Costume & Società

1° marzo: ricordando la scomparsa di Gabriele D’Annunzio

Il Vate tra i piaceri della tavola e della musica

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1° marzo: ricordando la scomparsa di Gabriele D’Annunzio
Francesco Tiberio

Gabriele D’Annunzio era solito mangiare con voracità e in maniera abbondante e si innervosiva se non veniva servito subito. Era un convinto sostenitore dei benefici dell’acqua, alla quale faceva numerose lodi, anche se però quando risiedeva in Francia fu convinto dai contadini della zona delle proprietà e dei vantaggi per la salute che il nettare di Bacco poteva offrirgli.

Frequentava ristoranti di lusso, dalla cucina ricercata, dove prodigo com’era spendeva e spandeva. Quando abitava in via Lorenzo il Magnifico, a Firenze, era cliente di Gaetano Picciolo, una nota e rinomata trattoria che cucinava grandiose bistecche che il Vate mostrava molto di apprezzare. Ma non disdegnava però neanche le piccole e semplici trattorie. Proverbiale è rimasto l’aneddoto che racconta di un telegramma del figlio di Picciolo. Il testo del messaggio non è noto, ma il Sommo così rispose: “Il tuo inaspettato messaggio risveglia i miei più dolci ricordi fiorentini. Stop. Ti mando quel che vuoi, ma tu mandami per telegrafo la bistecca di tre quarti che mangiammo allora insieme con il non dimenticabile Jarro. Stop. Abbraccio il babbo. Stop. Gabriele D’Annunzio“.

D’Annunzio andava matto anche per i gelati. Ne arrivava a mangiarne sino a 10/12 di seguito. Inoltre compose un sonetto in dialetto dedicato ad un dolce abruzzese, “La canzone del Parrozzo“, scritta con l’umanista De Titta e musicata col maestro Di Iorio. Sempre a lui si deve il nome di un famoso liquore d’arancio, la cui parola, frutto dell’oro, trasformò nel latino “Aurum“. Inoltre, forse non tutti sanno che quando chiediamo un “tramezzino“, vogliamo ciò che il Poeta aveva creato come neologismo. Ed oggi, 1° marzo, ricorre la scomparsa di questo Poeta poliedrico che ha lasciato un segno indelebile nella storia.

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