Politica nazionale

Referendum costituzionale, capiamoci qualcosa

Perchè dobbiamo votare? Cosa succede se al referendum vince il SI o vince il NO?

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Referendum costituzionale, capiamoci qualcosa
Mariangela Lomastro

Da qualche mese ormai, si sente parlare di una prossima chiamata alle urne dei cittadini per esprimersi su un referendum costituzionale dal cui esito potrebbero dipendere le stesse dimissioni del capo di Governo Matteo Renzi. La data del referendum in questione è stata fissata al prossimo 4 dicembre, ma è bene impiegare l’attesa per documentarsi sul quesito che ci verrà posto e poter decidere in piena consapevolezza.
Occorre partire dall’art. 138 della Costituzione Italiana, che così recita: Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.”

Nel nostro caso, il ddl costituzionale è stato presentato in Senato l’8 aprile 2014 dal presidente Renzi e dalla ministra Boschi ed ha visto la sua definitiva approvazione da Camera e Senato in seconda votazione il 12 aprile 2016, ma con una maggioranza inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna camera. La legge di revisione costituzionale è stata pubblicata in G.U. (Serie Generale n. 88) del 15 aprile 2016 e già il 20 aprile sono state presentate le richieste in Cassazione per il referendum costituzionale da gruppi di deputati e senatori sia di maggioranza che di opposizione. L’Ufficio Centrale per il referendum il 10 maggio ha ammesso le quattro richieste di referendum parlamentari dichiarando legittimo il quesito referendario.
Il sito del Ministero degli Interni spiega che “Nel referendum confermativo, detto anche costituzionale o sospensivo, si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto, a differenza pertanto da quanto avviene nel referendum abrogativo.” Non è importante, dunque, quanti cittadini vadano a votare, ma ciò che conta è il numero degli elettori che confermano (VOTO SI) o che non confermano (VOTO NO) la riforma Renzi-Boschi.
Per poter decidere se confermare o meno la revisione costituzionale oggetto del referendum, analizziamo di seguito principali le novità che entrerebbero in vigore in caso di vittoria del SI:
1) Trasformazione del Senato: si compone di 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e di ulteriori 5 che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I senatori sono eletti dai Consigli regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano tra i loro stessi componenti e tra i sindaci dei Comuni. La durata del mandato coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti. I senatori nominati dal Presidente della Repubblica invece durano in carica 7 anni e non possono essere nuovamente nominati.

2) Esercizio della funzione legislativa: Camera e Senato continueranno ad esercitare collettivamente la funzione legislativa per le leggi di revisione costituzionale, per le altre leggi costituzionali, per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, per i referendum popolari, per le leggi che determinano l’ordinamento, per la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane, per le disposizioni  sulle forme associative dei Comuni, per le norme riguardanti la partecipazione dell’Italia alla formazione e attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l’ufficio di senatore. Tutte le altre leggi sono approvate dalla sola Camera dei deputati. Il senato può richiedere di esaminare le leggi approvate dalla Camera e proporre delle modifiche al testo, ma la Camera si pronuncia in via definitiva.
3) Iniziativa popolare delle leggi: per proporre dei ddl non saranno più sufficienti 50 mila firme di elettori, ma ne occorreranno 3 volte tanto, ovvero 150 mila.
4) Referendum abrogativo: sarà valido se partecipa la maggioranza degli aventi diritto al voto, nel caso in cui sia stato proposto da 800 mila elettori, con la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati.
5) Elezione del Presidente della Repubblica: il Presidente è eletto da Camera e Senato. Non partecipano più all’elezione i delegati delle Regioni. Fino al 3° scrutinio è richiesta la maggioranza è dei 2/3 dell’assemblea (uguale al testo precedente), ma dal 4° scrutinio si passa dalla maggioranza assoluta alla maggioranza dei 3/5 dell’assemblea e dal 7° scrutinio è sufficiente la maggioranza dei 3/5 dei votanti.
6) Soppressione CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro): scompare l’organo di consulenza delle Camere e del Governo, composto da rappresentanti delle categorie produttive, che aveva anche potere di iniziativa legislative nelle materie economiche e sociali.
7) Soppressione delle Province.

8) Ridefinizione competenze Stato/Regioni: aumentano le materie in cui lo Stato esercita la funzione legislativa esclusiva (es. tutela della salute, ambiente, sicurezza sul lavoro, etc.), rispetto alle materie di competenza delle Regioni.
9) Elezione Corte Costituzionale: dei 15 componenti, i 5 che erano eletti dal Parlamento in seduta comune, ora saranno eletti 3 dalla Camera e 2 dal Senato.
Poiché nessuna sintesi può essere esaustiva della portata generale della riforma, l’invito è quello di ascoltare le ragioni di chi sostiene il SI e di chi sostiene il NO, perchè ciò che non è possibile comprendere dalla mera lettura della norma sono le conseguenze che le innovazioni introdotte comporterebbero. I comitati a favore del Si e del NO stanno sorgendo numerosi ed anche il dibattito attorno ai temi trattati sta entrando nel vivo. Ciò che occorre tenere a mente è che la riforma la si approva o si rigetta in toto, è un pacchetto unico che contiene al proprio interno tante riforme che, forse, meriterebbero ognuna un referendum ad hoc.

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