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Cyberbullismo: dramma adolescenziale

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Cyberbullismo: dramma adolescenziale
Daniele D'Amico

Conoscono tutto su post, tag e il campionario emoticon ce l’hanno sulla punta delle dita. Preparatissimi quanto a tecnologie eppure inconsapevoli dei rischi che chattare, condividere e mostrarsi sui social network comportano.

A partire dalla questione  privacy che, spiegano gli esperti, «su internet è praticamente nullo». Disinvolti (se non sfrenati) cultori dei social, eppure terrorizzati dal cyberbullismo, la forma più volgare – nel panorama minorile – delle angherie online.

Lo dice il 72% del campione intervistato già nel 2013 da Ipsos per la ricerca sul cyberbullismo commissionata da Save the children: due adolescenti su tre ritengono che il fenomeno sociale più pericoloso per i ragazzi non sia la droga, non l’alcol, nemmeno le malattie trasmissibili. Il pericolo più temuto dai ragazzi tra i 12 e i 17 anni è il cyberbullismo.

Aumentano i cyber, tanto che al terzo posto di questa classifica (dopo la droga percepita come il maggior pericolo dal 55% del campione) compaiono le molestie via cellulare, mail e internet. «Sono numeri che devono destare preoccupazione anche nel mondo adulto, alla luce del fatto che le vittime tendono a restare nella loro dimensione  e solitudine – spiega lo psicologo e psicoterapeuta Aldo Rovetta, , come pure la platea di spettatori di questi episodi di prevaricazione».

Continua Rovetta durante il seminario 2015: «Essendo un fenomeno nuovo, nato con i social network, di cifre certe nel cyberbullismo ancora non si può parlare.  Importante è la ricerca di Save the Children secondo la quale quattro adolescenti su 10 sono stati o sono spettatori di questo crimine. L’indagine ha anche fotografato un dato che si intreccia al primo: al primo posto tra i pericoli percepiti dai ragazzi c’è proprio il cyberbullismo. Paura che si traduce, in chi è spettatore, nel silenzio, nel fatto che non si interviene in difesa della vittima».

Troppa superficialità

La facilità con cui si sente dire – dopo determinati episodi- “non sapevo, non immaginavo” non cancella le responsabilità. In passato si scriveva sui muri e le conseguenze di una calunnia potevano essere ugualmente gravi: oggi che ogni messaggio si muove online  in maniera esponenziale scontiamo l’assenza di qualsiasi educazione alla comunicazione, la conoscenza dei mezzi e delle loro potenzialità. Tanto dovrebbe essere fatto invece: il cyberbullismo viene dopo e deve essere combattuto, ma prima ci devono essere l’educazione e la conoscenza di questi nuovi, rapidissimi percorsi mediatici nella consapevolezza che la diffusione di qualsiasi materiale (foto, video, testo) e’ immediata, esponenziale, sfugge al nostro controllo ed è quasi sempre irreversibile e imprevedibile.

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@1danyda

Nato a Taranto il 25/04/1980, da sempre appassionato di Digital Journalism, Social Network e Digital Marketing. SEO Editor e Social Media Strategist. In costante formazione.

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