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Consulta: il gasdotto Tap si farà, scontro tra Emiliano e De Vincenti

Come conseguenza di tale decisione, resta confermata la validità del provvedimento che ha autorizzato la costruzione del gasdotto. Ma il Comune di Lecce ha detto no al tracciato del metanodotto Snam che porterà il gas di Tap fino alla zona di Brindisi: "E' dannoso all'ambiente e incompatibile con il nostro territorio".

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Consulta: il gasdotto Tap si farà, scontro tra Emiliano e De Vincenti
Daniele D'Amico

La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile il conflitto sollevato dalla Regione Puglia contro lo Stato in merito al procedimento di autorizzazione alla realizzazione del gasdotto. Il Tap, acronimo che sta per Trans Adriatic Pipeline, è un gasdotto che partendo dalla Turchia, dove si collegherà al Trans Anatolian Pipeline, attraverserà la Grecia, l’Albania e quindi l’Adriatico, per portare gas in Italia. Il consorzio è formato da colossi dell’energia come Bp, Socar, Snam, Fluxys, Enags e Axpo.

Alla base  del conflitto promosso dalla Regione Puglia c’era il procedimento con cui il Ministero dello sviluppo economico, con proprio decreto, ha autorizzato la costruzione del gasdotto: la contestazione nasceva dal fatto che, secondo la ricorrente, non era stata intrapresa alcuna trattativa con la Regione per trovare una soluzione condivisa, in particolare sul punto di approdo della pipeline a San Foca, nel leccese. La Puglia ha chiesto la Ministero della Sviluppo di revocare il provvedimento di autorizzazione e non avendo ricevuto risposta, ha presentato alla Consulta un ricorso per conflitto di attribuzione che giorno 1o ottobre dopo l’udienza pubblica svoltasi nella mattina,La consulta ammette la TAP è stato definito dai giudici in camera di consiglio. La decisione è stata preceduta da una serie di pronunciamenti di altri organi giurisdizionali che negli ultimi mesi si sono espressi sulla realizzazione dell’infrastruttura, giudicata fra quelle a valenza strategica per la competitività e l’approvvigionamento energetico del paese. Il 27 marzo scorso il Consiglio di Stato aveva dato il proprio via libera alla realizzazione del Tap e respinto un ricorso della Puglia e del Comune di Melendugno, ritenendo che in sede di valutazione di impatto ambientale fossero state vagliate tutte le problematiche naturalistiche, anche rispetto alla scelta dell’approdo nella porzione di costa compresa tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri.

Il Comune di Lecce inserisce un primo paletto anche se il Tar ha corretto il risultato elettorale

Il Neo Sindaco di Lecce Carlo Salvemini, si ritrova  nella paradossale situazione di dover governare senza la maggioranza in consiglio comunale, considerato che il Tar ha corretto il risultato elettorale e assegnato 17 seggi al centrodestra 13 al centrosinistra e uno al Movimento 5 Stelle. Le motivazioni della sentenza della Prima sezione (presieduta dallo stesso presidente del Tar Antonio Pasca) saranno spiegate in successiva motivazione, che servirà agli esclusi del centrosinistra per presentare a loro volta ricorso al Consiglio di Stato.

Ma è stata comunque preparata una delibera ad hoc, che l’amministrazione porterà domani in  Consiglio Comunale e che è stata discussa ieri mattina in Commissione. Il centrosinistra di Palazzo Carafa – di cui fa parte anche il Pd – esce così allo scoperto dopo le polemiche dei mesi scorsi e si schiera contro il passaggio dei tubi nel territorio di Lecce accendendo i riflettori anche sull’espianto di  migliaia di ulivi secolari: il documento tecnico a supporto della delibera è stato messo a punto dagli uffici dell’assessorato all’Urbanistica guidato da Rita Miglietta ed è condiviso dallo stesso sindaco a cui da più parti era stato chiesto di prendere posizione.

Salvemini mette i paletti alla TAPA Lecce quindi si entra nel merito del tracciato facendo presente  che i circa 22 chilometri (dei 55 complessivi) che in territorio leccese incrociano aree coltivate con uliveti “anche secolari” con la conseguenza di “una sostanziale modifica del paesaggio” e che l’ampia superficie del cantiere porterebbe a “evidenti cadute negative sull’attività agricola”. Nel parere negativo messo nero su bianco nella delibera si fa riferimento alla presenza di circa 8.000 ulivi da espiantare dei quali 3.000 ricadenti nel territorio del capoluogo. “Il rischio di trasformazione permanente della fascia di territorio interessata dal passaggio del metanodotto – recita la delibera – con il mancato attecchimento delle alberature, inciderebbe fortemente su un paesaggio ad alta valenza ambientale, compromettendo il rapporto tra le aree naturali e le aree rurali olivetate”. Il no del Comune è motivato anche dalla presenza di alcune aree archeologiche.

Ma si guarda anche più in la. Il Comune di Lecce – qualora il Ministero decida comunque di realizzare il gasdotto con il relativo tracciato Snam – si propone l’obiettivo di “stabilire specifiche misure di ristori ambientale e paesaggistico commisurate non esclusivamente al valore economico degli ulivi eventualmente distrutti, ma anche alla perdita del complesso paesaggistico ed ecologico costituito dallo spazio rurale attraversato dal metanodotto nonché dai servizi ecosistemi persi a causa del passaggio della condotta” e “di richiedere la stipula di un’adeguata polizza fideiussoria a garanzia dell’attecchimento di tutti gli alberi coinvolti nella realizzazione del metanodotto”.

Emiliano e De Vincenti, istituzioni bollenti 

Da Brindisi Claudio De Vincenti, ministro per la Coesione e il Mezzogiorno, non usa mezzi termini commentando la pronuncia della CorteMalumori tra Emiliano e De Vincenti Costituzionale che martedì ha rigettato il ricorso della Regione Puglia contro la realizzazione del gasdotto Tap in Salento: «Ogni rappresentante delle istituzioni ora ha il dovere di applicare la legge». Ma Michele Emiliano, che delle istituzioni ha “scalato” il grado di governatore della Puglia, parla di una Consulta «ingannata» dal governo. «Reagiamo — ha detto il magistrato in aspettativa alla trasmissione «Tgtg» su Tv2000 — come si reagisce di fronte alle ingiustizie che vengono sancite da una sentenza. Purtroppo, non è colpa della Corte Costituzionale. Avevamo chiesto al governo di rispondere alla nostra istanza di revoca dell’autorizzazione, hanno approfittato di una giurisprudenza ancora imperfetta della Corte Costituzionale». Così, va in atto un altro capitolo dello scontro De Vincenti-Emiliano, due politici spesso distanti su tanti temi dello Sviluppo Economico e sullo sfondo ci sono le elezioni politiche.

 

 

 

 

 

 

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Daniele D'Amico
@1danyda

Nato a Taranto il 25/04/1980, da sempre appassionato di Digital Journalism, Social Network e Digital Marketing. SEO Editor e Social Media Strategist. In costante formazione.

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