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Un primato mondiale per l’Uomo di Altamura

Un primato mondiale per l’Uomo di Altamura
Vincenzo Demichele

uomoaltamuradi Vincenzo Demichele
Ancora una volta la regione Puglia è sotto i riflettori internazionali. L’Uomo di Altamura è il più antico Neanderthal di cui si sia estratto e analizzato il DNA. Lo conferma uno studio, coordinato dal paleoantropologo Giorgio Manzi dell’università Sapienza di Roma e dall’antropologo David Caramelli dell’università di Firenze. La ricerca è stato pubblicata sulla rivista Journal of Human Evolution e su di essa si è basato un articolo comparso su  Nature, una delle riviste più accreditate a livello mondiale per il suo elevatissimo Impact Factor che la rende uno dei punti di riferimento per la comunità scientifica internazionale.

Lo studio è stato affrontato attraverso due indagini condotte parallelamente: quella di tipo genetica e quella relativa alla datazione. La prima è consistita nell’analisi di una sequenza parziale del Dna arcaico (nello specifico mtDNA, cioè DNA mitocondriale) ed ha permesso di concludere definitivamente che il reperto studiato è quello di un ominide della specie Neanderthalensis, come era già stato precendentemente congetturato in base ad indagini osservative e di carattere morfologico. Lo studio della datazione invece si è basata sulla tecnica dell’uranio-torio, attraverso cui  sono stati analizzati i sedimenti di calcite concrezionati in prossimità del frammento osseo scapolare estratto dal reperto.

I risultati sono chiari: l’Uomo di Altamura risale a circa 150 mila anni fa, in un periodo compreso fra i 187 mila e 128 mila anni fa. Si tratta di cifre che non sembrerebbero tradire particolari importanze al di fuori di quelle più strettamente statistiche, ma se il tutto è ricondotto nell’ambito della ricerca paleontologica, si scopre sin da subito un nuovo primato mondiale per l’Uomo di Altamura: è il più antico Neanderthal da cui sia stato estratto e analizzato il DNA, oltre ad essere il più completo in assoluto.

La ricerca ha dunque permesso di precisare definitivamente le coordinate cronologiche entro le quali collocare il reperto. Scoperto nel 1993 nella Grotta di Lamalunga, nei pressi di Altamura, “Ciccillo”, come fu affettuosamente soprannominato, attirò sin da subito l’attenzione della ricerca nel settore paleontologico: si trattava di un Neanderthal, unico al mondo per completezza dello scheltro. Questo era dovuto alle particolari caratteristiche del luogo in cui era stato rinvenuto: un ambiente tipicamente  carsico, con un proprio microclima e delle condizioni fisico-geologiche che avevano consentito la formazione di concrezioni di calcite grazie a cui le varie ossa dello scheletro si erano saldate. In queste straordinarie condizioni, l’Uomo di Altamura si è potuto preservare in uno stato ottimale  nel corso di migliaia di secoli.

L’ultimo studio pubblicato ha catalizzato nuovamente l’attenzione internazionale sulla nostra regione. Secondo quanto riferito all’Ansa, Giorgio Manzi, uno dei coordinatori della ricerca, ritiene che “ l’Uomo di Altamura rappresenti una formidabile ricchezza per il territorio dell’Alta Murgia, un tesoro da valorizzare grazie agli studi che si faranno sui resti […] il DNA potrebbe svelare anche il ritratto di quest’uomo preistorico“. Parole che suonano forti e fanno riflettere sull’importanza del patrimonio storico-culturale della Puglia. Abbiamo visto come in alcune circostanze esso sia abbandonato e tutt’altro che valorizzato (è il caso dell’abbazia di San Nicola di Casole, di cui abbiamo discusso qui).

Ma per l’Uomo di Altamura ci sono altre questioni roventiDi qualche tempo fa è la notizia di una sua possibile musealizzazione: lo scheletro sarebbe estratto definitivamente dalla grotta di Lamalunga e riposto dietro una vetrina in un museo. Si tratta di un’operazione che denaturerebbe la sua unicità, oltre al fatto che il reperto potrebbe subire danni irreparabili nel trasporto. Per il momento rimangono gli auspici di Giorgio Manzi: “La speranza per il prossimo futuro è che questo scheletro fossile possa rappresentare il fulcro di una combinazione virtuosa fra ricerca scientifica, tutela del patrimonio e sua piena valorizzazione”.

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