Costume & Società

Tarantolismo: il male culturale

La Pizzica, medicina popolare salentina

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Tarantolismo: il male culturale
Francesco Tiberio

Il tarantolismo è una sorta di esorcismo popolare che, sin dal lontano dal medioevo, spinge uomini e donne che si ritengono morsi dalla tarantola (grosso ragno ancora esistente nel territorio), a recarsi il 29 giugno in pellegrinaggio al pozzo presso la chiesetta di San Paolo a Galatina per essere liberati definitivamente dagli effetti del veleno che provoca nel malcapitato un languore mortale da cui si può essere liberati solo per mezzo della musica e dei colori.

Da qui l’uso di nastrini colorati (chiamati zagarelle) da legare al polso e di una musica ossessiva (la Pizzica) che induce ad una danza sfrenata intorno a un pozzo la cui acqua è considerata simbolo di purificazione. La musica è suonata da un’orchestrina con chitarra battente, mandolino, violino e tamburello. Gli orchestrali ingaggiati dai familiari dell’invasato si recano normalmente a casa del tarantolato, per suonare e fargli venir fuori il veleno del ragno con la danza. Verso la soluzione della crisi la musica che accompagna il tarantolato ha suoni ora cupi, ora struggenti, che culminano in un crescendo di straordinario effetto. Le tarantolate un tempo, si recavano di buon’ora nella cappella di S. Paolo vestite di bianco e bevevano l’acqua del pozzo dove c’erano anche dei serpenti. Si lanciavano in una danza sfrenata al suono del tamburello fina a stramazzare al suolo vinte dalla fatica.

Nella storia della medicina popolare salentina esiste una connessione tra tarantati e i santi Pietro e Paolo, che ricorda le visite ai templi asclepei dell’Antica Grecia: anche in quel caso i malati si recavano al tempio per essere guariti. Si può dire che il tarantismo è un male culturale: una volta, infatti, le donne che subivano frustrazioni per eccesso di fatica, povertà o tabù sessuali, non potevano fare altro che rivolgersi a S. Paolo, il Santo dei poveri e protettore degli animali striscianti, per liberarsi dal male.

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