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Una “malattia fittizia” creata ad arte per lucrare e la confessione shock del suo scopritore? Quasi vero…

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Una “malattia fittizia” creata ad arte per lucrare e la confessione shock del suo scopritore? Quasi vero…
Pierfrancesco Caira

Circola ormai da tempo su numerosi siti web la notizia secondo cui lo scopritore della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (nota con l’acronimo ADHD in inglese o DDAI in italiano), il dottor Leon Eisenberg, avrebbe confessato pochi mesi prima di morire, in un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, che la sua scoperta sarebbe invece il primo caso di “malattia fittizia” sfruttata a scopo di lucro dalle case farmaceutiche. Il dott. Eisenberg, deceduto il 15 settembre 2009 all’età di 87 anni, è stato una figura di spicco nello studio e nella ricerca nel campo della psichiatria infantile fino al 1967, anno in cui accettò l’incarico di primario presso il Massachusetts General Hospital, sbocco ospedaliero della celebre Harvard Medical School. Sebbene definirlo il “padre” di questa sindrome risulti eccessivo, è indubbio quanto il suo apporto si sia rivelato essenziale per la comprensione di tale disturbo.

Tutti coloro che, soprattutto negli ultimi anni, si sono dimostrati più che preoccupati per il largo numero di diagnosi di DDA e DDAI (sono in realtà due patologie, ma molto simili), che comportano la successiva prescrizione di psicofarmaci quali Ritalin e Adderall, contenenti anfetamine, ai bambini, non stenteranno ad attribuire al dottor Eisnberg le parole menzionate, tuttavia il giudizio risulterebbe tanto affrettato quanto superficiale. Certo, i dubbi sulla somministrazione di tali farmaci a dei bambini solo perché sono distratti e/o iperattivi, risultano più che comprensibili ma ad un’analisi attenta del pezzo di Der Spiegel, in lingua originale, citato per avallare la tesi della confessione (questo), ci si accorge che il dott. Eisenberg non pronuncia mai la frase incriminata, cioè non considera mai la DDAI una “malattia fittizia”, parole invece contenute in una successiva intervista pubblicata sullo stesso settimanale tedesco, da attribuire ad un altro (ex) psicologo di Harvard, il dott. Jerome Kagan.

Eisenberg critica piuttosto lo spropositato numero di diagnosi della patologia, questo sì, attribuendone la colpa a medici e case farmaceutiche, infatti secondo i dati dell’epoca, non troppo distanti nel tempo, in oltre il 90% dei bambini americani con diagnosi di DDA o DDAI non era riscontrabile un metabolismo anormale della dopamina, causa scatenante delle malattie in questione e di altre similari. Sebbene, dal punto di vista di un profano in ambito medico, i dubbi sulle modalità di trattamento di tali disturbi siano numerosi, ritengo sarebbe molto più proficuo sostenere le proprie tesi con argomentazioni valide e provate piuttosto che affidarsi a notizie manipolate al solo scopo di creare sensazionalismi e che finiscono, in ultima analisi, solo col tirare l’acqua al mulino della controparte.

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