Libri

Il Brand Journalism per contrastare la crisi dell’editoria

L'evoluzione dell'informazione passa dal racconto del Brand, non si può rimanere statici al cambiamento. Come riportano i colleghi giornalisti Roberto Zarriello e Diomira Cennamo nei loro libri

Questo articolo è stato visualizzato 996 volte. Leggi altri articoli di: Daniele D'Amico.

Il Brand Journalism per contrastare la crisi dell’editoria
Daniele D'Amico

Sempre più aziende si fanno editrici di se stesse, affidandosi a competenze giornalistiche per comunicare e raccontare il proprio universo. È il Brand Journalism, una strategia di comunicazione integrata che permette di sfruttare al meglio tutti i canali offerti dal web.

A mutare completamente è il modo con cui i Brand interagiscono con i propri utenti. Ogni marchio può (e deve) comunicare direttamente con il proprio pubblico di riferimento (cliente, stakeholder, azionista, dipendente, media e istituzioni) attraverso contenuti utili e rilevanti da pubblicare sui propri blog, e veicolarli tramite social e newsletter. Partendo da questo presupposto attraverso il Brand Journalism, si raccontano le evoluzioni del mondo della comunicazione digitale. Dal Social Media Marketing al posizionamento sui motori di ricerca, senza trascurare l’analisi delle innovative case history e le nuove forme di  press office. Press OfficeLa nuova classe giornalistica è testimone di un cambiamento epocale. Le aziende dunque non possono più far finta di niente: chi non si adeguerà alle dinamiche del web  inerenti al Content e a Facebook, Twitter, Instagram e Google Plus andrà in declino. Proprio per questo è fondamentale la conoscenza delle nuove regole dell’informazione.

Le tradizionali forme informative sono superate. La creazione di contenuti è la nuova via per generare il valore per d’impresa. Le realtà all’avanguardia non pubblicizzano più prodotti e servizi, ma creano e distribuiscono contenuti di utilità. Un nuovo modello di “fare notizia” in cui il Brand parla direttamente al suo pubblico raccontandosi e narrando “storie” di pubblico interesse.  Un nuovo modello di Content Marketing,  inteso come racconto e storia del Brand, questa è l’innovativo percorso da percorrere, utile per generare valore e incrementare i profitti.

Che cosa è il Brand Journalism?

Il Brand Journalism non è e non deve essere inerente all’obsoleta e inconsueta pubblicità, trattasi dell’evoluzione spontanea della professione nel rispetto del codice deontologico. Le realtà all’avanguardia non pubblicizzano più prodotti e servizi, ma creano e distribuiscono contenuti di pubblica utilità.

Il Brand Journalism è l’aspetto più letterario del Content Marketing: l’editore, la linea editoriale, la redazione, i giornalisti, la diffusione, sono tutti interni al Brand. Non viene utilizzato alcun intermediario esterno né medium, il Brand si fa Medium.

È una novità? Sì, per come può essere implementato oggi nell’era digitale.

Esistevano (ed esistono) gli house organ sia interni che esterni, basati sul modello cartaceo (che naturalmente rimane anche quando vengono trasposti online) in cui presentazione e contenuto coincidono, dipendono l’uno dall’altro e si identificano col supporto fisico.
Con il digitale l’informazione si sgancia completamente da ogni supporto o presentazione, cadono gli steccati, gli effetti sono dirompenti ed è possibile fare cose prima impensabili.

Per il collega giornalista Roberto Zarriello 

“Il Brand Journalism non è solo giornalismo, è una grande opportunità”

Roberto Zarriello“Il Brand Journalist – continua Zarriello – non si occupa della comunicazione di un bene o servizio del marchio ma della sua storia e dell’elaborazione di notizie che lo riguardano”.

Nel suo libro Brand Journalism, recensito da Daniele Chieffi, Head of Social Media Management & Digital Management Eni “.. non esistono giornalisti di serie “a” e giornalisti di serie “b”, esiste la professione e il Brand Journalism è professione ed anche una grande chance…” il giornalista pugliese scrive Il matrimonio tra giornalismo e Marketing, ancor più che tra Montecchi e Capuleti, è sempre stato impossibile da celebrare. Ma i tempi cambiano e quello che prima suonava come un’onta giornalistica oggi, sotto certi aspetti, non solo è ammesso ma sta rappresentando un nuovo importante settore per il giornalismo. Grazie al web (blog, Facebook, Twitter, YouTube, ecc.) le aziende decidono da sole dove, quando e soprattutto cosa e per chi pubblicare una notizia. Il Brand Journalism, che ha avuto notevole impulso dal 2004 negli Usa, si occupa di comunicare tutto ciò che ruota attorno a un marchio con lo scopo di informare i lettori sulla storia dell’azienda. Lo fa con gli strumenti e le regole proprie del giornalista. Il Brand Journalist, non inganna il lettore, non gli deve vendere nulla, ma gli mette a disposizione ciò che gli occorre per approfondire la conoscenza del marchio di cui è, o potrebbe, diventare cliente. Questo manuale di Brand Journalism, primo in Italia, fornisce caratteristiche, strumenti, tecniche e regole di quello che rappresenta una nuova grande opportunità per i professionisti dell’informazione”.

Come hanno scritto in Professione Brand Reporter, Carlo Fornaro esperto comunicatore e la collega  giornalista Diomira Cennamo,  libro menzionato recentemente sul sito dell’Ordine :“Ci siamo accorti che le nostre competenze professionali – sviluppate in parte prima del World Wide Web, in parte durante la sua esplosione e affermazione come sistema sociale planetario – erano certamente valide e storicamente riconosciute, ma forse non più sufficienti a interpretare il cambiamento che proprio questo sistema ha prodotto. Mentre si moltiplicavano i segnali di avvertimento che, sotto la spinta della rete, i due grandi mondi, un tempo idealmente separati, del giornalismo e della comunicazione aziendale tendevano sempre più a convergere. Oggi le imprese raccontano storie alla stregua dei magazine e i giornalisti vengono assunti dalle imprese per comunicare i contesti della media company aziendali.

Nella prefazione il collega giornalista Gianni Riotta ricorda che rispetto al tradizionale circuito informativo legato alle vicende del 1968:  “Sarà il web con i social media a trasformare in pochi, tumultuosi anni la struttura della comunicazione in rete, dove la struttura anarchica, molecolare progettata da Berkeley alla Sorbona  dagli studenti del  1968 è messa online dai loro figli e nipoti con una rivoluzione che non ha uguali dalla stampa di Gutenberg”.

Di fatto oggi il Brand Journalism è un’modello lavorativo per tutti i giornalisti o aspiranti tali, soprattutto per le nuove generazioni, così da poter fare un’esperienza innovativa rispetto alle tradizionali redazioni e certamente remunerata.  Sta agli editori intendere di non essere più i monopolisti del business dell’informazione secondo modelli arcaici e adottare sistemi più moderni e proficui,  oppure accettare di essere superati da nuovi protagonisti che avranno saputo cavalcare l’onda del Brand Journalism.

Aggiungi un commento

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Libri
Daniele D'Amico
@1danyda

Nato a Taranto il 25/04/1980, da sempre appassionato di Digital Journalism, Social Network e Digital Marketing. SEO Editor e Social Media Strategist. In costante formazione.

Altro in Libri

Cento modi per morire

Sandra D'Alessandro18 marzo 2016
corto maltese

Il Segreto di Corto Maltese

Francesco Tiberio7 gennaio 2016

Il segreto dei Marò: Tony Capuozzo presenta il suo libro ad Andria

Antonella Tomaselli7 ottobre 2015
Mondadori

Rcs Libri passa a Mondadori per 127,5 milioni di euro

Daniele D'Amico5 ottobre 2015

Appuntamenti culturali: Andrea Scanzi a Bitonto

Redazione23 settembre 2015

Il libro diventa waterproof con Bibliobath

Antonella Tomaselli4 agosto 2015

Premio Pulitzer 2015, tutti i vincitori

mariaragone22 aprile 2015
C

Il Mondo Magico dello Sciamano

Francesco Tiberio10 aprile 2015

Nessuno si salva da solo

Gabriella De Santis3 aprile 2015

Il primo magazine online di informazione regionale, nazionale ed estera, libero ed indipendente.

Testata registrata n. 1093/2011, reg. 16, Tribunale di Bari.

Direttore responsabile: Antonio Cesare Catacchio

Invia articoli

© 2009-2016 Il corriere delle Puglie - Edito da Associazione InformAEticamente - http://www.informaeticamente.it