Cronaca

Italiani di Crimea, riconosciuto lo status di deportati

Italiani di Crimea, riconosciuto lo status di deportati
Vincenzo Demichele

di Vincenzo Demichele
Accade spesso che alcune vicende si perdano tra gli infiniti rivoli della storia. E’ il caso di quel gruppo di italiani emigrati in Crimea nel corso del XIX secolo, i cui discendenti vivono ancora oggi, come minoranza etnica, nella regione. La notizia clamorosa è che pochi giorni fa questo piccolo gruppo di nostri connazionali emigrati  ha ottenuto il riconoscimento dello status di “deportati”. Che cosa significa esattamente? In poche parole, i cosiddetti Italiani di Crimea sono stati ufficialmente riconosciuti come minoranza etnica perseguitata all’epoca dello stalinismo. Il provvedimento non ha solamente un valore simbolico, dal momento che, come spiegato dall’associazione CERKIO (Comunità degli Emigrati in Regione di Crimea – Italiani di Origine) presieduta da Giulia Giacchetti Boico, “la nostra comunità è associata a quelle di origine tartara, tedesca, greca, bulgara e armena e beneficerà di tutta una serie di misure, anche di carattere economico, volte a tutelarne l’identità”. Nello specifico,  è stato il presidente russo Vladimir Putin a intervenire su un decreto con cui si riconoscevano le minoranze crimeane perseguitate dallo stalinismo e in cui era stata omessa quella italiana. L’azione di uno degli uomini più controversi della Russia ha quindi colmato questa mancanza. L’incontro si è tenuto a Yalta, alla presenza di una delegazione guidata dalla presidente Giulia Giacchetti Boico e composta dal deportato Natale De Martino e da Vova Fedosov (famiglie Fabiano e Binetto) e Igor Fedorov (famiglia Ferri), assieme a Vladimir Putin e all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

 La storia degli Italiani di Crimea si intreccia con quella della nostra regione. La maggior parte degli emigrati infatti proveniva dalla Puglia, in particolare da Trani, Bisceglie e Molfetta. Essi decisero, fra il 1820 e la fine del secolo, di partire per il territorio crimeano stabilendosi a Kerč’, attirati dalla fertilità delle terre e dalla buona pescosità dei mari. Questi nostri antenati pugliesi erano insomma quelli che oggi vengono classificati come “migranti economici”. In un  primo momento si trattava di agricoltori, uomini di mare e addetti alla cantieristica navale; poi, furono raggiunti da architetti, notai, medici, ingegneri e artisti. Secondo il Comitato statale ucraino per le nazionalità, nel 1897 gli Italiani sarebbero stati l’1,8% della popolazione della provincia di Kerč, percentuale passata al 2% nel 1921; alcune fonti parlano specificatamente di tremila o cinquemila persone. I nostri connazionali inoltre avevano ormai dato vita ad una delle classi più agiate della città, almeno fino all’avvento del comunismo.

Con l’ascesa di Stalin, gli Italiani di Crimea conobbero uno dei periodi più bui della loro storia. Perseguitati perchè accusati di simpatizzare per il fascismo, molti presero la via di Costantinopoli per raggiungere l’Italia. Chi decise di restare dovette confrontarsi con un gruppo di emigrati italiani antifascisti provenienti dall’Unione Sovietica che avevano lo scopo di “rieducare” la comunità di Kerč, arrestando o cacciando dalla città chiunque tentasse di opporsi. A seguito di ciò, nel censimento del 1933 la percentuale degli italiani risultava scesa all’1,3% della popolazione della provincia di Kerč. Le purghe staliniane fecero il resto: molti italiani sparirono nel nulla, accusati di spionaggio a favore del regime fascista e di compiere attività controrivoluzionarie. Nel 1942, con l’avanzata dei tedesci in Ucraina e Crimea, le minoranze nazionali qui presenti furono deportate verso i Gulag con l’accusa di collaborazionismo. Il convoglio attraversò numerose regioni, giungendo fino a Atsbar, da dove i deportati furono poi dispersi nella steppa Akmolinsk e Karaganda, accolti da temperature polari, fra i 30 e i 40 gradi sotto zero, che li decimarono. Quasi metà dei deportati, tra cui tutti i bambini, morì durante il viaggio.

Alla fine si calcola che sopravvisse forse solo il 20% della popolazione. I sopravvissuti rientrarono a Kerč sotto la presidenza di  Chruščёv. Molti italiani, traumatizzati dall’esperienza delle deportazioni, hanno celato la loro origine etnica, ottenendo la russificazione del proprio nome. Ma all’interno della comunità le famiglie hanno continuato a tramandare la lingua ai figli e ai nipoti. Il terrore delle persecuzioni ha segnato in maniera così indelebile la memoria di questa minoranza etnica di origine italiana che ancora negli anni 2000 in  molti si rifiutavano di narrare la propria esperienza per paura di eventuali ritorsioni da parte di uno stato che ormai non esisteva più. Oggi la storia ha cercato di curare queste ferite.

Aggiungi un commento

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altro in Cronaca

Marilù Mastrogiovanni

Sequestro preventivo per il magazine “Il tacco d’Italia”

Tiziana Di Gravina12 dicembre 2017
caduceo

Caduceo d’Oro 2017: il Welfare negli anni della crisi

Mariangela Lomastro16 novembre 2017
arrestospada

Roberto Spada arrestato dopo l’aggressione alla troupe di Nemo

Francesco Tiberio13 novembre 2017
Valentino Lo Sito al consiglio nazionale dei giornalisti

Ordine dei Giornalisti: Losito eletto consigliere nazionale

Daniele D'Amico25 settembre 2017
sanremo

Sanremo 2017, trovato morto Piero Petrullo

Mariangela Lomastro8 febbraio 2017
magistrati-anm

Si apre l’anno giudiziario. L’Anm non ci sta e diserta

Francesco Tiberio27 gennaio 2017
natale

Natale 2016: Tra mercatini e vandalismo

Francesco Tiberio19 dicembre 2016
bolkestein

La direttiva Bolkestein e il commercio su aree pubbliche

Francesco Tiberio6 dicembre 2016
world press photo

World Press Photo: “la più importante mostra di fotogiornalismo del mondo”, a Bari, ma i giornalisti non sono graditi ospiti.

Redazione19 novembre 2016

Il primo magazine online di informazione regionale, nazionale ed estera, libero ed indipendente.

Testata registrata n. 1093/2011, reg. 16, Tribunale di Bari.

Direttore responsabile: Antonio Cesare Catacchio

Invia articoli

© 2009-2016 Il corriere delle Puglie - Edito da Associazione InformAEticamente - http://www.informaeticamente.it