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I ragazzi dell’autostop, da Noci in Norvegia

I ragazzi dell’autostop, da Noci in Norvegia

sisisidi Maria Ragone
Non è la storia di un film, le strade non sono quelle americane, i paesaggi non sono così lontani da noi e nemmeno i protagonisti di questa storia. Davide Carrelli e Giovanni D’onghia sono due ventenni pugliesi che questa estate hanno viaggiato dalla loro città, Noci, in provincia di Bari, fino alla fredda Norvegia, in autostop. Pollici in su, il cartello “NORD (OVUNQUE)” e l’avventura on the road ha inizio. I due ragazzi sono partiti l’11 luglio con enormi zaini sulle spalle e sono tornati il 29 agosto, più innamorati che mai. Il caso ha voluto che leggessi la loro storia su internet. La mia curiosità e la disponibilità di Davide hanno fatto il resto: ecco come è nata questa intervista.

-Dimmi ciò che ti viene in mente istantaneamente pensando al vostro viaggio.

La prima cosa che mi passa per la testa è che il motivo per cui siamo partiti, ciò che cercavamo e ciò che ci ha dato coraggio a proseguire ogni giorno è stato l’amore
ed è stata la risposta che abbiamo avuto dalla gente.

-Perchè l’amore?

L’ amore è ciò in cui crediamo fortemente. In un mondo pieno di odio e pregiudizi, l’amore è il sentimento più puro e penso sia in ognuno di noi. Bisogna solo tirarlo fuori
e per tirarlo fuori bisogna dare amore e così riceveremo amore dagli altri.

-Ma sai bene che la parola “amore” racchiude in sé un mondo intero…qual è il tuo concetto di amore?  O meglio, quale specie di amore ti ha spinto a fare questo viaggio?

Mi riferisco non solo all’amore coniugale o famigliare, ma in particolare a quello che si prova verso il prossimo, magari uno sconosciuto, magari qualcuno che come noi era al lato di una strada chiedendo un aiuto. Amore inteso come fiducia incondizionata, ciò che hanno dimostrato coloro che ci hanno dato passaggi e i tanti che ci hanno ospitato nelle loro case e hanno messo “a repentaglio” la loro vita e le proprie cose, perchè si fidavano di noi e perchè amano la vita e il genere umano.

-Voi siete partiti col vostro amore. Avevate fiducia o speranza di trovarlo durante il viaggio?

Si si, assolutamente. Eravamo convinti di trovarlo e volevamo dimostrare che c’è tanta gente che ama. Penso ci siamo riusciti.

-Quale è la prima immagine che ti viene in mente se qualcuno ti chiedesse della vostra avventura?

Probabilmente il momento in cui abbiamo raggiunto la nostra destinazione. Era una spiaggia nell’arcipelago delle Lofoten e sembrava il paradiso.

-E quello più difficile?

Forse il momento in cui abbiamo dormito con pochi gradi sopra lo zero in tenda, bagnati.
Ma non è stato poi così male, tutto passa.

-Quale è stato il paesaggio, la persona o l’atteggiamento di fronte a cui avete provato più meraviglia?

Credo che provavamo meraviglia verso chiunque avesse avuto il coraggio di aiutarci. Ricordo un’anziana che ci ha accompagnato malgrado i suoi gravi problemi di salute, una donna che ci ha permesso di pranzare gratuitamente nella sua osteria, un indiano che ci ha regalato dei soldi, circa 45 euro nonostante non volessimo accettarli, due ragazze musulmane che ci hanno accompagnato nel pieno della notte nonostante la loro non fosse la nostra destinazione e potrei fare tanti altri esempi. A breve pubblicheremo un documentario e i nostri angeli ci saranno tutti.

-Ho letto che avete vistato località italiane che vi hanno fatto apprezzare di più il nostro Paese e che essere italiani era “una marcia in più”. Potresti spiegare meglio?

Non avevamo dubbi su questo, ma l’Italia (nonostante ci resti molto da vedere) è bellissima, non parlo solo dei paesaggi straordinari e dell’ immenso patrimonio culturale ma mi riferisco anche allo stile di vita e alle tradizioni…ed è anche ciò che pensano di noi all’estero. Essere italiano è una marcia in più proprio perchè all’estero ci ammirano.

-Sul cartello c’era scritto “NORD (OVUNQUE)”. Perchè questa scelta?

Proprio perchè non volevamo avere una meta precisa. Volevamo fossero la gente e il destino a guidarci tra i luoghi. Noi abbiamo scelto la direzione, il nord. Loro hanno creato il viaggio, è tutto merito loro.

-È stata per entrambi la prima esperienza in autostop in giro per l’ Europa?

Si, la prima assoluta in autostop. Abbiamo sempre viaggiato insieme e anche l’anno scorso abbiamo viaggiato in Europa con l’interRail e  dormimmo in strada per una buona metà del viaggio. Non ci piacciono le vacanze, amiamo le avventure, anche se abbiamo incontrato persone e conosciuto storie di chi ha fatto viaggi incredibili.

-Avete già pensato alla prossima meta?

Abbiamo pensato che sarebbe bello fare la stessa cosa nel sud-est asiatico magari l’anno prossimo, o forse in America Latina, dove Giovanni ha vissuto due anni fa. Per adesso ci godiamo la nostra bella Italia.

-Quali sono gli oggetti essenziali che avete deciso di portare con voi?

Avevamo solo i vestiti, un fornelletto (che abbiamo costruito da noi con le lattine di alluminio), le videocamere e dei vecchi telefonini che usavamo pochissimo.
Avevamo una mappa dell’europa, una torcia e ovviamente la tenda.

-Cosa consiglieresti a chi volesse fare un’esperienza simile?

Partire senza paura, ma rimanere prudenti, lasciarsi guidare dal cuore e dal destino…e di avere pazienza perchè prima o poi l’aiuto arriva sempre.

Il coraggio, la tenacia e la voglia di avventura hanno portato questi ragazzi lontano e hanno permesso ai due ventenni di vivere un’esperienza incredibile.

L’ enorme gioia si può comprendere da queste le parole di Davide, scritte appena giunti a destinazione:

<< Forse ci vorrà del tempo per renderci conto di quanto sia grande questo risultato. Siamo ad Oslo da quasi un’ora e l’obbiettivo che sognavamo è stato raggiunto nel modo in cui lo avevamo immaginato. Nei prossimi giorni proveremo a salire verso Nordkapp, poi inizierà il nostro viaggio verso sud. Grazie agli angeli che ci hanno aiutato finora senza chiedere nulla in cambio e se vedete due autostoppisti per strada, cazzo fermatevi. >>

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