Arte, cultura e spettacolo

Edward Hopper, il pittore del silenzio

Quando l'arte trasmette incomunicabilità e tacita inquietudine

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Edward Hopper, il pittore del silenzio
Gabriella De Santis

di Gabriella De Santis
Edward Hopper, pittore statunitense contemporaneo, è noto per essere definito il “pittore del silenzio”. Infatti è stato in grado di ritrarre momenti di vita quotidiana, nella loro intimità e semplicità, intrisi di una forte carica emotiva. Emozioni tristi e silenti dell’animo umano che perso nella frenesia della quotidianità, trova brevi momenti per alzare lo sguardo e rimanere impotenti ed attoniti a scrutare intensamente il vuoto. I protagonisti dei suoi dipinti sono quasi sempre assorti nei loro pensieri oppure intenti a guardare fuori da una finestra o verso un orizzonte lontano, con lo sguardo vuoto di colui che guarda ma non vede. Sguardi la cui direzione va oltre il confine del quadro, quasi a voler tagliare fuori anche lo spettatore da questo momento di ipnotica riflessione.

Lascia così un certo senso di inquietudine in chi si sofferma dinanzi ai suoi dipinti e cerca di cogliere qualcosa che nemmeno i protagonisti hanno ben compreso. Hopper colloca i suoi soggetti in un contesto cittadino fatto di case, teatri, caffè, treni e fondamentale importanza è attribuita alle finestre, alle vetrate, alle porte, considerate l’unico mezzo attraverso il quale comunicare e prendere visione di cosa tacitamente accade all’interno di tali ambienti. Le figure umane sono sempre poche, raramente più di due e quello che emerge è una sorta di estraneità ed incomunicabilità fra i soggetti e l’ambiente e nei soggetti fra loro stessi. Ne emerge una sorta di convivenza forzata sulla scena, un silenzio che invade gli ambienti, il tutto racchiuso in strutture talvolta fortemente geometrizzate e rese ancora più grevi da tonalità di colori brillanti, luminosi e carichi ma non simbolo di vivacità.

Numerose le fonti di luce artificiale o naturale, che con intensi fasci luminosi investe i protagonisti e quasi li ipnotizza. La solitudine prende spesso forma in soggetti di spalle o di lato, assorti nella lettura, che tagliano tutte le possibilità di comunicare con il mondo circostante. Particolare predilezione del pittore è quella per le donne, come se avessero quella particolare personalità inaccessibile o avessero la necessità di soffermarsi in profonde pause di riflessione nelle loro giornate o semplicemente perché era più semplice imbattersi nella loro solitudine, riflesso di una ostinata ricerca di verità amore e soprattuttto di sé stesse. Spesso, infatti, l’autore si definiva in cerca di sé stesso, “cercando di analizzare i propri sentimenti come se appartenessero ad altri”, come afferma Brian O’Doherty, amico del pittore.

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