Cronaca

Sequestro preventivo per il magazine “Il tacco d’Italia”

Un violento smacco alla libertà d'informazione per oscurare due inchieste sulla Sacra Corona Unita

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Sequestro preventivo per il magazine “Il tacco d’Italia”
Tiziana Di Gravina

Nelle ultime ore, in un Paese in cui vige la libertà di stampa, sancita dall’articolo 21 della Costituzione, si sta abbattendo una vera e propria sconcertante bufera sul magazine d’inchiesta “Il tacco d’Italia”, sottoposto a sequestro preventivo da parte dell’autorità giudiziaria.

Difficile a credersi ascoltando le parole del direttore responsabile della testata giornalistica pugliese, Marilù Mastrogiovanni a cui è stato stato notificato proprio oggi, da parte della polizia postale di Bari, un decreto di sequestro preventivo del suo giornale.

“Una testata giornalistica telematica è assimilabile funzionalmente a quella tradizionale, rientra nel concetto ampio di ‘stampa’ e soggiace alla normativa, di rango costituzionale e di livello ordinario, che disciplina l’attività di informazione professionale diretta al pubblico” è quanto sancito dalla sentenza delle Sezioni unite della Cassazione n. 31022 del 29 gennaio 2015 (depositata il 17 luglio 2015) enunciando il principio di diritto secondo cui “il giornale on line, al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge”. Eppure è successo.

Dopo aver ottenuto, ex aequo, il Premio giornalistico Franco Giustolisi “Giustizia e verità” proprio grazie al suo lavoro d’inchiesta sulla sacra corona unita, il direttore Marilù Mastrogiovanni si è vista notificare l’oscuramento di due inchieste, pubblicate su “Il tacco d’Italia” che riguardano la sacra corona unita e le infiltrazioni all’interno del business dei rifiuti.

Le inchieste di Marilù Mastrogiovanni le sono costate valanghe di fango e isolamento da parte dei concittadini, manifesti del sindaco contro la sua persona, minacce di querela e querele dell’intera Giunta del suo paese e da persone vicine alla sacra corona unita, da colletti bianchi, imprenditori e politici. Tutte archiviate. Per una di queste è stata stata rinviata a giudizio ma assolta, dopo nove anni, in primo e secondo grado su richiesta del pm, perché quanto scritto era “tutto vero”.

Quattro le frasi tratte dai due articoli che il gip della Procura di Lecce contesta al direttore che hanno portato al decreto di oscuramento delle due inchieste e di sequestro del giornale telematico. «Questa è una testata violenta all’informazione, alla libertà di stampa, all’art 21 della Costituzione e quindi a tutti i cittadini che, in Italia e in Salento, devono essere informati su quello che accade. – ha dichiarato il direttore Mastrogiovanni. – I cittadini hanno il diritto di capire chi fa affari con la sacra corona unita, capire che ci sono politici collusi, conniventi, imprenditori compiacenti, corruzione in una zona d’ombra che nessuno vuole illuminare. Io con le mie inchieste ho dato fastidio perché ho illuminato questa zona grigia  – ha continuato – per questo chiedo a tutti i colleghi e cittadini di non lasciare che “Il tacco d’Italia” venga oscurato, perché assieme ad esso viene oscurata l’informazione e il vostro diritto di essere informati».

Solidali con la collega e con tutta la sua redazione, auspichiamo un epilogo della vicenda rispettoso della libertà di stampa.

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