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Bifest2018: la storia del cinema di Bernardo Bertolucci

Il regista ha presentato in anteprima mondiale il restauro di “Ultimo tango a Parigi”

Questo articolo è stato visualizzato 3.438 volte. Leggi altri articoli di: Tiziana Di Gravina.

Bifest2018: la storia del cinema di Bernardo Bertolucci
Tiziana Di Gravina

Ha ritirato il Premio Federico Fellini Platinum Award For Cinematic Excellence, in occasione dell’edizione 2018 del Bifest, il grande regista e sceneggiatore italiano Bernardo Bertolucci che, a Bari, ha presentato in anteprima mondiale il restauro in 4k di “Ultimo tango a Parigi” (1972), nelle sale dal 21 maggio, distribuito in 120 copie dal Centro sperimentale di cinematografia.

«Un sogno di molti anni fa, del 1972, la cui copia restaurata mi sembra molto bella, anche con quel piccolo velo, che è giusto che abbia, di vintage – ha dichiarato il maestro dopo la proiezione del film – Rivedendolo oggi, le emozioni sono molto forti, grazie anche al Centro sperimentale. Verrà il giorno in cui il Centro sperimentale e le cineteche, oltre a restaurare i film, restaureranno i registi».

Per Bertolucci, che, a distanza di anni, avrebbe la tentazione di rimettere mano ai suoi lavori e che, nel caso specifico di “Ultimo tango a Parigi”, accorcerebbe le parti di Maria Schneider e Jean-Pierre Léaud, il cinema è un modo per rimettere ordine e dare forma a quella creatività informe che egli stesso definisce caos.

Bernardo Bertolucci al Bifest

Bernardo Bertolucci e Vittorio Storaro

Quella offerta da Bertolucci è stata una vera e propria lezione di cinema che ha messo in luce l’aspetto artigianale del suo lavoro, assieme alla volontà di indagare a fondo, nella storia e nei misteri delle persone, fino a modellare personaggi veri e reali in cui si mescolano i segreti  della persona che lo interpreta. «Non riuscirei mai a fare un film con un attore che mi venisse imposto – dichiara Bertolucci che, con uno schietto e diretto riferimento al collega Ridley Scott che, dopo  le accuse di molestie sessuali subite da Kevin Spacey, ha eliminato l’attore dal suo film  “Tutti i soldi del mondo”, ha ammesso – Ho provato vergogna per Ridley Scott che, malgrado il suo grosso potere, ha voluto sottostare a questa imposizione razzista, e ho avuto suboto voglia di fare un film con Kevin Spacey».

La scelta dell’attore è fondamentale per Bertolucci che, dopo aver pensato a Jean-Paul Belmondo e poi ad Alain Delon per interpretare il protagonista del suo “Ultimo tango a Parigi”, ha poi scelto, con successo, Marlon Brando, «capace di instaurare un rapporto molto paterno con Maria Schneider».

L’influenza del ’68 – «Nel ‘68 avevo 27 anni, non ero un ventenne nel fiume della ribellione, ero un po’ più grande e la vedevo un po’ dal di fuori. In quell’anno c’era questa piccola ambizione di poter cambiare il mondo, e in me ha liberato certe forze, mi ha permesso di andare da un cinema di monologo, di autoconfessione, verso un cinema più aperto, più dialogante con il pubblico. Ho sentito il ’68 – continua il regista –  come qualcosa di straordinariamente fresco, si avvertiva un bisogno fisiologico di svecchiare il comparto artistico. Se c’è “Ultimo tango a Parigi” è anche grazie al ’68 che mi ha permesso di andare così lontano nella libertà di un film». Pellicola che, a fronte dello straordinario successo riscosso in tutto il mondo, in Italia ha avuto una vita drammatica. Sequestrato, liberato, risequestrato, sottoposto ad una trafila processi fino alla sentenza definitiva da parte della Corte di Cassazione: la condanna al rogo e due mesi di prigione, con la condizionale, per il regista, il produttore e l’attore protagonista. Ma non solo. Durante le elezioni del ‘75 Bertolucci scoprì di aver perso i suoi diritti civili per cinque anni, gli era interdetto votare. «È stato come essere privati della propria voce» ricorda con amarezza e commozione.

Bernardo Bertolucci al Bifest

Standing ovation per Bernardo Bertolucci

Una sorta di riscatto arriva con l’acclamazione e il tripudio che accoglie L’ultimo imperatore (1987) vincitore di un vasto numero di riconoscimenti, tra cui 9 Premi Oscar nel 1988. «È stato una specie di scommessa. Venivo da un piccolo film che era andato male e fui affascinato dall’autobiografia di Pu Yi che ne volli fare un film e sono così entusiasta di essere riuscito a portare il cinema all’interno  della città proibita» ha raccontato Bertolucci che non ha nascosto la sua disponibilità a lavorare col digitale. «Mi piace questo modo che ha il cinema di rinnovarsi e ritengo sbagliato il tentativo di piegare il digitale ad imitare la pellicola, bisogna utilizzare lo strumento con cui ci si confronta per quello che è».

Fra ironia e profonde riflessioni ed osservazioni della realtà, Bernardo Bertolucci ha incantato ed emozionato il pubblico che ha gremito il Petruzzelli e che lo ha omaggiato di una lunga e affettuosa standing ovation, colma di gratitudine per questo regista curioso e spontaneo che ha mosso i suoi primi passi nel cinema come aiuto regista di un esordiente Pier Paolo Pasolini con il film “Accattone” (1961).

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