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Corruzione, bustarelle e clientelismo: tangentopoli continua

Corruzione, bustarelle e clientelismo: tangentopoli continua
Gabriella De Santis

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Esiste un Paese dove nulla è impossibile al denaro e dove nessuno sa resistervi. L’Italia. In fondo non è solo il “Bel Paese” delle vacanze, del mandolino, della pizza ecc.. è il Paese della corruzione. Ogni cosa materiale e non è in vendita, una sorta di polverosa e sabbiosa qasba, un vorticoso mercato nero. E così anche la dignità si vende per cifre esorbitanti, per aggiudicarsi appalti di opere pubbliche.. e per “magagne” che prima o poi vengono a galla. L’ultima ad essere “emersa” è quella del “Mose” di Venezia.

Ma andando in ordine cronologico: eravamo già famosi negli anni ’90 per Tangentopoli, che portò alla luce un sistema corrotto avente per oggetto il finanziamento illecito dei partiti mediante tangenti – le note “bustarelle”- pagate dagli imprenditori alla classe politica. Non fu difficile capire che esisteva un solido reticolo di corruzione diffuso a macchia d’olio in tutta Italia, che portò alla decapitazione dell’intera classe politica, nessuno escluso.

Sebbene quest’ondata di scandali ha continuato negli anni a gravare sull’immagine e sull’assetto istituzionale del Paese, ad oggi la situazione non è cambiata, anzi sembra una gara a chi emula meglio… il peggio. In particolare il settore delle infrastrutture è quello in cui la corruzione degli appalti pubblici risulta più diffusa e a questo proposito la Relazione dell’Unione Europea sulla lotta alla corruzione biasima per l’ennesima volta l’Italia così “i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono oggi tra i più preoccupanti, come testimonia l’elevato numero di indagini per casi di corruzione tanto a livello nazionale, che regionale” ed è ben vero.

In più la Corte dei Conti afferma che “grazie” alla corruzione, alle infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici, il costo delle opere pubbliche aumenta del 40%. Insomma nulla di buono, ma si va avanti sempre allo stesso modo.. con i paraocchi, facendo finta di non sapere. In attesa di vedere quello che sarà, l’Esposizione universale del 2015 si è già rivelata per quello che è: un cumulo di corruzione, che rappresenta a pieno come la burocrazia funziona in Italia. Nessun controllo, tutto va bene! Mezzo miliardo di euro di denaro pubblico sottratto “alle norme e ai controlli” in nome dell’ ”emergenza” più prevista del mondo. “Ben 82 disposizioni del Codice degli appalti sono state abrogate con quattro ordinanze della Presidenza del consiglio – denuncia Sergio Santoro, l’Autorità garante per la vigilanza dei contratti pubblici – così hanno escluso noi e la Corte dei conti da ogni tipo di reale controllo“. Si cercava di accelerare i lavori per finire subito e cercare di passare inosservati e magari scamparsela.

Ma a distanza di poche settimane l’attenzione è ricaduta su un altro caso: il Mose di Venezia, una struttura che dovrebbe consentire alla laguna di non allagarsi più ed eliminare così il problema dell’acqua alta.

La realizzazione dell’opera è stata avviata nel 2003 ed Il 4 giugno 2014 sono scattati 35 arresti e 100 indagati eccellenti tra politici di primo piano e funzionari pubblici, per reati contestati quali creazione di fondi neri, tangenti e false fatture. Finiti con le manette vicepresidente del Consorzio Venezia Nuova -cui è affidato l’esecuzione dei lavori – il “numero due” della guardia di finanza, da poco in pensione, che riceveva le “mazzette” per la sua attività di copertura e di controinformazione, con la promessa di poco più di due milioni di euro. Ma le persone coinvolte sono molte.

Con tanta amarezza bisogna prendere atto del fatto che oramai le “mani pulite” in questo Paese non le ha mai avute nessuno… e fortemente generalizzato è il dubbio che qualcuno possa averle in futuro. Ed è anche per questo che l’Italia continua ad arretrare, per la corruzione, la malavita, che spesso vengono celate dalla fantomatica “crisi”. Ma chiediamoci il perchè?

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