Cronaca

Si apre l’anno giudiziario. L’Anm non ci sta e diserta

Ciccolo: "Che i pm siano più riservati"

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Si apre l’anno giudiziario. L’Anm non ci sta e diserta
Francesco Tiberio

L’anno giudiziario si apre all’insegna della fuga di notizie e del mancato riserbo da parte dei magistrati. Questi sono stati i due temi “di grande delicatezza” al centro della cerimonia di apertura che si è svolta ieri a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del premier Paolo Gentiloni.

Per la prima volta nella storia l’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) ha disertato non presentandosi. Ma quali sono state le cause che hanno portato a tutto ciò? Da tempo l’Anm era in polemica con il governo per il mancato rispetto degli accordi sui correttivi, al decreto sulla proroga dei pensionamenti e sulla legittimazione dei trasferimenti. “Dinanzi al grave fenomeno della fuga di notizie” spiega Pasquale Ciccolo, procuratore generale della Cassazionegrave perché rischia di ledere il principio costituzionale di non colpevolezza, più volte viene invocato l’intervento del mio ufficio, che essere risulta quasi sempre sterile per la obiettiva difficoltà di individuare le singole responsabilità”. Non si dovrebbero neanche presentare casi come questi, non solo perché è sbagliato legislativamente, ma anche moralmente: infatti fa parte della deontologia professionale dei pm, e se si vede l’articolo 3 del Codice Etico (approvato proprio dall’Anm nel novembre del 2010) si leggerà: “Il magistrato svolge le sue funzioni con diligenza ed operosità […] Partecipa attivamente e con assiduità ai momenti organizzativi e di riflessione comune interni all’ufficio.”

Per quanto riguarda l’altro tema, invece, Ciccolo chiede alle toghe più riserbo ricordando il richiamo della Corte di Strasburgo, ai quali è imposta la massima discrezione. In accordo a quanto detto precedentemente dal procuratore, Giovanni Canzio, il Presidente della Cassazione, critica anche le indagini “troppo lunghe” e le “distorsioni mediatiche”. Infine ribadisce il suo “no” al reato di clandestinità, pur sottolineando la necessità di un adeguato sistema repressivo contro la terribile minaccia del terrorismo internazionale.

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