Arte, cultura e spettacolo

Ulivo d’Oro alla Carriera per Michael Winterbottom

Il regista inglese fra i protagonisti del 19° Festival del cinema europeo

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Ulivo d’Oro alla Carriera per Michael Winterbottom
Tiziana Di Gravina

È il regista britannico Michael Winterbottom uno dei protagonisti del cinema europeo omaggiati in occasione della 19^ edizione del Festival del cinema europeo, dal 9 al 14 aprile a Lecce, al quale è stato conferito l’Ulivo d’Oro alla Carriera per il suo impegno cinematografico.

Sceneggiatore, produttore e regista tra i più eclettici, Michael Winterbottom si è cimentato con grande inventiva in differenti generi cinematografici, prediligendo uno stile narrativo tra realtà documentaria e finzione. Col suo originale sperimentare, noto nel circuito del cinema indipendente, è un regista viaggiatore interessato agli spazi urbani, che trova le sue storie esplorando, con una grande varietà di toni e di registri.

Per l’occasione, Winterbottom è stato presentato, oltre che dal direttore artistico del Festival Alberto La Monica e da Maurizio Sciarra, presidente della Apulia Film Commission, da Luca Bandirali che ha sottolineato come i primi ad accorgersi del suo talento nel circuito dei festival internazionali sono stati, circa 25 anni fa, gli ideatori del Torino Film Festival (ai tempi “Cinema Giovani”) che hanno proiettato il film precedente al suo esordio.

Affascinato dall’Italia, Winterbottom ha ambientato nel nostro Paese tre dei suoi film: “Genova – Un luogo per ricominciare” (2008); “Meredith – The Face of an Angel”, sulla morbosità moderna per gli aspetti da tabloid trascurando la tragedia (2014) e “The Trip to Italy” (2014). «Qualche anno fa abbiamo fatto dei sopralluoghi per decidere dove girare un film ambientato in Palestina negli anni ’30 e abbiamo deciso di girarlo in Puglia, speriamo che un giorno possa vedere la luce» ha confessato Winterbottom.

Michael Winterbottom

Michael Winterbottom e il direttore artistico Alberto La Monica

Regista del cinema del reale, nel 1997, con “Benvenuti a Sarajevo“, ha raccontato la devastazione dell’umanità umana e della guerra in Bosnia ed Erzegovina del 1992, dal punto di vista difficile e coraggioso dei giornalisti. Inevitabile, nell’incontro col regista, il riferimento all’attualità di quanto sta accadendo in Siria «Negli ultimi 18 mesi ho incontrato molte persone, inglesi e americani, che per vari motivi hanno trascorso del tempo in quelle zone, siano essi giornalisti, diplomatici o operatori delle organizzazioni non governative, e ciascuno di loro mi ha raccontato delle cose davvero terribili e incredibili, tanto che diventerebbe alquanto complesso scegliere che cosa raccontare in un film. – ha dichiarato Winterbottom – Io ho fatto a me stesso la promessa di non fare più film sulla profesisone del giornalismo, un mestiere diverso da quello che era 20 anni fa, quando i corrispondenti che si recavano nelle zone di conflitto avevano un sostegno e le spalle, in qualche modo, coperte da parte dei loro editori di riferimento e c’era un senso di missione che, come tale, veniva rispettato e tutelato. Ora i giornalisti che sono in Siria sono giovanissimi, spesso sono freelance e sono in quei territori a loro completo rischio e pericolo. Sarebbe interessante fare una riflessione su cosa noi percepiamo su ciò che sta accadendo e su cosa ci viene e non ci viene detto per aiutarci a formulare una opinione sulla situazione e questo non solo relativamente alla Siria, ma ha a che vedere anche con la nostra visione del mondo».

Spaziando dalla fiction per la tv ai film per il cinema, Winterbottom ammette che la serialità televisiva consente di avere maggior libertà di tempo e spazio per poter suddividere in più episodi tutto ciò che si vuole comunicare, specie per quanto riguarda la commedia e il documentario. Ha evidenziato, invece, una estetica più formattata e rispondente a determinati canoni tradizionali, limitanti per gli autori, nel caso di genere drammatico. «Penso che concepire un’opera per il grande schermo sia più liberatorio e sottoponga a una minore pressione. Finchè potrò fare film su storie che mi interessano potrò ritenermi molto fortunato» ha concluso il regista che, coi giornalisti, ha dialogato anche su Brexit e crisi economica.

È proprio sulla disparità finanziaria che si basa la commedia “Greed”, una satira sul mondo dei super ricchi e sulla loro insaziabile avidità, progetto a cui sta lavorando attualmente, assieme al road movie “The wedding guest”, ambientato in India.

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