Cinema

Dalla “Lanterna magica” al Cinema

Alle porte dei fratelli Lumiére

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Dalla “Lanterna magica” al Cinema
Francesco Tiberio

Verso la fine del 700, Robertson creava un tipo di “Rappresentazione” diversa dal teatro, fondata sulla “fantasmagoria”. Ricorrendo a tecniche precedenti ed arcaiche, quali le ombre cinesi, o la lanterna magica. Robertson riusciva a “proiettare” ombre, figure, luci di più colori, i quali insieme costituivano uno spettacolo, per quanto scarno di pretese ed interesse. È notorio che il “teatro d’ombre“, già noto addirittura nell’antico Egitto e nella Mesopotamia, godeva di notevole diffusione in Cina, in India; attraverso il Medio Oriente, venne riscoperto dagli Europei, finché verso il 700, non finì per costituire spettacolo a sé, diverso dal teatro.

L’antenato della macchina cinematografica deve considerarsi la lanterna magica, la quale, benché proiettasse soltanto immagini statiche, tuttavia aveva per principio quello fondamentale della fonte luminosa retrostante alle immagini, cui dava la trasparenza. Sin dal 1558, con Giovanni Battista Della Porta, e poi con Padre Athanasius Kircher (1646), ci si interessò di questo strumento e in particolare delle questioni teoriche legate alle proiezioni delle immagini. Nello stesso periodo, si ebbe la lanterna magica del matematico danese Thomas Walgestein e quella del gesuita francese Claude de Chales. Tra l’altro va ricordato che anche il nostro Leonardo, fra le molteplici invenzioni, elaborò una lanterna magica, come riportato dal Cod. Atlantico.

A questi apparecchi, seguì il Fantascopio, inventato dal noto fisico belga Etienne Gaspard Robert. Questo apparecchio consisteva in un insieme di lanterne, lastre, carrucole e leve che permettevano di avvicinare o di allontanare le varie lanterne ottenendo così effetti nuovi ed imprevisti. Ma bisognerà aspettare l’invenzione della fotografia, e della tecnica fotografica, la scoperta della proiezione dinamica, per iniziare a parlare di cinematografia: l’era dei fratelli Lumiére.

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