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Protocollo di Kyoto del 1997: l’ipocrisia di civiltà

Protocollo di Kyoto del 1997: l’ipocrisia di civiltà

protocollokyotodi Ricky Violante
Da qualche giorno si discute della ventunesima “Conference of parties” (Cop21) a Parigi , iniziata il 30 novembre e che terminerà l’11 dicembre. Sarà il principale accordo internazionale sul clima. La “Conferenza delle parti” si tiene ogni anno con un vertice mondiale, che discute le misure da adottare per rispettare gli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici. La Cop21 rappresenta la fine di un ciclo di trattative e negoziazioni iniziate nella grande Cop del 1997 (Cop3), che portò alle misure del “Protocollo di Kyoto”.
Il protocollo fu costituito l’11 dicembre del 1997 a Kyoto da circa 180 Paesi, ma entrò in vigore solo nel 2005. Alla base di esso c’è la “certezza che siano le attività umane le maggiori responsabili dell’incremento della temperatura globale”. Il trattato prevede l’obbligo di ridurre, tra il 2008 e il 2012 (poi prorogato al 2020), le emissioni di sei gas a effetto serra di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990.
Ma quanti degli Stati aderenti hanno mantenuto le norme del protocollo fino ad oggi? Chi sono i maggiori responsabili del fallimento delle sue trattative? Chi ci avvelena di più?

Tra i principali inquinatori, la figura migliore è quella dell’Unione Europea, che, oltre essere la principale sostenitrice del trattato, ne ha “addirittura” rispettato le norme.
Imbarazzanti i responsabili del 40% del totale delle emissioni di CO2, anche detti Stati Uniti d’America: verso la fine del proprio mandato, Bill Clinton firmò l’accordo, ma George W. Bush, suo successore, inizialmente promotore dell’accordo (in campagna elettorale), si tirò successivamente indietro, perché convinto che l’accordo sarebbe stato dannoso per l’economia del Paese.
Ancor peggio il “grande” Canada, che nel 2012 si è ritirato dall’accordo, trovando un modo abbastanza furbo per evitare la penalità di 14 miliardi di dollari, per non aver mantenuto gli impegni dell’accordo; la giustificazione che il ministro dell’ambiente del Canada Peter Kent per la sporca faccenda fu: “Il protocollo è passato, non funziona più”. Peccato che casualmente il Canada trae implicitamente profitto dall’avvelenamento del pianeta, essendo uno dei maggiori produttori di energia al mondo.
La Cina, in cima alla classifica dei maggiori emettitori di gas serra, è senza obblighi, perché nel 1997, era ancora considerato un Paese in via di sviluppo.

Mentre i Paesi citati, e anche molti altri, non hanno rispettato e continuano a non rispettare le norme del protocollo di Kyoto, il mondo continua a morire. Catastrofi naturali sempre più frequenti stanno addirittura facendo mobilitare le compagnie assicurative, che hanno paura di perdere i loro profitti, se il clima continua ad essere imprevedibile e causare troppi morti. Le compagnie fanno sempre più pressione sui politici per spingerli ad adottare provvedimenti sul clima il prima possibile, a cominciare proprio dalla Cop21 che si sta tenendo a Parigi.
Di fronte alla gravissima situazione la Cop21 sarà un’occasione importante non solo per coordinare i vari governi sulle politica da adottare, ma anche per aiutare i Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici ad adattarsi. Sempre sperando, ovviamente, che la Cop21 non faccia il paio con l’inutilità del protocollo di Kyoto.

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1 Commento

  1. Giuseppe bonsante

    4 dicembre 2015 at 14:31

    Il cambiamento del clima è colpa della geoingegneria clandestina che spuzzano le scie chimiche.E poi organizzano questi eventi consapevoli di ciò che stanno facendo ammazzare il pianeta.

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