Arte, cultura e spettacolo

Johnny Fishborn: un indie di successo

Johnny Fishborn: un indie di successo

JohnnyFishborndi Stefania Barbato
Il primo luogo che torna in mente ascoltando Johnny Fishborn è l’Inghilterra e quel brit pop anni ’90 che si è pian piano trasformato in un indie un po’ folk un po’ elettronico. Testi intimi dai ritmi veloci e profondi talvolta cantati con la voce un po’ da saloon americano, che tanto hanno fatto la fortuna di Jake Bugg, idolo della critica musicale degli ultimi anni.

Sicuramente il percorso artistico di Gionatan Scali (all’anagrafe) inizia in maniera diversa rispetto a quello di molti altri artisti. Dottore in Ingegneria al Politecnico di Torino diventa analista presso una società di consulenza informatica, fino ad un incontro: un giorno una ragazza in un bar gli porge un taccuino e gli chiede di disegnarle un mulino a vento.

Inizia così la sua avventura: caratterizzata da due peculiarità: la musa ispiratrice e il suo nome d’arte: Fishborn poichè nato il primo d’aprile di trent’anni fa. In primis decide di autoprodursi un primo album a Torino e poi decide di partire, chitarra in spalla, per suonare nei Paesi Bassi (per vedere anche i famigerati mulini a vento). Tutto questo porta al suo secondo album Windmill girl appunto, anticipato da un crowdfunding su MusicRaiser e pubblicato per la W/M Records.

Johnny Fishborn si è esibito il 16 aprile scorso a Bari presso l’Officina degli esordi. La resa dal vivo del suo album è impeccabile. La chitarra acustica di Gionatan la fa da padrona, accompagnata da un’ottima band: voce calda, ritmi incalzanti, riff molto orecchiabili e talvolta vicini a brani più familiari. I pezzi sono spesso intermezzati da racconti del cantante che si presenta vicino al pubblico. Oltre a Jake Bugg, nelle sue canzoni si possono ritrovare sonorità che ricordano anche i Nada Surf e Asaf Avidan.

Quello che più colpisce è sicuramente la sua capacità espressiva, capace di esplorare il genere indie contaminandolo. Sicuramente una sperimentazione riuscita. E Summer days ne è sicuramente la prova più evidente.

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