Scienza & Tecnica

Creato il primo robot che viola le leggi di Asimov

L'idea provocatoria è stata realizzata, a detta del suo autore, per alimentare il dibattito sull'evoluzione delle intelligenze artificiali.

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Creato il primo robot che viola le leggi di Asimov
Pierfrancesco Caira

Le leggi della robotica vennero enunciate per la prima volta tutte assieme in un racconto di Isaac Asimov del 1942, intitolato “Circolo vizioso”, e recitano: 1) Un robot non può recar danno a un essere umano nè può permettere, attraverso la propria inerzia, che un essere umano subisca danno; 2) Un robot deve obbedire agli ordini degli esseri umani, purchè essi non contravvengano la prima legge; 3) Un robot deve proteggere se stesso, purchè l’autodifesa non contrasti con le prime due leggi. Finora nessuno le aveva mai infrante e il dibattito sulle implicazioni dell’evoluzione delle intelligenze artificiali ha spesso acceso polemiche, non solo in ambito accademico, da quando è nata la letteratura sci-fi (e la robotica). Meno di due anni fa Stephen Hawking dichiarava che la creazione di un’intelligenza artificiale “perfetta” potrebbe decretare l’inizio della fine per il genere umano, ma la cosa non sembra preoccupare Alexander Reben, ingegnere presso l’Università della California a Berkeley.

Reben, esperto di robotica nonchè artista, è infatti il primo ad aver costruito un robot in grado di ferire gli esseri umani. L’invenzione è molto meno contorta di quanto si possa immaginare e consiste in un semplice braccio meccanico di dimensioni molto ridotte, montato su una piattaforma con un alloggiamento in cui una persona inserisce un dito e il robot decide o meno se pungerlo con l’ago di cui è dotato il braccio meccanico, causando un lieve sanguinamento. La scelta è del tutto casuale e nemmeno l’inventore, quando usa il dispositivo, può prevedere se la sua creazione deciderà di ferirlo o di risparmiarlo. L’idea provocatoria di Reben, secondo le sue stesse parole, è nata proprio per alimentare il dibattito intorno al tema dell’evoluzione delle intelligenze artificiali, perchè “[…] quando qualcosa diviene reale, quando esiste nel mondo, è necessario confrontarvicisi. Diventa un’impellenza e non ci si può più limitare a pontificare sull’argomento.”

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