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Rapporto Svimez 2017: luci e ombre sul Sud Italia

La disuguaglianza sociale continua ad ostacolare la crescita del Mezzogiorno

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Rapporto Svimez 2017: luci e ombre sul Sud Italia
Daniele D'Amico

Non è tutto oro ciò che luccica per il Sud Italia. Forti criticità a emergono purtroppo  dal Rapporto Svimez 2017, le cui anticipazioni sono state svelate oggi: secondo le analisi dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno, il 2016 è stato un anno positivo per il Sud, ma resta comunque forte l’emergenza sociale.

Il Pil aumenterà dell’1,1% al Sud e dell’1,4% nel Centro-Nord quest’anno, ma il prossimo rallenterà a +0,9% nel Mezzogiorno e +1,2% al Centro-Nord. Sono le previsioni aggiornate di Svimez contenute nel Rapporto 2017: nel 2016 la crescita si è consolidata al Sud con il Pil che è aumentato dell’1%, più che nel resto del Paese (+0,8%), ma con gli attuali ritmi di crescita – stima il Rapporto – il Mezzogiorno recupererà i livelli pre-crisi nel 2028, dieci anni dopo il Centro-Nord.

Il principale driver della crescita meridionale nel 2017 dovrebbe nuovamente essere la domanda interna: i consumi totali crescerebbero dell’1,2% (quelli delle famiglie dell’1,4%) e gli investimenti al Sud del 2%. Nel 2016, Svimez rileva il recupero del settore manifatturiero, cresciuto cumulativamente di oltre il 7% nel biennio 2015-2016, e del +2,2% nel 2016, la ripresa del settore edile (+0,5% nel 2016), il positivo andamento dei servizi (+0,8% nel 2016).

Nel 2016 spesa pubblica ai minimi, aumento dei consumi e investimenti

La crescita del Pil nel 2016 e’ stata sostenuta nel Mezzogiorno dall’aumento sia dei consumi che degli investimenti, che hanno mostrato un segno più dopo sette anni di flessioni consecutive. I consumi finali interni sono aumentati al Sud dell’1%, quelli delle famiglie dell’1,2%, anche se nelle aree meridionali aumenta meno che nel Centro-Nord la spesa alimentare e quella per abitazioni.
La crescita degli investimenti (pari al 2,9% nel Sud), è stata elevata sia nell’industria in senso stretto (+5,2%), dopo anni di flessioni, sia soprattutto nell’edilizia (+8,7%).Edilizia L’andamento e’ stato, invece, negativo nell’agricoltura (-3% dopo il +4,2% del 2015 che ha risentito dell’annata agraria eccezionale). Si conferma altresi’ la crescita dell’export, anche in un periodo di rallentamento del commercio internazionale. Terminata nel 2015 la fase di accelerazione della spesa pubblica legata alla chiusura della programmazione dei Fondi strutturali 2007-2013, per scongiurare la restituzione delle risorse comunitarie, nel 2016 c’è stata una severa contrazione della spesa pubblica in conto capitale. Nell’anno ha toccato nel Sud il punto piu’ basso della sua serie storica, appena 13 miliardi, pari allo 0,8% del Pil.

Lo sviluppo in Campania è una realtà

La Campania ha registrato nel 2016 il più alto indice di sviluppo con una crescita del 2,4%, grazie soprattutto all’industria e del terziario; la Basilicata è la seconda regione del Mezzogiorno con un crescita che però rallenta da +5,4% del 2015 a +2,1% del 2016, mentre la Puglia ha molto frenato (+0,7%) rispetto al 2015, perchè è andata male l’agricoltura. La Calabria, il cui Pil si è attestato su +0,9%, ha vissuto un’annata agricola particolarmente negativa (-8,9%), mentre ha registrato un andamento favorevole nell’industria (+8,2%) e nei servizi (+0,7%); la Sicilia, che cresce dello 0,3%, sconta gli effetti negativi dell’agricoltura, dell’industria (-0,8%) e delle costruzioni (-0,5%); l’Abruzzo (-0,2%), registra un forte calo dell’agricoltura e dell’industria (-2,2%); il Molise regge (+1,6%), trainata soprattutto da costruzioni e servizi; la Sardegna esce nel 2016 dalla fase recessiva (+0,6%).

Sud, con clausola salvaguardia mezzo punto Pil in meno nel 2018-19

Secondo le stime Svimez, l’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia relativa all’aumento delle aliquote Iva nel 2018 per circa 15 miliardi colpirebbe soprattutto l’economia meridionale: nel biennio 2018 – 2019 il Pil del Sud perderebbe quasi mezzo punto percentuale di crescita (0,47%), due decimi di punto in piu’ rispetto al calo di Prodotto presunto nel Centro-Nord (0,28%).

Più 101mila occupati nel 2016, ma ancora -308mila sul 2008

lavoroNella media del 2016, secondo le stime Svimez, gli occupati aumentano rispetto al 2015 al Sud di 101mila unità, pari a +1,7%, ma restano comunque di 380mila al di sotto del livello del 2008. Nel 2017 è prevista una crescita dell’occupazione dello 0,6%. Lo stima Svimez nel nuovo Rapporto presentato oggi. L’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato in termini relativi è più accentuato nel Mezzogiorno nel 2016, grazie al prolungamento della decontribuzione, ma l’incremento degli occupati anziani e del part-time contribuisce a determinare una preoccupante ridefinizione della struttura e qualità dell’occupazione. Il dato più eclatante è il formarsi e consolidarsi di un «drammatico dualismo generazionale»: in Italia rispetto al 2008 sono ancora un 1,9 milioni i giovani occupati in meno. Per quel che riguarda i settori, nel 2016, aumenta l’occupazione nell’industria (+2,4%), mentre diminuisce nelle costruzioni (-3,9%). Significativo incremento nel turismo (+2,6%).

Dieci meridionali su 100 in situazione di indigenza

Nel 2016 circa 10 meridionali su 100 sono in condizione di povertà assoluta, contro poco più di sei nel Centro-Nord. Lo denuncia Svimez nel Rapporto 2017, spiegando che l’incidenza della povertà assoluta al Sud, lo scorso anno, è cresciuta nelle periferie delle aree metropolitane e, in misura piu’ contenuta, nei comuni con meno di 50mila abitanti. Lo denuncia Svimez nel Rapporto 2017. Al Sud il rischio di povertà è triplo rispetto al resto del Paese: in Sicilia al 39,9%, in Campania al 39,1%, in Calabria al 33,5%. La povertè deprime la ripresa dei consumi, e, in questo contesto, le politiche di austerità hanno determinato il deterioramento delle capacità del welfare pubblico a controbilanciare le crescenti diseguaglianze indotte dal mercato, in presenza di un welfare privato del tutto insufficiente al Sud.

Abbandonare le politiche di austerità e rivedere il Fiscal Compact

Lo Svimez propone una strategia mirata a rivedere la Politica di coesione, a conquistare maggiori margini di flessibilità del bilancio, abbandonando le politiche di austerità e rivedendo il Fiscal Compact con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti pubblici ed assumere il Mediterraneo come orizzonte strategico. In occasione della presentazione del Rapporto 2017, Svimez passa in rassegna le decisioni del governo per il Mezzogiorno, «piu’ decisive», ma ancora insufficienti: gli esoneri contributivi per le assunzioni, il credito d’imposta per gli investimenti e altri strumenti agevolativi, Industria 4.0. Importanti le Zone economiche speciali e la destinazione di una quota della spesa centrale in conto capitale alle regioni meridionali, anche se sarebbe necessario un Fondo di riequilibrio territoriale in cui riversare le risorse.

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Daniele D'Amico
@1danyda

Nato a Taranto il 25/04/1980, da sempre appassionato di Digital Journalism, Social Network e Digital Marketing. SEO Editor e Social Media Strategist. In costante formazione.

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