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Gian Antonio Stella al liceo “E. Amaldi” di Bitetto: “ Con il loro linguaggio infame certi burocrati umiliano i cittadini”

Gian Antonio Stella al liceo “E. Amaldi” di Bitetto: “ Con il loro linguaggio infame certi burocrati umiliano i cittadini”
Vincenzo Demichele

burocraziadi Vincenzo Demichele
“Si intende per impresa madre: un’impresa madre; impresa figlia: un’impresa figlia; ogni impresa figlia di un’impresa figlia è parimenti considerata come impresa figlia dell’impresa madre”. È questa solo una delle innumerevoli perle nelle quali la burocrazia italiana ha dato miglior prova di sè. Ed è uno degli esempi con cui Gian Antonio Stella ha conquistato l’attenzione degli studenti del liceo “E. Amaldi” di Bitetto in un incontro tenutosi il 26 Febbraio nell’auditorium dell’istituto scolastico, per la presentazione del suo ultimo libro: “Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli. La guerra infinita alla burocrazia”.

Il giornalista e inviato del Corriere della Sera ha affrontato il problema legato ad una burocrazia statale che molto spesso si rivela inefficiente, farraginosa e incomprensibile agli occhi di un normale cittadino. E che grava con costi ingenti sul bilancio statale: 70 miliardi di euro bruciati annualmente per un apparato amministrativo lento e segnato da un linguaggio talvolta oscuro per gli stessi burocrati. “Se ricorro a delle parole ormai in disuso e complico la definizione di cose semplicissime, io burocrate mi sento superiore a te cittadino”- spiega Gian Antonio Stella- “ e così ti costringo a venire da me”. Si tratta di un’autentica forma di “violenza nell’uso delle parole”, applicate come un “manganello che umilia il cittadino”, “vittima di un linguaggio infame”.

Una “burocrazia incancrenita” lega poi a sè inevitabilmente il problema della corruzione. Secondo il giornalista, i dirigenti ministeriali hanno tutto l’interesse a rendere opaco il funzionamento degli uffici pubblici: quando un ministro nuovo e volenteroso si insedia in un dicastero, deve occuparsi immediatamente di decine e decine di scadenze e adempimenti burocratici senza i quali la macchina dello stato si paralizzerebbe; perciò, fa affidamento a chi è da tempo nel ministero: è la “fine delle riforme”. “Occorre ripristinare il rapporto fra stato e cittadini”, per cui “ i funzionari che usano termini che non sono nemmeno sul dizionario vanno licenziati” inveisce il giornalista. E infine, appellandosi agli studenti: “è necessaria una reazione pacifica e non violenta, perché siete consapevoli di vivere in un mondo tagliato su misura di alcuni furbi”. Burocrati in primis.

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