Cronaca estera

Albini in Africa: tra superstizione e violenza all’indomani delle elezioni politiche

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Albini in Africa: tra superstizione e violenza all’indomani delle elezioni politiche
Federica Bartoli

Stando alla definizione scientifica e medica del termine, l’anomalia genetica che prende il nome di “albinismo” è provocata dall’assenza dell’enzima tirosinasi che sovrintende la formazione della melanina. Ne consegue una depigmentazione del tessuto cutaneo, dei capelli, dell’iride, della peluria, un’elevata predisposizione a cancro e melanoma della pelle, problematiche a livello visivo, in particolar modo fotofobia.
Tale rarità genetica, riscontrata in maniera diffusa anche nel mondo animale e vegetale, colpisce di norma un paziente su 20 mila, ma le percentuali mutano in modo sorprendente se il campo di analisi viene circoscritto al continente africano

Per quanto possa apparire anomalo e per nulla affine alle aspettative, la popolazione africana presenta la più grande concentrazione di albini del pianeta con stime che registrano un caso su due mila abitanti, senza contare la situazione vigente in Tanzania, dove le percentuali mutano ulteriormente e dove è presente un albino ogni 1400 abitanti.
Non così “nero” il continente africano, come recita la definizione, se si considera che storicamente pare sia stata proprio la zona dell’Africa Orientale la culla della patologia. Una terra affascinante, ricca di tradizioni e pregna di una cultura assai influenzata da credenze di stampo animistico, dove il rapporto col divino, più intenso e complesso di quanto si immagini, condiziona marcatamente l’esistenza del singolo individuo.

Ed è proprio in seno ad ambienti così fortemente tradizionalisti che la magia e la superstizione ricoprono un ruolo fondamentale tanto da indirizzare atteggiamenti e mentalità di un’intera comunità.
In questi luoghi, un’anomalia genetica si tramuta in anatema, una maledizione divina da scongiurare, una punizione celeste; se opportunamente guidati, i timori di un’intera comunità tribale possono sfociare in veri e propri atti di violenza, così come accade in vaste zone dell’Africa.
Essere albino in Tanzania in particolare vuol dire essere considerato uno “zeru”, un fantasma, figlio del demonio, spirito di un non morto; gli arti di un albino sono considerati taumaturgici, dunque capaci di prodigiose guarigioni, di recare fortuna, ricchezza, successo, per cui la persecuzione dei malcapitati non solo è molto diffusa, ma è in grado di muovere un vero e proprio commercio di parti del corpo o interi cadaveri.
Fomentati dalle predicazioni di fantomatici stregoni, le cui figure assurgono a vere e proprie guide spirituali della comunità, numerosi sono coloro i quali si fanno artefici di rapimenti, uccisioni, mutilazioni, stupri (secondo alcune credenze, il rapporto sessuale con un albino permetterebbe di guarire dall’AIDS), che in buona parte dei casi avvengono in ambito domestico dove sono gli stessi padri i carnefici dei figli.

Questa piaga sociale, più volte demonizzata dal presidente uscente Jakaya Kikwete, il quale ha abolito la stregoneria lo scorso gennaio e condannato a morte i responsabili di un brutale omicidio del 2008, torna a preoccupare le istituzioni in vista delle imminenti elezioni politiche. Ad ottobre, infatti, la Tanzania è chiamata a ridisegnare la propria classe di governo e pare che proprio le alte sfere politiche, le più facoltose e possidenti, siano in parte all’origine dei crimini contro gli albini, in quanto interessate alle pozioni miracolose ottenute con gli arti delle vittime, siano esse rapite su commissione, siano esse cadaveri profanati nelle loro tombe; la classe dirigente è l’unica in grado di pagare a prezzo pieno fino a 75 mila dollari per un “kit” di membra umane.
Contrastare un fenomeno così vastamente diffuso, vuol dire scardinare dalla base le fondamenta di una cultura e di una tradizione oramai inglobate e assorbite dall’intero consesso sociale ed è proprio in questo senso che i governi devono operare in primo luogo, accompagnati dall’azione di “rieducazione” perpetrata dalle numerose associazioni attive in difesa dell’albinismo.

L’ONG “Under The Same Sun”, associazione canadese fondata da Peter Ash, rappresenta uno degli esempi più significativi nella lotta per la tutela dei diritti degli albini, grazie al grande lavoro di affiancamento nei confronti dei governi, alle campagne di alfabetizzazione, in modo da poter garantire istruzione e occupazione alle vittime di emarginazione, al profondo lavoro di sensibilizzazione che ha condotto al coinvolgimento dell’ONU; grazie all’appoggio dell’ambasciatore della Somalia Yusuf Ismail Mohamed “Bari-Bari”, rimasto ucciso in un attentato lo scorso 27 marzo, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite ha adottato nel 2013 la prima risoluzione che sancisse una concreta protezione in favore della comunità albina in Africa, coadiuvata da pene severe per stregoni, maghi e persecutori.
A partire dal 2014, il 13 giugno di ogni anno si tiene la Giornata Internazionale di Sensibilizzazione sull’albinismo, nel costante tentativo di educare ed informare l’opinione pubblica e la comunità internazionale circa le reali problematiche, tutte di carattere assolutamente medico, associate alla patologia, nonché al fine di poter garantire migliori condizioni di vita e reale integrazione nella società alle numerose vittime di aggressione e violenza.

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