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Le leggi del successo: “Muccino” visto da una Life Coach

Le leggi del successo: “Muccino” visto da una Life Coach

muccino_1di Daniela Marrocco
Il desiderio… il desiderio muove il mondo“. Inizia con questo incipit di voce narrante il nuovo film di Silvio Muccino – nelle sale dal 26 febbraio 2015 “Le leggi del Desiderio”. Un film dal sapore contemporaneo, una commedia ispirata che ha come protagonista lui, Giovanni Canton (interpretato da Silvio Muccino stesso) che di mestiere fa il LIFE COACH.

Nessun mistero. Subito svelato il suo lavoro, il suo libro, il suo concorso e il suo programma di dare a 3 persone, 3 cavie come le chiama il suo Editore,  la possibilità di realizzare i loro desideri.

E fin qui, sembra un film facile, veloce, dove le soluzioni saranno pronte e ispirate come nelle migliori tradizioni della commedia romantica italiana. Si che a guardare un pò oltre il filo narrativo, si scopre una vena polemica e intimista del giovane regista per sbirciare dentro le vite normali di persone più che ordinarie afflitte da clichès quotidiani.

Insomma, uno spaccato dove riconoscersi, tra frustrazioni familiari, pene sentimentali, afflizioni professionali e persino la disoccupazione di un uomo di mezza età.

Tuttavia, il film si S. Muccino ha di per sé scatenato un’autentica querelle di interviste e post, dai social alle televisioni, sulla figura professionale proposta dal protagonista. Lo stesso Muccino definisce in più presenze televisive il suo personaggio – e sottolineiamo il SUO personaggio – a metà strada tra un profeta e un santone, uno che usa le neuroscienze (letteralmente la Programmazione Neuro Linguistica ) per CAMBIARE la vita delle persone.

Ed ecco perché trovo giusto puntualizzare, criticamente e in qualità di Life Coach alcuni punti fondamentali. 

Pur rispettando il lavoro di regia e commedia realizzato dall’intelligente Muccino con quell’occhio “dal vero” che lo contraddistingue, è opportuno sottolineare chi è il LIFE COACH.

Un Life Coach è prima di tutto una PERSONA. E come tale affetta da quei limiti di pensiero, fisici e soggettivi tipici dell’essere umano. Il Life Coach è una PERSONA che ha incontrato nella sua vita una OPPORTUNITA’, più spesso una ISPIRAZIONE, per aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi, realizzare i propri desideri. E per fare questo, non ha semplicemente battuto le mani o aperto un libro: ha studiato, si è formato e si è cambiato prima partendo da se stesso, per molto (credetemi) molto tempo. Persino lo stesso Muccino nel film lo svela tra le righe.

L’EQUIVOCO nella PROFESSIONE

L’equivoco vero dell’attuale concezione di LIFE COACH sta proprio lì: nel tempo, nella strategia, nella esigenza di cambiamento, ma soprattutto nell’etica, nel rispetto di quella fragilità del tessuto umano che in un tempo di crisi come questo anela a soluzioni “fast food” o “pret-a porter”. 

SVELIAMO IL MISTERO: NON ESISTONO CAMBIAMENTI MORDI E FUGGI

E basta arrivare alla fine del film per scoprirlo. Il cambiamento presenta per tutti delle caratteristiche essenziali1) è inevitabile; 2) bisogna volerlo veramente; 3) è fondamentale che sia “ecologico”, cioè che rispetti i valori della persona.

Tutto questo ci porta naturalmente a considerare che i CAMBIAMENTI PER FORZA o PER NECESSITA’ spesso ci troveranno ad affrontare momenti di difficoltà, il rifiuto delle persone intorno (che di fatto non ci riconosceranno più). E i cambiamenti che resteranno, saranno solo quelli che ci hanno fatto davvero bene.

Perché – e qui ringrazio MUCCINO da LIFE COACH – se c’è una cosa che il film RACCONTA dal vero è che: rispettare se stessi, l’autenticità, la propria natura è l’unico vero cambiamento per cui siamo disposti a lottare e a sopravvivere. 

GLI STILI DI COACHING

Certo, il protagonista del film presenta una modalità di Life Coaching piuttosto diffusa. Spettacolarizzazione, ricette, apprendimenti letterali (Maurizio Mattioli -ndr –  al colloquio di lavoro apre una parentesi non da poco sulla reale capacità di utilizzare gli strumenti proposti dal Coach con EFFICACIA e intelligenza emotiva).

Possiamo imparare tutte le strategie che vogliamo, trasformare noi stessi in robot programmati per il successo. Perché questo pensiamo di desiderare e che pensiamo di ottenere. Questo è quello che ripetiamo a noi stessi. E in parte, il successo conserva in sè strategie comuni a tutti coloro che lo raggiungono. Tuttavia questo non è sufficiente.

E questo stile di COACHING non è l’unico possibile, non è il coaching messo in opera da tutti i LIFE COACH.

QUELLI CHE: IL COACH DEL MONDO REALE

Esistono Coach, Life Coaches, che hanno trovato una dimensione più intimista, tutt’altro che spettacolarizzata, scenografica e direi anche profondamente etica e rispettosa dei tempi e dei modi dell’altro. Esistono Life Coach che non prendono subito per vero il vostro DESIDERIO e si trasformano in genio della lampada in men che non si dica di fronte ad Aladino.

Esistono Life Coach che indagano, verificano e vi interrogano con una domanda facile quanto semplice: è VERAMENTE questo quello che VUOI?

Perché se c’è una cosa che lo stesso film comunica è che SPESSO le personecompreso il personaggio Giovanni Canton, life coach di professionenon sempre sanno DAVVERO quello che desiderano. 

E quella coerenza, quella autenticità, quella integrità le si ritrovano spesso lontano dai riflettori, riappropriandosi di una identità scomoda (quella più vera che conserviamo dentro), magari proprio alla fine dei giochi, quando quello che vuoi veramente si palesa davanti ai tuoi occhi e ti porta a corrergli dietro mandando all’aria lustrini e ribalta.

ECCO, da LIFE COACH è questo il leitmotiv che ho colto in questo film vagamente polemico ma profondamente calato nel filo narrativo della commedia romantica: un INNO alla vulnerabilità umana, come valore, come quella porta che alcuni tipi di LIFE COACH – quelli che definisco “coach del mondo reale – hanno usato e usano tutt’ora senza vestire i panni del supereroe, ma usando la propria storia personale (cambiata, lavorata, indagata, studiata, sperimentata attraverso anni di studio e lavoro personale) per aiutare gli altri – si, in effetti si – a:

  1. a) chiarire i propri desideri e a distinguerli dai bisogni;
  2. b) a definire quanto questi siano davvero rispettosi del proprio equilibrio;
  3. c) a formare e istruire verso una strategia realista e responsabile;
  4. d) a determinare un cambiamento che è soprattutto crescita personale…
  5. e) e si…se siamo davvero fortunati ad aver seminato nel terreno giusto, a realizzare finalmente quei desideri.

 E ora a voi. Scegliete pure il life coach e lo stile che desiderate, desiderando BENE, forte e chiaro. Perché come diceva M.Z. Bradley (scrittrice statunitense autrice fantasy nota per il film Le Nebbie di Avalon) “attenti a quello che desiderate, perché potreste ottenerlo”.

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