Arte, cultura e spettacolo

Bellezze della Puglia in rovina: l’abbazia di San Nicola di Casole

Bellezze della Puglia in rovina: l’abbazia di San Nicola di Casole
Vincenzo Demichele

di Vincenzo Demichele
Gli esempi più eclatanti sono i crolli che hanno colpito diverse strutture del sito archeologico di Pompei. Ma casi simili, dovuti ad un totale disinteresse se non malcelato disprezzo nei confronti della cultura, proliferano in tutta Italia, così come anche nella nostra regione. A farne i conti, fra i tanti siti di cui è punteggiata la Puglia, vi è anche l’abbazia di San Nicola di Casole, a pochi chilometri da Otranto. Nessun crollo però per il momento. “Solo” tanta incuria e abbandono, che rischiano di aggravare le condizioni del sito. E cancellarne definitivamente la storia.

Fondato nel 1098 da Boemondo I, principe di Antiochia e di Taranto, il monastero fu affidato ad una comunità di monaci basiliani. Inizialmente era costituito da una serie di altari, cripte e casupole dove i monaci si recavano a pregare; da qui il nome “Casole” che, nel dialetto salentino, significa “pregare“. Dato che nel Medioevo la cultura era strettamente associata agli ambienti ecclesiastici, non sorprende il fatto che il monastero ospitasse un circolo di poeti in lingua greca, guidato dall’abate Nettario, tutti sostenitori dell’Umanesimo italo-bizantino nel Salento. Si ritiene che a San Nicola di Casole siano state prodotte anche le prime opere in letteratura volgare, fra cui alcuni componimenti nei quali sacro e profano si contemperavano mirabilmente.

Accanto alla innovativa produzione culturale si affiancava anche la consueta opera degli amanuensi, che ricopiavano testi classici poi giunti nei maggiori istituiti teologici d’Oriente (Costantinopoli, Alessandria e Atene). Fu così che nell’abbazia di San Nicola di Casole si venne a creare un’amplissima biblioteca, addirittura una delle più grandi a livello europeo in quel periodo. La florida vita culturale del posto si arricchì ulteriormente quando dal XIII secolo iniziò ad ospitare una scuola “pubblica” a tutti gli effetti. Nel monastero si formò probabilmente anche il mosaicista greco-idruntino Pantaleone, autore del mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto. Tuttavia nel 1480, in seguito alla battaglia di Otranto, i turchi ottomani fecero razzie nei territori circostanti e rasero al suolo l’abbazia (ne abbiamo già parlato qui).

Del monastero di San Nicola di Casole oggi rimangono alcuni resti. Secondo quanto  riportato sul web, i proprietari dei campi su cui sorge l’abbazia si mostrerebbero reticenti nell’accogliere visite turistiche o scolaresche. A ciò poi va ad aggiungersi lo stato di abbandono in cui versa la struttura, che rischia di essere ulteriormente danneggiata dalle intemperie e dall’avanzare delle erbacce. Il monastero è stato inserito anche nella classifica (tredicesima posizione) de “I luoghi del cuore , stilata dal FAI in base alle preferenze espresse dagli italiani circa i siti culturali da salvaguardare. In questi anni si è  formato anche un comitato, confluito nella pagina Facebook “Salviamo l’abbazia di San Nicola di Casole – Otranto“, che lotta per difendere una bellezza del nostro patrimonio culturale regionale.
Tutte queste esperienze sono accomunate dalla necessità di proteggere i siti di interesse storico del nostro Paese, in un momento in cui le mancanze dello Stato e della politica vanno compensate con uno sforzo maggiore da parte dei cittadini. A ricordarcelo c’è anche la Costituzione, che all’articolo 9 recita: La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

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