Economia e Diritto

Referendum anti-trivelle, si vota il 17 aprile. No all’election day, sprecati 300 milioni

Referendum anti-trivelle, si vota il 17 aprile. No all’election day, sprecati 300 milioni
Vincenzo Demichele

trivelle_4di Vincenzo Demichele
Il Consiglio dei Ministri ha fissato per il prossimo 17 aprile la data di svolgimento del referendum anti-trivelle. I cittadini saranno chiamati ad esprimersi in merito all’unico quesito approvato dalla Corte Costituzionale (gli altri cinque erano stati bocciati dalla Cassazione): quello che abroga la possibilità che l’attività estrattiva entro un’area estesa a 12 miglia dalla costa sia consentita per un periodo pari alla durata utile del giacimento, cioè per sempre. La decisione è stata subito criticata da ogni parte: dai componenti politici alle associazioni ambientaliste, movimento No-Triv compreso.

Sono fondamentalmente due i motivi di chi si oppone. Innanzitutto, la data del 17 aprile è considerata troppo vicina, il che riduce i tempi per informare correttamente i cittadini. In secondo luogo, il governo ha optato per uno scorporo dal giorno delle elezioni amministrative, cosa che scoraggerebbe la partecipazione al voto degli elettori, impedendo il raggiungimento del quorum, ovvero della soglia minima di votanti necessaria perchè la consultazione sia ritenuta valida. A quest’ultimo aspetto se ne aggiunge un altro di natura economica: il mancato “election day”(“giorno di elezioni”, in cui si svolgerebbero sia le amministrative sia la consultazione referendaria) comporta una spesa extra di 300 milioni di euro per le tasche dei cittadini. Uno spreco assolutamente superfluo.

Dura la reazione del governatore pugliese Michele Emiliano: “la data – dice – sembra sia stata scelta apposta dal governo per ridurre al massimo i partecipanti al referendum. La stessa scelta può essere cambiata. Anzi, rimeditata dal governo al fine di consentire a tutti gli italiani di essere meglio informati su una materia oggettivamente complessa”. Per Mario Conca (Movimento 5 Stelle) “Renzi non ha voluto che si votasse nell’election day con le amministrative di Giugno perché non vuole che si superi il quorum. Non fa niente se sprecheremo 360 milioni di euro, per lui è importante darvi l’impressione di vivere in una democrazia, tanto paghiamo noi”.

Il referendum anti-trivelle è solamente l’ultima tappa di una vicenda che va avanti da tempo. L’estate scorsa il governo ha approvato con una raffica di decreti le esplorazioni per la ricerca di idrocarburi nell’Adriatico attraverso la discussa tecnica dell’AirGun. Immediata la mobilitazione di associazioni ambientalistiche e di governi regionali. Questi ultimi (in tutto 10) si sono mossi avanzando la richiesta di referendum per contestare l’iniziativa del governo nazionale, che giorni fa  ha stabilito per il 17 aprile la data della consultazione. Nel frattempo, la notizia di possibili trivellazioni nella zona delle Tremiti, nel parco nazionale del Gargano, aveva scatenato nuovamente l’opposizione della regione Puglia. Una situazione risolta dalla Petroceltic Italia, la società che si sarebbe dovuta occupare delle esplorazioni e che alla fine ha abbandonato.

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