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I farmaci innovativi e la lotta contro il cancro

Tanto eco ha suscitato la recente trasmissione Petrolio della Rai "le cure del secolo" sul tema dei farmaci innovativi

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I farmaci innovativi e la lotta contro il cancro
Mariangela Lomastro

Capita ogni tanto che una trasmissione televisiva abbia eco nei giorni seguenti, su altri mezzi di comunicazione, perché il tema trattato sia stato particolarmente sentito dai telespettatori. Ultimamente è questo il caso della trasmissione “Petrolio” andata in onda su Rai Uno lo scorso 16 maggio, intitolata “Le cure del secolo”. E’ sembrato doveroso approfondire a nostra volta il tema trattato e riproporlo ai nostri lettori raccontando i punti salienti della trasmissione andata in onda.
Il tema principe è stato il cancro e la nuova frontiera della guerra che contro di esso si combatte che si chiama immunoterapia, la nuova potente arma contro i tumori dopo chirurgia, radioterapia e chemioterapia. “I farmaci immunologici cambiano completamente strategia” afferma Michele Maio, oncologo del Policlinico Le Scotte di Siena, “non si utilizzano più dei farmaci che arrivano al livello del tumore, ma agiscono a livello del sistema immunitario del paziente”. Con l’immunoterapia, dunque, si rieduca il sistema immunitario ad eliminare le cellule trasformate. Una tattica diversa e più mirata rispetto alle chemioterapie e radioterapie che bombardano a tappeto per distruggere il tumore, colpendo però anche le cellule sane.

Il reparto di Immunoterapia diretto dal dott. Maio è sempre pieno: arrivano pazienti da tutta Italia e dall’estero per accedere in anteprima alle terapie sperimentali e in fase di studio e, quindi, non ancora in commercio. Continua il dott. Maio “Il 25% dei pazienti affetti da malanoma metastatico sopravvive a un anno (dati 2008). Adesso siamo a oltre il 75%, quindi abbiamo triplicato il numero di pazienti che sopravvive al melanoma metastatico ad un anno. Ma il risultato molto più importante è che si è più che raddoppiato il numero di pazienti che sopravvive a cinque e dieci anni rispetto ai trattamenti tradizionali. Certamente stiamo parlando di svolta epocale nel trattamento dei tumori”. Successi simili sono stati ottenuti anche contro altri tipi di tumore: polmone, mesotelio, rene, ovaio, cervello. A Siena sono attive circa una quarantina di sperimentazioni cliniche di tipo immunologico, praticamente su qualunque tipo di tumore solido. Questi farmaci però non funzionano per tutti, ci tiene a precisare il dott. Maio, non c’è una cura che funzioni nel 100% dei casi.
Le cure, finché sperimentali, non sono a pagamento per il sistema sanitario nazionale, ma nel momento in cui i farmaci sono immessi in commercio il problema è che sono cure molto costose. Presente in studio c’era anche il Ministro Lorenzin che ha affermato “Noi siamo in pieno Rinascimento scientifico. E’ come se fossimo passati dalla penicillina all’aerospazio in 5-6 anni. Siamo travolti dalle scoperte scientifiche, quindi ora bisogna riuscire a gestirle, a garantire ai pazienti l’accesso a questi farmaci, a garantire alla ricerca di poter continuare a fare investimenti e a rendere l’SSN sostenibile, perché le cure costano molto e questa è la sfida di noi tutti ministri della Sanità in occidente”.
Ci sono però dei nodi da sciogliere. Ci sono terapie innovative non più in sperimentazione, autorizzate sul mercato in tutta Europa, ma non disponibili. In Italia il prezzo del farmaco deve essere contrattato con l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che mediamente riesce a spuntare un prezzo inferiore dal 20 al 40% rispetto al resto d’Europa, afferma il dott. Luca Pani direttore generale AIFA. Mentre è in corso la trattativa con AIFA sul prezzo, il farmaco viene inserito nella fascia CNN, che sta per “classe non negoziata”, ovvero la liste di quei nuovi farmaci autorizzati sul mercato ma non ancora rimborsabili, quindi temporaneamente a carico dell’ospedale o del singolo paziente, insomma chi può se lo paga. Il problema è la lunghezza della trattativa. Nel 2013, con un emendamento al Decreto del Fare, il Ministro Lorenzin assicurava priorità assoluta: cento giorni al massimo per inserire i farmaci innovativi nel Prontuario Sanitario Nazionale. Nei fatti, cento giorni non bastano mai, ne occorrono il triplo.
Nel momento in cui i farmaci entrano nel Prontuario Nazionale, purtroppo il farmaco non è ancora disponibile per i pazienti perché ci sono ulteriori passaggi da completare all’interno delle Regioni, che richiedono altri tempi per inserire i farmaci nel Prontuario Terapeutico Regionale. Dall’autorizzazione europea fino alla disponibilità reale per il paziente possono passare anche due anni ed i malati di cancro spesso questo tempo non ce l’hanno.

Generici o di marca, da banco o con obbligo di ricetta, nell’ultimo secolo i farmaci hanno cambiato la nostra vita e oggi muovono un mercato che non conosce crisi. “Se l’Italia fosse stata un Paese solo farmaceutico la crisi non l’avremmo avuta”, afferma Massimo Scarabozzi Presidente Farmindustria, “esportiamo il 72-73% di tutta la produzione e nessuno al mondo è cresciuto quest’anno come la farmaceutica”. Mentre il processo produttivo dei farmaci è disciplinato nei minimi particolari, ben più misterioso è come si formi il prezzo di vendita dei farmaci. Ad esempio, per gli antitumorali i prezzi negli ultimi dieci anni delle nuove terapie oncologiche sono raddoppiati e continuano ad aumentare. Oggi in Italia, solo per i farmaci anticancro, la Sanità Pubblica spende 3 miliardi di euro, cifra che cresce al ritmo galoppante del 10% annuo. A cosa si deve questo impennare dei prezzi? Il Presidente Farmindustria afferma che il prezzo dei farmaci risente molto dei costi della ricerca e che per sviluppare un farmaco occorrono 2-3 miliardi.
L’Istituto di Ricerche Farmacologiche Indipendente Mario Negri non è però dello stesso avviso. Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto, afferma invece che la ricerca incide mediamente sul fatturato globale del farmaco per l’8% e che le ragioni dei prezzi elevati dei farmaci innovativi e biotecnologici vanno ricercati nelle spese promozionali e nel profitto, che nelle imprese farmaceutiche è il più alto tra tutte le attività di tipo industriale. Neppure le banche o i colossi petroliferi hanno margini di profitto così elevati come l’industria farmaceutica. Un antitumorale innovativo oggi può fruttare fino a 7-8 miliardi di dollari all’anno: questi farmaci hanno un costo eccessivo così elevato da mettere in crisi il bilancio degli ospedali. Il Presidente Farmindustria sottolinea però che la spesa farmaceutica pro capite in Italia è di 272 euro all’anno, la cifra più bassa d’Europa. I nuovi farmaci oncologici in arrivo nei prossimi anni rischiano di far saltare letteralmente il banco. A volte però i nuovi farmaci non sono poi così portentosi. Garattini sostiene che dall’ultimo esame che è stato fatto riguardante 45 nuovi farmaci anti tumorali, la media dell’effetto è una maggiore durata di vita di 2 anni e 1 mese, quindi il problema che ci si pone è “val la pena spendere tutti questi soldi oppure no?”.
Il premio Nobel per la Chimica 2015, Tomas Lindahl, ha fatto degli studi sul cancro e ha affermato che “il prossimo obiettivo riguarda quelle forme di cancro che non rispondono alla terapia, bisogna capire meglio perché. Le case farmaceutiche sviluppano nuove medicine e si accollano i costi della ricerca ma il Governo può e deve aiutare di più la ricerca farmaceutica. In tal modo consentirebbe farmaci meno costosi. In Italia c’è un’ottima ricerca contro il cancro, ma è sotto finanziata. In Germania e nei Paesi Baltici il 3% delle entrate statali è destinato alla ricerca scientifica, mentre in Italia meno dell’1,5%, quindi l’Italia può fare di più ma la scelta spetta ai politici”.
Il mercato nero dei farmaci contraffatti nel frattempo si sviluppa e muove un giro di affari da capogiro, 200 miliardi di dollari all’anno e lo spaccio è globale. La contraffazione farmaceutica è un vero e proprio business criminale, come il traffico di droga e di armi. Il problema è che i farmaci falsi possono nuocere gravemente alla salute perché possono contenere dosi sbagliate di principio attivo, non contenerne affatto o contenere altri ingredienti, così come dimostrano i controlli fatti dall’Istituto Superiore di Sanità sui prodotti contraffatti sequestrati. La nuova frontiera della contraffazione è sui farmaci salvavita come gli antitumorali innovativi e questo perché sono un business semplice, non è necessario piazzare tanti pezzi.

Altra tematica scottante è quella delle truffe on-line riguardanti le cure miracolose che si propongono spesso a pazienti e famiglie disperate. Secondo il Ministro Lorenzin è un problema anche di cultura scientifica: “da noi attecchiscono alcune cose che da altre parti non possono perché abbiamo perso la cultura scientifica, il metodo scientifico, l’aver fiducia nelle istituzioni sanitarie, avere fiducia nelle istituzioni scientifiche e quindi purtroppo accettare la diagnosi e accettare il percorso. A volte purtroppo non c’è una cura e ci sono malattie incurabili e lì devono intervenire i servizi per accompagnare le famiglie dei pazienti e non lasciarli soli. Ma se andiamo dal mago o su internet a cercare le cure miracolose incappiamo in vere e proprie truffe”.
Nonostante tutto, l’SSN italiano resta tra i migliori al mondo perché è un sistema universale che offre tutte le cure possibili a tutti, al primo posto in Europa e al terzo nel mondo. A dimostrazione di ciò, l’Italia sta diventando infatti meta di un nuovo turismo, il turismo della salute. All’IEO (Istituto Europeo di Oncologia), nel 2015, sono stati circa 1.300 i pazienti internazionali, afferma Barbara Cossetto delle Relazioni Internazionali IEO, e tale numero è aumentato del 5% rispetto al 2014. Ogni anno, 5.000 pazienti stranieri scelgono l’Italia e secondo l’Osservatorio per i consumi privati in Sanità dell’Università Bocconi di Milano, i pazienti stranieri in Italia potrebbero fruttare tra i 200 e i 400 milioni di euro all’anno. E i turisti della salute portano ricchezza anche al turismo vero e proprio: alberghi, shopping, attività culturali, un indotto che potrebbe valere altri 400 milioni di euro.
Ecco svelato, dunque, l’eco che la trasmissione Petrolio ha avuto anche nei giorni a seguire: temi scottanti che riguardano tutti, la salute, il cancro, le cure innovative e i costi legati ad esse per il nostro sistema, le truffe on-line, ma anche un’eccellenza tutta italiana in grado di attrarre pazienti esteri, che potrebbe rivelarsi anche un beneficio per il nostro turismo e per la nostra economia.

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