Cronaca nazionale

Il sistema dei farmaci generici in Italia: lo studio Nomisma

Il sistema dei farmaci generici in Italia: lo studio Nomisma
Mariangela Lomastro

farmacidi Mariangela Lomastro
Nonostante si tratti di farmaci assolutamente equivalenti agli originatori, gli esiti di mercato dei generici non hanno ancora raggiunto il loro massimo potenziale: ad oggi rappresentano poco più del 13% della spesa farmaceutica di classe A.
E’ quanto emerge dallo studio realizzato da Nomisma per conto di Assogenerici, dal titolo “Il sistema dei farmaci generici in Italia. Scenari per una crescita sostenibile” .
L’analisi ha avuto l’obiettivo di indagare il funzionamento del sistema dei farmaci generici in Italia e di individuare elementi di base per uno sviluppo del comparto per la fase di crescita del Paese. Sviluppo che deve tenere conto dell’esigenza di crescita industriale del Paese e, contemporaneamente, di razionalizzazione della spesa farmaceutica senza impattare negativamente sulla qualità delle cure.

E’ stata realizzata un’analisi a più livelli: partendo dallo studio dello “stato di fatto” odierno, sono state avanzate alcune ipotesi e simulazioni di scenario sul futuro prossimo andando a misurare il potenziale di sviluppo industriale che le imprese produttrici di farmaci generici potrebbero generare nei prossimi anni, individuando quali azioni potrebbero favorire questo processo di crescita.
Secondo quanto emerge dalla ricerca, gli esiti di mercato sono influenzati innanzitutto dal comportamento di chi prescrive, vende e utilizza farmaci. Lo studio ha dunque voluto esplorare, attraverso tre distinte indagini dirette, le esperienze di medici, farmacisti e pazienti rispetto ai farmaci generici. Da questa indagine, secondo Nomisma, è emersa una fotografia decisamente sbilanciata: da una parte, tra i pazienti che hanno fatto uso di farmaci negli ultimi dodici mesi la maggior parte conosce i farmaci generici (90%) e molti ne hanno fatto uso almeno una volta (72%); dall’altra l’elevato numero di autorizzazioni all’immissione in commercio induce molti medici a seguire pattern prescrittivi consuetudinari. Sembra esistere, infatti un “vuoto informativo” tra medico e produttori di farmaci generici che incide negativamente sulla capacità di penetrazione dei generici stessi, tanto che il mercato dei farmaci fuori brevetto è ancora oggi dominato dai farmaci “di marca”.

Dal punto di vista dell’impatto, uno degli effetti dei generici è una contrazione della spesa pubblica a fronte di un aumento delle confezioni vendute, poiché l’introduzione di un farmaco generico porta a una riduzione del prezzo per confezione pari mediamente al 60% ad un anno dall’ingresso sul mercato.
Oltre al risparmio pubblico, particolare rilevanza ha quello privato: se i pazienti sostituissero tuti i farmaci utilizzati con i rispettivi generici al prezzo più basso sarebbe possibile ottenere oltre 1,4 miliardi di euro di risparmi privati, a parità di confezioni vendute. Questo porterebbe ad un incremento dei consumi in altri settori dell’economia che, nell’ipotesi massima, sarebbe di circa 700 milioni di euro.
Effetti ugualmente rilevanti sono esercitati sul tessuto produttivo: tra 2005 e 2013 il comparto dei generici ha attivato investimenti, valore aggiunto e occupazione in misura relativamente maggiore rispetto al settore di riferimento, mostrando come i possibili impatti positivi possano andare ben oltre un semplice effetto di razionalizzazione della spesa pubblica.

Quale scenario per il futuro? Il risparmio pubblico che sarà ottenibile semplicemente grazie al processo di genericazione sarà di oltre 1,1 miliardi di euro tra il 2015 e il 2020. Il dato certo – secondo Nomisma – è che in questo quinquennio andranno in scadenza brevettuale prodotti che valgono, a livello nazionale, oltre 2,1 miliardi di euro. Quanto questo potenziale mercato è aggredibile dalle imprese di generici? Secondo Nomisma gli esiti industriali di questo processo potranno essere molto differenti a seconda degli orientamenti di policy adottati.
I dati raccolti hanno messo in luce la necessità di guardare e programmare lo sviluppo del comparto nei prossimi anni attraverso un’ottica di politica industriale ancor prima che di spesa pubblica. Attraverso una politica industriale mirata sarebbe infatti possibile favorire una maggiore crescita della produzione industriale farmaceutica in Italia ed in Europa, con conseguente attivazione di investimenti e occupazione, miglioramento della percezione dei generici e maggiori risparmi privati, incremento della competitività delle nostre imprese, in un contesto di sistema produttivo Italian-based, territoriale e trasparente.

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