Cronaca regionale

Lecce: Fabio Perrone torna in carcere

Coperto per mesi da insospettabili, all'arrivo degli agenti ha tentato la fuga sul tetto armato di kalashnikov.

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Lecce: Fabio Perrone torna in carcere
Pierfrancesco Caira

Sono ufficialmente terminati i giorni di latitanza dell’ergastolano Fabio Perrone (42), soprannominato “Triglietta”, nuovamente in carcere in seguito all’arresto avvenuto durante le prime ore della scorsa mattina a Trepuzzi (LE), paese natale del pregiudicato. In manette anche un altro uomo, Stefano Renna, barista 32enne incensurato che ospitava il fuggitivo all’interno della propria abitazione; al momento del blitz delle forze dell’ordine Perrone, armato di un AK-47, ha tentato di fuggire ma è stato bloccato sul tetto dagli agenti della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria. Termina così l’affanosa caccia all’uomo che durava ormai da 63 giorni, grandi festeggiamenti nella Questura del capoluogo salentino, l’evaso è al momento detenuto nel carcere leccese di Borgo San Nicola, in regime di isolamento, ed è sotto continua sorveglianza poichè si teme possa compiere gesti estremi in base alle informazioni raccolte dagli inquirenti durante il periodo di latitanza.

Perrone viene considerato un vero “duro” negli ambienti della malavita e aveva già scontato 18 anni di reclusione, pena inflittagli per attività illecite di stampo mafioso connesse alla Sacra Corona Unita; la seconda condanna, stavolta all’ergastolo, è conseguenza dell’omicidio di un 45enne e del tentato omicidio del figlio minorenne di quest’ultimo, avvenuti il 28 marzo 2014. Lo scoso 6 novembre, durante un permesso per una visita medica fuori dal carcere, l’incredibile fuga dall’ospedale Vito Fazzi: ruba l’arma all’agente di custodia, semina il panico in corsia ferendo tre persone e si dilegua dopo aver sottratto l’auto a una donna nel parcheggio della struttura. Il dato che maggiormente preoccupa, tuttavia, stando a quanto dichiarato dal comandante della Polizia Mobile di Lecce, è l’ampio appoggio ottenuto da Perrone per coprire le sue tracce negli ultimi due mesi da diversi soggetti, spesso insospettabili, che reputano l’omicida evaso alla stregua di un “eroe”.

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