Cronaca estera

Attentati di Bruxelles, il terrorismo molecolare che devasta l’Europa

Il massacro perpetrato dall'Isis nella capitale belga conferma l'estrema debolezza con cui l'Unione Europea deve fare i conti

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Attentati di Bruxelles, il terrorismo molecolare che devasta l’Europa
Vincenzo Demichele

Gli attentati che nei giorni scorsi hanno colpito Bruxelles, provocando più di 300 fra morti e feriti, erano attesi da tempo. Ammesso (in maniera alquanto imbarazzata e ridicola) dal primo ministro belga Charles Michel in occasione della conferenza stampa con cui commentava i fatti, preannunciato da diverse agenzie di intelligence (come quella israeliana), lo Stato che ospita alcune delle principali istituzioni politiche europee non è riuscito a sventare la minaccia. I ben 6 servizi segreti che avrebbero dovuto schermare la capitale europea da ogni possibile attacco terroristico hanno fallito miseramente. Scoperchiando ancora una volta le estreme debolezze non solo di uno Stato, ma dell’intera Unione Europea, che come non mai sta attraversando il periodo più difficile della sua storia.

Divisa fra stati sempre più litigiosi, agitata da movimenti islamofobici e xenofobi che rinvigoriscono le posizioni dell’estrema destra, l’UE si trova ad affrontare l’ulteriore problema del terrorismo di matrice islamica sotto la bandiera dell’ISIS. Problema sicurezza che, assieme a quello dell’immigrazione e della perdurante stagnazione economica, rappresenta il tallone d’Achille della coesione europea. Per quanto riguarda la questione terrorismo, sembrava che gli Stati membri stessero in qualche modo risalendo la china. Lo dimostravano le centinaia di perquisizioni e di arresti che, evidentemente, hanno avuto più un risvolto politico-mediatico che investigativo. Lo stesso arresto di Salah Abdeslam, uno dei responsabili degli attacchi parigini, la scorsa settimana sembrava aver aperto una nuova fase della lotta al terrore, quando invece non ha fatto altro che catalizzare la realizzazione di ulteriori attentati.

L’inefficienza delle agenzie di intelligence, a cui da mesi si chiede una maggiore condivisione delle informazioni per un più efficace coordinamento delle operazioni controterroristiche, non è dovuto solamente alla propria debolezza strutturale ed operativa, ma anche alla complessità del fenomeno che sono chiamate a neutralizzare. Il terrorismo dell’Isis è un terrorismo molecolare, dematerializzato. Gli scambi di informazioni avvengono attraverso sistemi di messaggistica istantanea ipercriptata; Telegram, per esempio, è abbastanza rinomato per il sistema di privacy che assicura ai propri utenti ed è, non a caso, uno dei più utilizzati dai foreign fighters islamici. Quandunque le autorità riescono a intercettare e chiudere degli account che supportano la propaganda jihadista, allo stesso tempo altrettanti ne vengono fuori, delineando un fenomeno difficilmente controllabile.

 “Siamo in guerra” ha ribadito il primo ministro francese Manuel Valls, riprendendo le stesse parole del suo presidente François Hollande. Ma è veramente così? Tecnicamente no, perchè non ci troviamo di fronte ad un esercito regolare, con uno stato riconosciuto a livello internazionale. Se volessimo mantenere la parola “guerra” dovremmo parlare piuttosto di guerra asimmetrica, perchè anche il conflitto è molecolare, dematerializzato, e si concretizza in luoghi imprevedibili o talvolta prevedibili, senza che gli Stati coinvolti possano reagire nella maniera opportuna. Così l’Europa si scopre estremamente fragile. Come reagire? L’esibizione muscolare di alcuni Stati, come la Francia e la Russia in Siria, non sembra aver sortito alcun effetto, dal momento che i bombardamenti che colpiscono i territori controllati dall’Isis hanno mietuto vittime fra civili, talvolta investendo anche ospedali, come riportato dal New York Times, senza fermare l’ondata di attentati che sta travolgendo l’Europa.

Un’attenzione particolare merita la Francia. Interessata dagli attacchi del 13 Novembre, la risposta politica dell’esagono è stata quella di proporre una riforma costituzionale, ampiamente discussa, mentre si è proclamato (e prorogato) uno stato d’emergenza con cui si incrementavano a dismisura i poteri delle forze dell’ordine. Tant’è che numerose sono state le segnalazioni di cittadini musulmani vessati dalle forze dell’ordine, che irrompevano in casa senza mandato di perquisizione. Insomma, finora sia dal punto di vista militare, sia da quello politico, ad avere la meglio sembra essere l’estremismo islamico. Mentre l’Europa mostra il suo ventre molle.

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