apparentemente finito.È qui che vennero inaugurate le docce a gas e i forni crematori, come una sorta di prova generale per i campi di concentramento nazisti.
Rifiutato politicamente e scientificamente con la pubblicazione della “Dichiarazione sulla razza” dell’UNESCO nel 1950, resta ancora difficile riuscire a comprendere i moti del razzismo scientifico e della capacità dell’uomo di commettere azioni tanto abominevoli ed efferate contro sé stesso.

Fonte: Marco Paolini, “Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute”, Einaudi, 2012.

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