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Ibernazione e crioconservazione: dal gelo alla rinascita

Ibernazione e crioconservazione: dal gelo alla rinascita
Federica Bartoli

ibernazionedi Federica Bartoli
Al di là della fantascienza, la filosofia. Un approccio filosofico, infatti, permette probabilmente di comprendere meglio quali siano le motivazioni e i presupposti che sovrintendono una pratica dalle tinte all’apparenza futuristiche.
All’apparenza perché in realtà l’ibernazione, o più precisamente la crioconservazione, non rappresenta solamente un topos narrativo o cinematografico e l’immagine di Sylvester Stallone congelato e conservato a testa in giù non è del tutto frutto dell’estro creativo di Marco Brambilla, regista di “Demolition man”.

La realtà è che, conservate all’interno di tewar (cisterne) ricolme di azoto liquide vi sono già centinaia di persone che, dal lontano 1967, hanno scelto di credere nella scienza e nel progresso tecnologico, donando il proprio corpo alla ricerca in cambio dell’ “immortalità”.
Circa duecento “cadaveri” (le virgolette sono d’obbligo, venendo oramai a vacillare il significato che siamo abituati ad attribuire al termine “morte”), riposano presso due istituti statunitensi, associazioni senza scopo di lucro: la Alcor in Arizona e il Cryonics Institute in Michigan.
Lo scopo di questa donazione risiede in una speranza, che si tramuta in convinzione per i più ferventi sostenitori della crionica; la speranza che, in un futuro non eccessivamente remoto, i mali che ne hanno causato la dipartita siano stati debellati ed il loro corpo possa essere riportato in vita ed essi posti nelle condizioni di riprendere da dove erano stati interrotti: dalla loro morte.
Risorgere, dunque, è l’ambizione alla quale aspirano tutti coloro i quali hanno stipulato contratti di diverse migliaia di euro con le fondazioni americane che si occuperanno della loro conservazione (è il caso di dirlo) nei secoli dei secoli, poiché al momento, a parte l’affinamento di tecniche assai avanguardistiche che permettono al corpo di essere preservato in maniera quasi del tutto intatta, non è stato ancora effettuato alcun tentativo di risveglio di un essere umano ibernato, nonostante siano confortanti i risultati di esperimenti effettuati su ratti e cani.

Ma in cosa consiste la crioconservazione all’atto pratico? Al momento della dichiarazione della morte clinica, ossia quando è accertata la mancanza di attività cardiaca e respiratoria, il corpo del paziente deve essere immediatamente sottoposto ad un calo di temperatura sostanzioso, mentre il suo sangue viene prelevato e sostituito da una sostanza crioprotettrice che serve a ridurre al minimo eventuali danni prodotti dal congelamento. L’azoto liquido provvederà alla conservazione della salma che rimarrà custodita all’interno dei tewar in alluminio a 196° sotto zero.
Tale procedura deve essere effettuata in un arco temporale assolutamente conciso, pena l’irrimediabile deterioramento delle cellule e del cervello a causa di prolungata ischemia (mancanza di afflusso di sangue).
Più facile a dirsi che a farsi: molti sono gli inconvenienti e gli inevitabili ostacoli che possono ritardare il processo di ibernazione, a partire da intoppi di ordine burocratico presentati dalle legislazioni dei diversi Paesi o incidenti di percorso, come imprevisti nel trasporto delle salme. In Italia, per esempio, una legge impone che la morte legale sia dichiarata dopo 24 ore durante le quali il corpo non può essere sottoposto ad alcun trattamento.
Se poi ci si discosta un attimo dall’ambito prettamente medico e dunque scientifico, gli interrogativi spaziano in maniera alquanto vasta e quesiti di ordine morale, etico o anche religioso non si fanno certo attendere.
Ma è necessario partire dalla base e quindi dal significato delle parole, in questo caso del termine “morte”.

Max More, filosofo e fondatore dell’Extropic Institute, fervente sostenitore dell’Estropianesimo, branca del Transumanesimo al quale la crionica si ispira, considera assolutamente “recuperabili” tutti coloro i quali perdono la vita oggi; in futuro il progresso tecnologico e le nuove scoperte scientifiche saranno in grado di riportare loro in vita. Ogni giorno centinaia e centinaia di persone sono aiutate a risorgere proprio attraverso quelle stesse tecniche che fino a cinquant’anni fa non erano ancora state scoperte o utilizzate, quali la rianimazione polmonare, il massaggio cardiaco, la defibrillazione.
Bisogna inoltre considerare che il corpo non muore mai all’istante, ma gradualmente e che la morte clinica può essere reversibile se immediatamente scongiurato il processo di decomposizione. Da qui l’esigenza di procedere istantaneamente all’ibernazione di coloro i quali continuano ad essere considerati “pazienti”, non morti, ma “sospesi”, poiché “semplicemente l’organismo ha smesso di funzionare al punto che la medicina e la tecnologia d’oggi non possono fare molto altro”.

I crionisti, fortemente spinti dalla matrice ottimistica dell’estropianesimo e dalla sua profonda fiducia nel progresso scientifico, si preparano quindi alla vita che vivranno fra centinaia di anni, quando saranno risvegliati dalla morte e guariti dai mali che li avevano afflitti.
James Bedford è il primo uomo ad essere stato ibernato nel lontano 1967, dopo essere deceduto per cause naturali all’età di 73 anni. Dopo essere stato conservato presso la Cryonics Society della California, fu trasferito alla Alcor nel 1991: in quell’occasione un team di esperti fu in grado di costatare che le condizioni del congelamento erano ottimali e che quindi il corpo del docente di psicologia era perfettamente integro.
Tra gli “ospiti” del Cryonics Institute è già possibile annoverare un italiano, Aldo Fusciardi, deceduto a 75 anni nel 2012. L’uomo sarà raggiunto da Giovanni Ranzo che ha stipulato un contratto con la fondazione nel 2006, Vitto Cloud, avvocato friulano che ha firmato nel 2003, Daniele Chirico con la moglie Rita e la figlia Ilenia e molti altri ancora, provenienti da ogni parte del mondo.

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